A ridosso della Fontana degli Schiavi, il Makitikaka

In coerente sintonia con il bagno chimico guardato dall’alto dall’austero volto di Garibaldi, il dehors in listelli di legno propone col suo nome un messaggio subliminale a turisti e diportisti nel Foro Italico. Il Comune e la normativa sul decoro urbano 

 

La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017

Un monumento al decoro urbano. Un biglietto da visita della città di Siracusa, città che nelle dichiarazioni dei pubblici amministratori vuole fare della sua bellezza, del suo valore “culturale”, storico-archeologico, il volano del turismo, quindi del punto di forza della propria economia, di un’auspicata riaffermazione.

I tanti visitatori che affollano in questi giorni, e affolleranno nei prossimi mesi, “la colonia corinzia” che festeggia i 2750 anni dalla sua fondazione potranno raccontare, tornati a casa, di aver potuto ristorarsi dalle lunghe passeggiate nel cuore di Ortigia, dalle visite nei luoghi simbolo del centro storico, nel rinomato bar MAKITIKAKA dove però sicuramente, se il nome non è anche un gioco ossimorico, avranno faticato a farsi ascoltare dal personale, per ottenere un caffè, una bibita, una prelibatezza della gastronomia locale.

Proprio a ridosso della recuperata Fontana degli Schiavi, solo di recente liberata da spazzatura,  melma e scritte varie, il dehors in listelli di legno dichiara a tutti la propria filosofia di vita, il suggestivo e originale marketing commerciale in piena e coerente sintonia con il bagno chimico guardato dall’alto dall’austero volto di Garibaldi.

Ma l’estrema propaggine del Foro Italico è luogo che non manca di nulla ed è un percorso “didattico” aggirarsi tra i tanti banchetti/tappeti cosparsi di oggetti folkloristici di varia nazionalità che spesso interrompono il cammino imponendo improvvise deviazioni. E così il MAKITIKAKA diviene un diamante in un prezioso castone. Peccato che ci siano cittadini riottosi, i sempre e comunque contrastivi/divisivi, che non hanno compreso il messaggio subliminale, profondo, e che, malevoli, siano convinti che esso sia solo l’eco del pensiero dominante della Pubblica Amministrazione nei confronti della comunità amministrata.

Certo occorrerà tuttavia procedere a una revisione del regolamento del decoro urbano che vanta solo 3 anni dalla sua definizione. Stonano infatti con questa nuova proposta turistica le parole che in esso si leggono: “restituire a Siracusa la dignità formale che le appartiene, le  regole della civile convivenza  e della partecipazione dei cittadini, preservare l’immagine storico culturale, il rispetto dei corrispondenti diritti alle aree di proprietà privata (o di proposta commerciale, si può aggiungere) ma comunque sottoposta a pubblica vista, tutelare e rendere qualitativamente migliore l’immagine della città preservandola da fenomeni di degrado sia ambientali che sociali, offrire un’immagine complessivamente ordinata e decorosa, fare una scelta degli arredi esterni coerenti con i caratteri architettonici del contesto edilizio, in particolare nel centro storico sono vietati i manufatti di arredo urbano di scarsa qualità materiale ed estetica e di colori sgargianti abbaglianti e/o riportanti scritte pubblicitarie diverse dalla titolarità dell’esercizio medesimo…”.

Ma se al contrario non si vorrà modificare nulla, poiché evidentemente anche la “titolarità” di un esercizio commerciale o di ristoro può non essere, come dire, appropriata, decorosa, non resta che chiedersi se, nell’autorizzazione per l’apertura delle nuove attività, non sia necessario anche imporre di sottoporre al vaglio dell’amministrazione l’opportunità di alcune insegne.

Riproponiamo una lettera aperta a cura dell’avvocato Salvo Salerno, portavoce del comitato Quartieri fuori dal Comune, rivolta alla Soprintendente ai Beni culturali di Siracusa sull’ottemperanza delle sue funzioni di istituto. La lettera fa implicito riferimento allo stato di disdoro dell’area nei pressi del busto di Garibaldi al Foro Italico e della da poco ripulita Fontana degli Schiavi: spazzatura e bagni chimici,

Premetto intanto che non è affatto vero – come propalato da alcuni esponenti dell’amministrazione comunale – che non esiste una regolamentazione precettiva sulla tutela del decoro nei centri storici. E conseguentemente non è neppure vero – come ancora sostenuto dall’assessore Italia – che, in materia, viga in Ortigia la più completa liberalizzazione delle attività commerciali, specie quelle di ristorazione. In realtà, senza dilungarmi troppo sulla normativa, esiste il Codice dei Beni Culturali, il quale, all’art. 52, espressamente stabilisce che “i comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del commercio”. Ed inoltre la stessa disposizione stabilisce che “al fine di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree a essi contermini, i competenti uffici territoriali del Ministero, d’intesa con, la regione e i Comuni, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione … l’uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di concessioni di occupazione di suolo pubblico. In particolare … la regione e i Comuni avviano, d’intesa, procedimenti di riesame …delle autorizzazioni e delle concessioni di suolo pubblico …che risultino non più compatibili …”

Come si vede, non solo la Soprintendenza e il Comune possono, anzi devono limitare le concessioni di suolo pubblico in prossimità degli immobili di rilievo culturale, ma addirittura possono arrivare a revocare concessioni già attribuite che risultino non compatibili. Il Ministero dei Beni Culturali, in attuazione del citato art. 52 del Codice, ebbe ad emanare una Direttiva sul decoro nei Centri Storici, la 10 ottobre 2012, piuttosto chiara. Ora, magari, la nostra Soprintendente ci dirà che la Sicilia è regione ad Autonomia Speciale e che le normative statali qui non si applicano.

Fortunatamente, però, voglio dare una buona notizia! Ebbene, la Regione Sicilia, proprio attraverso il Dipartimento dei Beni Culturali, ha emanato una Direttiva “tutta siciliana” e cioè la Circolare n. 8 del 21 aprile 2015 Prot. n. 19498, quindi certamente più recente ed aggiornata della Direttiva statale. La nostra Circolare è firmata dal direttore generale Pennino, lo stesso che è andato da Giletti. E lo stesso che ha conferito alla Panvini l’incarico di Soprintendente. Cosa dice la Direttiva siciliana? Lo riassumo in breve

Le Soprintendenze devono attivarsi per la ricognizione degli spazi pubblici di interesse culturale sotto l’aspetto monumentale o dal punto di vista paesaggistico e, relativamente ai quali, è opportuno individuare delle misure di protezione per evitare che l’eventuale esercizio del commercio confligga con le esigenze di tutela. Una volta effettuata tale ricognizione, si dovranno verificare le disposizioni comunali vigenti in materia e ove queste siano state adottate senza il concerto con le Soprintendenze, bisogna sollecitare lo stesso Comune perché vengano adottate quelle apposite determinazioni di cui al menzionato articolo 52 del Codice volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione.

Lo strumento da porre in essere, a tal fine, è l’accordo tra pubbliche amministrazioni, cioè tra Soprintendenza e Comune. Così facendo, si potrà costringere il Comune, nell’adozione dei relativi provvedimenti, ad attenersi al rispetto dell’art. 52, essendo così evidente che, in caso di difformità, sarà cura della Soprintendenza di avvisare il Comune perché provveda alla rimozione e all’eventuale ripristino dei siti. Ma qual è il regime da applicare in assenza di Accordo tra Soprintendenza e Comune (cioè nel caso di Siracusa)? Ebbene in questo caso, direttamente la Soprintendenza è tenuta alla verifica dell’interesse culturale ai sensi dell’articolo 12 dello stesso Codice, trattandosi di aree pubbliche, specificando quali usi del bene siano da ritenere compatibili con le esigenze di tutela e di valorizzazione e quali attività commerciali o occupazioni di suolo pubblico siano vietati e all’adozione di prescrizioni di tutela indiretta, persino per le aree di proprietà privata, ai sensi dell’articolo 45 del Codice, “allo specifico fine di impedire che – specie mediante l’installazione di posteggi, banchetti o strutture stabili o precarie di varia natura e tipologia – sia pregiudicata la visuale dei beni direttamente vincolati ovvero ne siano “alterate le condizioni di ambiente e di decoro”.

Insomma c’è tutto, come si può vedere. E allora, con una Circolare regionale in vigore da due anni, e a fronte di questo preciso contesto normativo di tutela, che impone ai Comuni di mettere in campo una vera capacità di governo e regolazione dell’uso del territorio urbano in Centro Storico, e alla Soprintendenza di agire subito, in supplenza del Comune, mi chiedo come mai la Soprintendenza abbia consentito a questa amministrazione comunale di disattendere, senza controllo, il Codice dei Beni Culturali e il Piano Particolareggiato e quindi di creare fatti compiuti di scempio e pseudo-diritti acquisiti, interamente a danno del Patrimonio di tutti i cittadini?”.

Da leggere

Villetta Aretusa: l’ascensore che “non va giù”. Intervista al sindaco Francesco Italia

Quando è iniziata a girare la notizia, molti hanno pensato a uno scherzo, la provocazione …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti