Giudicò la scelta deliberata dal Consiglio comunale “carente dei presupposti giustificativi di modifica delle linee programmatiche del territorio” in quanto priva dei necessari chiarimenti sull’opportunità di decremento delle aree turistico-alberghiere
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
L’ingegnere Mauro Verace, in qualità di dirigente regionale del Servizio Urbanistica, è invece l’estensore del parere sfavorevole all’approvazione della variante al prg per la tutela delle coste siracusane, le cosiddette varianti della bellezza deliberate dal Consiglio Comunale di Siracusa nell’agosto 2011.
Nell’atto redatto nel 2014 egli ribadisce l’incompatibilità, in linea generale, della “classificazione urbanistica” con le previsioni del piano territoriale paesaggistico, il cui adeguamento – precisa – è prescrittivo per lo strumento urbanistico generale dopo l’approvazione dello stesso e che di per sé garantisce misure di salvaguardia, ritenendo inoltre che “gli obiettivi di tutela potranno essere conseguiti “in maniera organica e complessiva” in sede di revisione del prg, cui il Comune è obbligato”.
Il dirigente in sostanza da una parte mette in evidenza l’incongruenza e l’intempestività della variante proposta rispetto all’iter del PTP (ma non appare chiara l’esigenza di una progressione temporale rigida, quasi non fosse pur sempre lecito intanto pensare a misure di salvaguardia di un territorio assediato dagli interessi speculativi), dall’altra giudica la variante “carente dei presupposti giustificativi di modifica delle linee programmatiche del territorio” in quanto priva dei necessari chiarimenti sull’opportunità di decremento delle aree turistico-alberghiere e lo studio per il reperimento di altrettante zone equivalenti in altri ambiti territoriali.
Valutazioni che possono apparire “singolari” a chi ritenesse che la difesa delle bellezze naturalistiche e della loro integrità possa fare a meno di stime sul numero delle strutture turistiche, ma pur sempre valutazioni, e quindi, diciamolo subito, legittime.
Ma non si può fare a meno di contestualizzare il momento in cui questa decisione viene assunta, gli anni tra il 2012-2015, periodo in cui la Soprintendenza di Siracusa diventa luogo di uno scontro giocato ai massimi livelli. Ci autocitiamo: “In discussione c’è l’approvazione del piano paesaggistico, la revisione del piano regolatore, l’istituzione di riserve marine, la perimetrazione del parco archeologico. Su uno sfondo regionale di lotte intestine e legali tra i dirigenti delle Soprintendenze che cercano di ottenere i posti ambiti, ciascuno probabilmente con il proprio referente politico a sostegno, a Siracusa si assiste alla rimozione della soprintendente Beatrice Basile e subito dopo a quella della responsabile del servizio paesaggistico Alessandra Trigilia, reintegrate sì ma solo dopo costose cause che hanno confermato le loro ragioni; al tentativo di trasferire la responsabile dell’Unità operativa archeologica Rosa Lanteri appellandosi pretestuosamente alla normativa anticorruzione: provvedimento poi rientrato perché inapplicabile alla dottoressa in quanto il suo incarico non aveva ancora raggiunto il requisito del quinquennio; a ipotesi di reati che hanno visto in campo la Procura della Repubblica, dissoltesi perché assolutamente infondate; a richieste di risarcimento danni, per i pareri negativi espressi a tutela del territorio e dell’identità storico culturale di Siracusa, di centinaia di milioni di euro, avanzate da un ormai rodato pool di competenti amministrativisti. Un accanimento che non ha avuto eguali in altre Soprintendenze, insomma”.
Ma oltre al clima arroventato di quegli anni c’è un’ulteriore stranezza. Per discutere delle varianti della bellezza, l’allora assessore Maria Rita Sgarlata convocò il Consiglio Regionale dell’Urbanistica per il 9 luglio 2014 ma, in quell’incontro, l’argomento e il parere non vennero trattati. Come da procedura, così, la variante venne approvata per l’istituto del silenzio-assenso. In base a quali nuove richieste ovvero a quale procedura pervenne, in seguito, il diniego del dirigente Giglione che accoglieva il parere di Verace? L’Assessorato Territorio e Ambiente ha mai revocato il silenzio-assenso prima di inviare al Comune il diniego?

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