Commenti pungenti in una rubrica on line tra Corrado Giuliano, Fabio Granata, Salvo Salerno, Liliane Dufour. Mélina Gazsi, che su “Le Monde” aveva scritto nel 2010 “Siracusa è un’emozione”: “Oggi non lo direi più”
La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017
Facebook, agorà virtuale dalla quale si levano voci autorevoli, si propagano idee interessanti e si scagliano commenti pungenti. Nel gruppo online “Quartieri fuori dal comune”, per esempio, si affrontano appassionanti tematiche che riguardano la vita siracusana.
Il post fissato in alto, come monito a chi effettui anche brevi incursioni sul sito, data del luglio dell’anno scorso e riporta una lettera aperta sull’annosa questione del turismo nel cuore di Siracusa; chiunque voglia può firmare la petizione, inviando un’adesione all’e-mail “Salviamo.Ortigia@gmail.com”.
Le posizioni che si contrappongono sono due: Ortigia, perla di Siracusa, è una risorsa da sfruttare allo stremo, a fini commerciali e turistici oppure sono necessari dei limiti che tutelino le peculiarità del luogo?
“Siamo partiti”, annunciano entusiasticamente i promotori della lettera aperta, portatori delle istanze anti-mercantili, ritenendo che l’amministrazione sia stata finora troppo lassista nei confronti degli abusivismi. «Ci daranno sicuramente dei “parrucconi”, felice affabulazione renziana, che roviniamo tutto, che parliamo di astrattezze, di paesaggio, genius loci, assalto pecoreccio, consumo spregiudicato di siti storici, di perdita di valore (…), che ci ostiniamo ad abitare semplicemente l’isola, che non comprendiamo le sorti felici e progressive del turismo da consumo, che trascuriamo il benessere da cartolina kitsch, che ci ostiniamo a difendere il rispetto dei tramonti dietro gli Iblei… vizi da far perdere la cittadinanza ortigiana della “modernità”», anticipa Corrado Giuliano; la sua sottoscrizione è seguita a ruota da molte altre, tra cui quelle eminenti di Tommaso Montanari e Liliane Dufour.
Il contenuto della petizione è cristallino: «Lo sviluppo turistico di Ortigia è una delle poche voci positive dell’economia siracusana. La salvaguardia del nostro centro storico, patrimonio dell’Unesco, non è solo un dovere culturale e civile, ma anche una concreta speranza di reddito per molti siracusani. Lo sviluppo, però, non può essere anarchia, deregulation. Lo sviluppo senza regole è solo scempio e impoverimento».
E, dunque, che tavolini dei locali spuntino come funghi su ogni marciapiede pubblico, che musica ad alto volume e olezzo di frittura disturbino orecchie e narici degli abitanti, che Ortigia si trasformi in un Luna Park a cielo aperto: tutto ciò contribuisce al degrado di una delle bomboniere della nostra città. Inoltre, per quanto sembri che lo sviluppo di questo tipo di turismo sia benefico per i commercianti, la lettera aperta ci mette in guardia: l’abbrutimento del centro storico potrebbe distruggerne le potenzialità, facendo scappare residenti e visitatori a gambe levate. Rispetto delle regole per disciplinare un’Ortigia-Far West, ecco l’appello finale rivolto all’amministrazione comunale.
Diversi sono i commenti che corredano il post.
Fabio Granata, per esempio, la definisce una “battaglia sacrosanta e condivisibile”, da sempre il cuore del suo “agire pubblico, politico e privato”; con una goccia di diffidenza: “Sarà curioso analizzare come i sottoscrittori si comporteranno quando si tratterà di….”cambiare verso”, sia in Città che alla Regione”. Dubbi condivisi da Luca Campi: “Siamo certi che una semplice lettera-appello sortisca un qualche concreto risultato ? Il dubbio è che chi non ha vigilato o, peggio, ha favorito un tale scempio se ne *bip* bellamente di un accorato appello”. E propone: “Se ci sono così tanti illeciti, non sarebbe meglio formalizzare concrete denunce?”, subito rincuorato dall’avvocato Giuliano: “L’ho fatto e sto continuando a farlo”.
Ma, oltre a denunciare la “grandiosa mensa con un gran puzzo di pesce fritto” nella quale si è trasformata Ortigia, altri chiedono l’elaborazione di una proposta; l’amministratore del gruppo, Salvo Salerno, spiega che non si tratta di “un progetto programmatico di lungo respiro”, ma solo di una denuncia “dell’abuso consumistico della città”. D’altro canto, adeguate proposte sono fioccate da parte del Comitato “quartieri fuori dal comune”, dal Coordinamento Cala Rossa, da Liliane Dufour su “L’altracittà”; ed altre non tardano ad arrivare proprio da parte del popolo Facebook: si potrebbe sollecitare l’amministrazione ad incentivare un “decentramento degli insediamenti commerciali all’interno di Ortigia”, in modo da equilibrare “l’eccesso di concentrazione (…) in talune vie, mentre altre rimangono quasi totalmente ignorate”; in una parola “razionalizzare e regolamentare le attività e il flusso di visitatori”.
Alcune voci restano controcorrente: è il caso di Giuseppe Antonio Floris, che ricorda che “nelle capitali internazionali del turismo, il far west è un po’ ovunque” e che “se serve a fronteggiare la disoccupazione che caratterizza la nostra città, ben venga: è il male minore”. Si concorda, comunque, sul fatto che la situazione sia frutto della deregolamentazione concessa dalla politica locale, non solo in Ortigia, ma anche nella zona industriale.
Siamo forse troppo abituati alla bellezza da considerarla acquisita, scontata e immeritevole di protezione? Potrebbe essere utile, allora, guardare la città con gli occhi di uno straniero.
Luca Campi, per esempio, un lombardo che confessa su Facebook di non aver più lasciato Siracusa da quando, qualche anno fa, l’ha visitata per vacanza; e che, amaramente commenta: “La situazione è veramente peggiorata in modo esponenziale, sotto ogni punto di vista”.
Toccante poi la dichiarazione d’amore per Ortigia, definita “cuore della più bella città del mondo” (da Cicerone e) da una giornalista di “Le Monde”, Mélina Gazsi, in un articolo pubblicato nel luglio di sette anni fa. “Tra mare e mito, Siracusa è un’emozione” si apre il pezzo, prima di stillare accalorata ammirazione per ognuno dei meravigliosi angoli della città – proprio quelli che noi abbiamo quotidianamente sotto gli occhi – e, in particolare, per Ortigia, cuore pulsante della storia.
Eppure, proprio Facebook accoglie il triste sfogo dell’autrice dell’articolo, la stessa giornalista d’Oltralpe che decantava il suo amore per la città: “Questo articolo risale al 2010 e non lo scriverei più allo stesso modo. Perché Ortigia, e lo dico con un’infinita tristezza, ma anche con rabbia (come si può riuscire a fare peggio, pur conoscendo, ormai a livello mondiale, il problema della cattiva gestione del turismo?), ha perso il suo mistero e, in un certo senso, anche la sua bellezza e la sua peculiarità. D’accordo, le cose cambiano e non si può far nulla, ma perché devono sempre cambiare in peggio?”.
Ed è con proprio con gli occhi della turista che la francese ci mette in guardia: “Attenzione: i viaggiatori attualmente passano solo tre giorni in Ortigia… con questo far-west, potrebbero decidere di trascorrervi appena una giornata”. E, ancora, con lo sguardo puro e distaccato di chi la città non la vive quotidianamente, denuncia il “calcolo sbagliato” che è stato fatto dalle amministrazioni politiche e dagli stessi siracusani: “Si tenta di fare chic con i tavolini dei bar, senza timore di oltraggiare il panorama, l’antichità e tutto ciò per cui i turisti visitano Ortigia. Sia la gente che i politici non si interessano affatto alla cultura dei propri luoghi, eppure pretendono che tale cultura arrechi loro rilevanti benefici economici; trascurano persino i motivi per cui i turisti scelgono Siracusa, preoccupandosi solo degli importi che pagano”.
È un auspicio, infine, quello della giornalista che si era innamorata di Ortigia: che le persone che la dirigono “instillino un’aria migliore, una più grande voglia di condivisione, e non solo una grande voglia di speculazione”.

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