Dopo lo sfogo del sostituto Longo finisce a carte quarantotto l’invito alla calma del Procuratore Generale Scalia
La Civetta di Minerva, 21 aprile 2017
E così, alla fine, nonostante il tentativo del Procuratore Generale di Catania Salvatore Scalia di calmare le acque e far abbassare i toni, il mondo giudiziario della Procura di Siracusa sembra essere andato in tilt, soprattutto dopo le ultime dichiarazioni del neo indagato sostituto procuratore Giancarlo Longo che, con un dejavu, torna a parlare di complotti.
Complotto inesistente nel 2011 (anno della prima grande inchiesta sulla Procura aretusea) e difficile da ipotizzare anche oggi. Una teoria che, almeno con sicurezza per quel che riguarda il 2011, ci sembra non possa reggere anche solo per un ineludibile fondamentale fattore: affinché un gruppo di individui, che siano tutti incontrovertibilmente concordi tra loro, si organizzi per ordire un attacco pretestuoso e strumentale nei confronti di qualcuno, perché si possa quindi individuare una bieca volontà complottista, è necessario, quale condicio sine qua non, che siano false le accuse che vengono mosse, che ne sostengono la trama. Così non è stato nel 2011, come dimostrato dalle risultanze processuali successive e soprattutto dalle attuali indagini della Guardia di Finanza di Roma nei confronti di avvocati, imprenditori e altri soggetti, allora coinvolti a vario titolo in quei fatti; e per l’oggi, in verità, ci stupirebbe appurare che all’improvviso si organizzi nel Palazzo di Giustizia una fronda interna, immotivata, contro uno solo, stimato amico fino al giorno prima.
Al momento, d’altra parte, non si hanno riscontri certi dell’esposto contro il dottor Longo che si dice essere stato condiviso da otto magistrati, e non solo contro di lui, mentre è un dato sicuro l’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso Longo il quale avrà senz’altro modo di provare l’infondatezza delle accuse, per ora solo ipotesi, mossegli dai colleghi di Messina.
Destituita dunque di ogni fondamento l’illazione del complotto, ciò che a nostro avviso costituirebbe una vera auspicabile svolta nel racconto di quanto è accaduto e accade nella Procura di Siracusa sarebbe la eliminazione definitiva di alcune formule che si continuano a leggere nelle cronache locali e che vengono ripetute come un mantra ormai senza alcun senso, date le verità acquisite: polveroni, fantasmi che cospargono veleni sul e nel palazzaccio, occulte regie, attacchi alla Procura, romanzi criminali, strategie destabilizzanti, e via dicendo. Refrain che si ritrovano in ricostruzioni a volte così contorte e ritorte su se stesse con effetto ridondante (in modo che da un solo semplice dato scaturiscano 4 o 5 fili della stessa matassa) da generare solo confusione e offuscare la evidenza dei fatti reali nella loro piena razionale oggettività: la illiceità di alcune decisioni, l’illogicità di alcune scelte.
Il quadro generale ci appare di facile lettura, speculare a quello dell’Italia tutta: il sistema, risalente negli anni, non trasparente e spesso gravemente corrotto della pubblica amministrazione – non solo a livello locale -, che si avvale dei colletti bianchi per aggirare norme e legalità e di un uso distorto della funzione giudiziaria, sempre più spesso scoperta a non mantenere quel ruolo di terzietà che ne fa il baluardo della democrazia e della libertà dei cittadini.
Poi, sull’altro versante, verifichiamo che è comunque vero ciò che afferma il procuratore Scalia: il sistema giudiziario, in genere (ma ci sono gravissime eccezioni e i tempi dell’accertamento della verità possono diventare devastanti), sa difendersi dagli attacchi esterni come dalle anomalie che si annidano nel suo interno – “Il nostro sistema processuale rende impossibile ad un singolo magistrato, sia esso Pm o Giudice, di decidere alcunché in ordine ad una indagine o ad un processo e comunque, laddove vi siano elementi che possano fare ritenere men che corretto il comportamento di un magistrato, esistono vie istituzionali, peraltro già percorse, che consentono di fare valere le proprie ragioni e credo che la magistratura abbia dimostrato di essere attenta e capace di individuare eventuali responsabilità anche al proprio interno ponendovi rimedio” -, ma bisogna non permettere che le distorsioni attecchiscano e radichino.
Avevamo già letto infatti in questa direzione la sua presenza a Siracusa il 29 novembre scorso.
Si era detta una visita “di normale routine”, istituzionale, in una delle procure del distretto di Catania, ma per quel che ci risulta non è accaduto lo stesso per le altre sedi di Ragusa Modica e Caltagirone e non era mai successo dall’aprile 2015, cioè da quando Scalia è stato nominato procuratore generale in sostituzione di Giovanni Tinebra, sottoposto a un procedimento disciplinare di cui non conosciamo gli esiti. E d’altra parte è lo stesso Scalia a definire quanto accade a Siracusa – in “un crescendo di reciproche accuse, di “amicizie” tra magistrati e politici che influirebbero sulle indagini e sui processi favorendo ora l’uno ora l’altro dei contendenti … attacchi che minano la credibilità della magistratura aretusea assumendo l’esistenza di “anomalie” all’interno del Palazzo di Giustizia” – “un unicum nel panorama nazionale”.
Nel suo comunicato è possibile individuare quanto accaduto in questi mesi, lontano dai riflettori dei media: i diversi contendenti (immaginiamo si tratti dei vertici dell’amministrazione comunale da una parte e dell’onorevole Zappulla e della consigliera Princiotta dall’altra) più volte da lui ricevuti che gli hanno comunicato le proprie perplessità in ordine in particolare “al sospetto che le indagini nei confronti di determinati soggetti venissero intenzionalmente affidate sempre allo stesso, o agli stessi magistrati, amici ora dell’uno e ora dell’altro”; l’adozione da parte sua di tutte “le misure previste dall’ordinamento per evitare, unitamente al Procuratore della Repubblica, anche il semplice sospetto di deviazioni dal regolare iter delle indagini”; la verifica che si trattasse di mere insinuazioni attraverso la lettura documentale “dei registri di segreteria della Procura della Repubblica dai quali si trae che le indagini in questione sono state condotte da più magistrati designati in base a criteri automatici e predeterminati ed il Procuratore della Repubblica ed il Procuratore Aggiunto si sono fatti carico della diretta trattazione di alcune di esse; l’esito delle indagini è stato il più vario in quanto ciascuno dei “contendenti” ha visto in alcun casi l’archiviazione della propria posizione e in altri il rinvio a giudizio”.
Insomma tutto in regola e da qui il monito del procuratore Scalia: “È assolutamente inaccettabile che accuse ed insinuazioni, provenienti peraltro da soggetti titolari di funzioni istituzionali o politiche, siano generiche, e coinvolgano tutta la magistratura aretusea, creando sconcerto nell’opinione pubblica e una caduta della credibilità della istituzione-giustizia che essi, proprio per la loro posizione, dovrebbero invece tutelare”. Ma infatti non su questi aspetti sembrerebbero concentrarsi le ipotesi di reato a carico del sostituto Giancarlo Longo bensì, a quanto parrebbe, sul caso Open Land, da anni la spina nel fianco dell’amministrazione comunale e quindi dell’intera comunità siracusana che già, per questo, sta contribuendo a un “risarcimento danni” pari a 2.800.000 euro.

Commenti recenti