Il 6 giugno del 2016, in via Picherali, un camion con gru meccanica lo fece rovinare a terra. Il proprietario dell’immobile: “Ci sono voluti dieci mesi di lavoro ma un artigiano sopraffino lo ha ricostruito da una miriade di frammenti”
La Civetta di Minerva, 21 aprile 2017
“Per distruggere il mascherone di via Picherali sono bastati pochi attimi di negligenza, imperizia e strafottenza. Per ricostruirlo, sono serviti 10 mesi di lavoro, elevate professionalità e tanta passione. Avevo preso un impegno e questo è il primo risultato”. Una soddisfazione condivisibile quella con cui Francesco Licini, commercialista di Siracusa, ha comunicato via facebook di aver raggiunto un obiettivo non solo suo ma un po’ di tutti. Aver recuperato, ricostruito da una miriade di frammenti, grazie alla professionalità di Vincenzo Musumeci – “artigiano sopraffino” scrive Licini – uno tra i più noti mascheroni lapidei che abbelliscono Ortigia, “il dio del mare” elemento decorativo di un balcone del Palazzo Rosolini-Borgia, dal 2011 vincolato dalla Soprintendenza per il suo valore storico-architettonico, significa aver restituito un pezzo di identità al barocco ortigiano, alla città tutta.
Lo stesso Licini, proprietario dell’edificio, ricorda per noi l’incidente, verificatosi nella scorsa primavera: “Il 6 giugno dell’altr’anno, alle 8.10, sono stato contattato telefonicamente dal capo squadra della ditta edile che stava eseguendo i lavori di restauro e risanamento conservativo dell’immobile di via Pompeo Picherali, limitrofa a piazza Duomo, di mia proprietà; il geometra Tropea mi ha avvisato che un camion con gru meccanica aveva divelto il cagnolo del portone d’ingresso. Ho parlato telefonicamente con i vigili urbani che erano sul posto perché avevano (o meglio avrebbero avuto, come stabilito da una precisa ordinanza comunale) il compito di “scortare” il mezzo pesante che percorreva via Pompeo Picherali in senso contrario (dalla fonte Aretusa verso piazza Duomo) per effettuare alcuni interventi all’orologio della cattedrale. Le mie imprecazioni le hanno sentite anche senza l’ausilio del cellulare. Gli operai mi hanno raccontato che i vigili urbani erano totalmente distratti mentre il mezzo transitava: due parlavano tra di loro dell’Italia e in particolare della partita di calcio Italia-Finlandia che si sarebbe dovuta disputare proprio quel giorno; gli altri tre (i vigili erano cinque a differenza di quanto dichiarato nel verbale) erano occupati da altre faccende: uno al cellulare, l’altro fumava una sigaretta, l’ultimo non faceva semplicemente niente!
“Il danno è stato enorme perché non hanno soltanto distrutto uno dei mascheroni del primo Settecento più rappresentativi del barocco siracusano (fu realizzato dopo il terremoto del 1693) ma hanno compromesso anche la stabilità del balcone soprastante, infatti immediatamente puntellato. Il contenzioso che si è instaurato (e non ancora concluso) contro l’assicurazione del mezzo è seguito in maniera impeccabile dall’avvocato Federico Ares dello Studio Legale Giuliano. L’ingegnere De Benedictis Roberto si è occupato di tutto il resto: della messa in sicurezza del balcone; dei rapporti con la Soprintendenza (incontri inutili e per nulla costruttivi a cui ho personalmente partecipato: ignoravano tutto e se ne sono fregati di tutto); di realizzare una perizia di stima dei danni; di trovare un artigiano per il ripristino, difficilissimo; di seguire tutte le fasi del restauro: dalla raccolta dei pezzi, alla catalogazione e al successivo riposizionamento; di redigere il progetto e seguire tutti i lavori.
“Non sto qui a raccontare la mia profonda amarezza, il tempo dedicato per cercare di ricostruire ciò che è stato distrutto per negligenza e imperizia di coloro che erano preposti al controllo, tempo che ho sottratto al mio lavoro, il denaro che ho anticipato (spero). Devo ringraziare in particolar modo l’ingegnere De Benedictis perché si è prodigato per salvare il salvabile (e ancora non ha ricevuto alcun compenso) spendendosi personalmente senza alcuna remora. Questo è soltanto il primo passo per il recupero integrale anche del balcone: ci vorrà ancora molto lavoro, tanta competenza e denaro ma siamo nella giusta direzione. Ma non finisce qui: venerdì mattina, il 14, lo stesso identico mezzo, della stessa ditta, percorreva la stessa strada per raggiungere via Cavour dove eseguiva un intervento! Li ho fermati, ho chiesto loro l’autorizzazione che puntualmente avevano: non erano scortati probabilmente perché non c’era nient’altro da distruggere!”. “Francesco ha voluto fermamente il restauro, ha voluto fortemente riparare lo scempio. È riuscito con la sua perseveranza e passione a vincere la barbarie, il segnale è fortemente positivo e di buon augurio per la città. Le generazioni future ringraziano” è stato il commento dell’avvocato Corrado Giuliano

Commenti recenti