Il sostituto Giancarlo Longo: “Dopo aver fatto richiesta di trasferimento a Roma e aver avuto l’ok”. La questione Open Land e le veline di un anonimo la cui manina fornisce dettagli sui consulenti della Procura
La Civetta di Minerva, 21 aprile 2017
Affaire Open Land. Tredici anni di attività, almeno 15mila i fascicoli esaminati – “la migliore statistica dell’Ufficio” -, molti i temi caldi affrontati: servizio idrico, Stes, Villa Rizzo, Open Land, Cisma e tanto altro. Nessun legame particolare con l’avvocato Giuseppe Calafiore né tanto meno con i consulenti – sulla cui terzietà nell’affaire Cisma sono stati sollevati pesanti dubbi -, da lui indicati sempre e solo per competenza professionale. Da escludere infine qualsiasi appartenenza a un fantomatico comitato d’affari di imprenditori politici magistrati. Così si è difeso il sostituto Giancarlo Longo in un’intervista a La Sicilia, amareggiato dall’avviso dell’indagine a suo carico. E poi si è concesso alcune considerazioni su cui è intervenuto con un duro comunicato l’avvocato Bruno Leone, spesso legale di fiducia dell’amministrazione comunale. Il penalista, anche in riferimento a una dichiarazione di Longo sui colleghi che hanno presentato l’esposto, due dei quali (quindi sa chi sono!) lo vorrebbero “morto”, ha tra l’altro scritto: “Se il dottor Longo ha deciso di difendersi attraverso la stampa, è bene che sia consequenziale: indichi i nomi, le ragioni e le circostanze a sostegno di questa gravissima affermazione. Quali sono i comitati di affari che ha visto al Comune? Se è in grado di dirlo lo faccia in maniera circostanziata, altrimenti rischia di ingenerare nell’opinione pubblica un grave allarmismo che può essere destabilizzante. Chiarisca a cosa si riferisce quando parla di frequentazioni di magistrati con avvocati del Comune. Quali fascicoli importanti gli sono stati tolti; visto che ne parla, ha l’obbligo di riferirne compiutamente. Per i non addetti ai lavori è bene che chiarisca chi ha il potere di togliere i fascicoli al Sostituto Procuratore”.
Ma a noi ha colpito anche altro nell’intervista di Longo: “Avrà dato fastidio che, dopo aver fatto richiesta di trasferimento a Roma e aver avuto l’ok, ho continuato a lavorare a Siracusa con il doppio stipendio”. Non abbiamo capito bene: assegnati a Siracusa si chiede trasferimento a Roma, lo si ottiene e poi, non sappiamo se materialmente spostandosi da Siracusa, si presenta istanza di assegnazione sempre a Siracusa che, in quanto “sede disagiata”, garantisce un’indennità pari a uno stipendio intero? Possibile? Sì, è lecito. È una delle tante vergogne di un sistema marcio che andrebbe rigenerato dalle radici, con l’aggravante di riguardare un settore che dovrebbe essere scevro da tali privilegi.
Comunque no, non sembra siano questi i motivi dell’indagine avviata a Messina e forse essa non è stata neanche promossa dal fantomatico esposto degli otto magistrati: i tempi non appaiono compatibili. Si confermerebbe invece quanto riferito nella sua interrogazione dall’onorevole Sofia Amoddio: al centro dell’attenzione dei magistrati messinesi sarebbe l’annosa questione della realizzazione del centro commerciale Fiera del Sud/Open Land ancora pendente preso il Cga da cui ci si aspetta dal giugno 2013 la sentenza definitiva dopo che, con inaspettato e inusuale provvedimento “parziale”, si è imposto al comune di Siracusa un primo risarcimento di 2,8 mln di euro, una boccata di ossigeno per il gruppo imprenditoriale a quanto si sa in sofferenza. Responsabilità del Comune inesistente invece per il Tar che non solo aveva ritenuto legittimi gli atti dell’amministrazione ma aveva anche affermato l’assoluta illiceità di quella concessione edilizia.
E che si tratti dell’Open Land lo si è scritto anche in occasione dell’acquisizione di atti della Guardia di Finanza di Messina a febbraio scorso: copia della documentazione di diversi procedimenti affidati al dottor Longo e in particolare di quello relativo proprio al centro commerciale; ed è probabile che sia connessa sempre alla stessa vicenda la perquisizione dei primi giorni di aprile presso lo studio dell’avvocato dell’Open Land Giuseppe Calafiore alla quale presenziavano sia il procuratore aggiunto di Messina Vincenzo Barbaro, sia il sostituto Antonio Carchietti; a evidenziare la rilevanza data all’indagine aperta.
Prima di ricordare gli snodi della vicenda, una premessa: riteniamo che quanto accaduto nel tempo intorno alla “concessione edilizia” al centro commerciale, che “mai” avrebbe dovuto essere realizzato, non possa in alcun modo essere imputato, eventualmente, a una sola persona perché le responsabilità, anzi le correità, dei tanti appaiono ben chiare a chi solo voglia considerare con oggettività i vari momenti, i passaggi amministrativi che hanno portato all’attuale stato delle cose. Ne ricordiamo solo alcuni:
Dopo 4 anni dall’iniziale istanza, il rilascio di una prima concessione edilizia (la n.222 del settembre 2008) – su un progetto di “ristrutturazione funzionale” atta a rendere idonei gli edifici preesistenti della Fiera del Sud alla destinazione commerciale “senza alterare le dimensioni attuali e riproponendo la tipologia funzionale” – del tutto ignorata dagli imprenditori che presentano invece, nell’aprile 2009, una nuova diversa richiesta, la 4562, che prevede la “demolizione e ricostruzione del complesso edilizio ‘occupato’ dalla Fiera del Sud” e il 20% di maggiore volumetria allo scopo di realizzare un centro commerciale da 15.802 mq. Complessivi che annulla di fatto la destinazione fieristica dell’area prescritta nel prg;
Lo scontro irrituale tra la Commissione Edilizia e alcuni esponenti politici dell’amministrazione nel 2009: la prima contraria alla concessione in accordo ai tecnici degli uffici e sulla scorta del parere del legale del Comune, l’avvocato Nicolò D’Alessandro, in quanto non sarebbero rispettate le norme tecniche di attuazione previste per l’area e non sarebbero soddisfatti i requisiti minimi per le aree da vincolare a parcheggi e da destinare a verde, i secondi invece schierati apoditticamente a fianco degli imprenditori privati;
Il mistero della mancata registrazione di alcuni fondamentali documenti che di fatto aprono la complessa questione del silenzio assenso e che “consentono” alla società di dare inizio ai lavori di demolizione della Fiera del Sud e l’immediato aprirsi del contenzioso legale che vede la società già chiedere un risarcimento danni pari a una cinquantina di milioni di euro;
La revoca del diniego alla concessione dell’aprile 2009 con il ritorno dell’ingegnere Mauro Calafiore all’urbanistica e un nuovo scontro con ricorsi e contro ricorsi al Tar che toccano anche il problema dell’autorizzazione commerciale, più volte rinnovata, nella quale emergono vizi di illegittimità (questione ultimamente addirittura demandata alla Corte di Giustizia europea !)
Poi gli aspetti penali e la nomina dei consulenti, forse questi i passaggi su cui i magistrati di Messina vogliono fare chiarezza: l’ipotesi di reato sarebbe quella di falso.
Si inizia con il procedimento nei confronti del dirigente dell’urbanistica, l’ingegnere Natale Borgione, che aveva negato la concessione edilizia, accusato di tentata concussione, occultamento di atti pubblici, abuso d’ufficio aggravato in concorso con due dipendenti comunali, in seguito all’azione penale esercitata nel 2009 dapprima dal pubblico ministero Maurizio Musco e successivamente dal dottor Giancarlo Longo. Nel dicembre 2015 il gup del tribunale, Andrea Migneco, emette una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
Nell’ottobre 2016 il gup del Tribunale di Siracusa Michele Consiglio assolve, perché il fatto non sussiste, l’avvocato Nicolò D’Alessandro e il dirigente dell’Ufficio Urbanistica del Comune, Emanuele Fortunato, dall’accusa di falso ideologico e abuso d’ufficio in merito a pareri espressi sull’eventuale risarcimento spettante alla società Emmea/Open Land, secondo l’avvocato e il dirigente non dovuto. Anche in questo caso, ricorda nella sua interrogazione l’onorevole Sofia Amoddio, il processo penale viene avviato nel 2015 dal pubblico ministero Longo e difensore del gruppo proprietario del centro commerciale è sempre l’avvocato Giuseppe Calafiore.
Lasciamo in sospeso il filone d’indagine che si dovrebbe anche aprire su altri aspetti amministrativi che appaiono poco trasparenti quali le decisioni del CGA e anche i complicati passaggi societari del gruppo Frontino, fino alla costituzione di un trust nel febbraio 2013 con sede in Svizzera a Locarno, nei quali ritroviamo anche quell’Aidara Oumar della Costa d’Avorio, ma residente in Floridia, a cui nel dicembre 2012 vengono trasferite dalla Immobiliare Augusta srl dei Frontino le quote societarie (la società viene poi trasferita in Costa d’Avorio nel maggio 2013) e che oggi viene indagato dalla Procura di Roma “per l’emissione di alcune fatture relative ad operazioni inesistenti al fine di consentire ai destinatari (gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore più altri) l’evasione delle imposte”.
Restiamo invece sull’altro versante, quello sulle consulenze affidate a esperti su cui, come si è detto, i magistrati catanesi, in merito all’affaire Cisma, hanno espresso pesanti rilievi: Vincenzo Naso, Mauro Verace e Sergio Faldetta. Ne abbiamo parlato in articoli precedenti ma nuovi dettagli emergono in particolare non solo su Naso e Verace, ma anche su Salvatore Pace, tutti in qualche modo presenti nell’affaire Open Land, nelle lettere che un anonimo invia da qualche tempo oltre che a vari organi giudiziari anche alla testata web Siracusa news, evidenziando ogni volta il loro essere stati nominati dal sostituto Giancarlo Longo (che ha già risposto pubblicamente in merito). L’anonimo, lo stesso che ha indicato gravi anomalie nelle decisioni assunte da un giudice del Tar di Catania in relazione all’autorizzazione commerciale del megastore di Epipoli, sembra avere conoscenza diretta del complesso iter burocratico del caso Open Land e si immagina sia proprio un dipendente dell’amministrazione comunale con accesso e conoscenza di una serie di atti evidentemente importanti.

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