La società, indagata dal pm di Siracusa, aveva prospettato illeciti dei funzionari regionali che si erano opposti alla richiesta di ampliamento e sollecitava una consulenza. Un’istanza accolta dal pm che nominò ctu Naso e Verace; ma le loro relazioni furono smontate dal gip…
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Fondamentale il ruolo dei consulenti nell’affaire Cisma secondo la ricostruzione dei magistrati di Catania. Questi i nomi… evocativi: Vincenzo Naso, Mauro Verace, Sergio Faldetta. Disposta dal gip di Catania, la dottoressa Giuliana Sammartino, per Naso e Faldetta (più Paolo Plescia, un altro indagato) la misura interdittiva del divieto di esercitare attività professionale e di consulenza, anche part-time, per 12 mesi, e gli arresti domiciliari, ma senza braccialetto elettronico, per Verace.
Data all’agosto 2011 il momento in cui la Cisma fa partire la più forte offensiva per ottenere l’ampliamento della discarica che gestisce attraverso la realizzazione di un secondo bacino e di nuovi impianti di trattamento rifiuti.
Indispensabile quindi l’AIA (autorizzazione integrata ambientale) ma prima è necessario eliminare il vincolo territoriale che impone alla Cisma di accogliere rifiuti provenienti dal solo Ato Siracusa. Ed è a questo punto che si colloca l’intervento del rup architetto Gianfranco Cannova (funzionario del servizio VAS/VIA per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere per i gravissimi reiterati reati di falso e di corruzione continuata anche nel traffico illecito di rifiuti contestatogli: dal 2007 fino al luglio 2014 avrebbe fatto mercimonio del proprio ufficio al servizio dei Paratore, scrive il gip).
Nel luglio 2013 Cannova autorizza infatti l’ampliamento per la ricezione di circa un milione di mc di rifiuti attestando falsamente che nella VIA, autorizzata nel 2006, era ricompresa la realizzazione del secondo bacino e inoltra il nuovo decreto AIA al Dipartimento regionale. Ma a dirigerlo c’è l’ingegnere Marco Lupo che, in pieno accordo con il collega ingegnere Antonio Patella, rileva le incongruenze e ostacola le procedure. La Cisma presenta allora ricorso al Tar di Catania che in un primo momento conferma le ragioni dei due funzionari regionali Lupo e Patella.
Ma, a sparigliare le carte e a riaprire i giochi che sembravano ormai chiusi, arrivano le relazioni di due consulenti, Vincenzo Naso e Mauro Verace, nominati dal pm di Siracusa Giancarlo Longo nell’ambito del procedimento penale aperto sulla Cisma presso la Procura di Siracusa: le consulenze confermano le ragioni della Cisma, forte anche di un eguale favorevole parere espresso dal geometra del Comune di Melilli Salvatore Salafia, anche lui in custodia cautelare in carcere (già condannato in primo grado per il reato di abuso in atti d’ufficio e per questo revocato dalla funzione di dirigente, per lui il gip rileva la “spregiudicatezza e proclività a delinquere” segnalando anche che il figlio Angelo è stato assunto dalla Siram srl).
Le due relazioni bastano al CGA per riformare la decisione del Tar e invitare lo stesso Tar a pronunciarsi nel merito. I giudici amministrativi di Catania, proprio sulla scorta di due falsi: la consulenza di Verace e la certificazione comunale, questa volta decidendo in senso opposto, dichiarano come non necessaria una nuova procedura di VIA per il progetto di ampliamento e in più, per accelerare i tempi burocratici di un’amministrazione accusata di “perdurante inerzia”, nominano quale commissario ad acta proprio l’ingegnere Verace.
Nell’agosto 2015 Verace può così redigere una nuova AIA autorizzando l’ampliamento dell’impianto, cioè raddoppiandone la capacità ad un milione di mc, eliminando il vincolo di provenienza dei rifiuti dal solo Ato Siracusa e mantenendo solo il vantaggio di mera priorità per alcuni dei comuni aretusei, consentendo l’installazione di ulteriori impianti mobili e fissi per la gestione e miscelazione dei rifiuti “in violazione del principio di precauzione” e quindi con gravissime ricadute ambientali.
Ma c’è un passaggio di questa storia che intriga incredibilmente e che richiama alla mente lo stesso sistema da noi segnalato nella stagione dei cosiddetti “veleni in procura”, nel caso Oikothen, per Sai8, per il calcio scommesse del Catania e altri ancora: la presenza di denunce, pretestuose, che improvvisamente cambiano il corso regolare delle cose e impongono una determinata direzione alle vicende in atto.
È lo stesso gip di Catania a soffermarsi con mirata attenzione su questo aspetto descrivendo le ragioni per cui i consulenti vengono nominati. L’ingegnere Verace riceve dal pm Longo l’incarico di verificare la sussistenza delle violazioni ambientali e gli abusi edilizi di alcuni degli indagati del caso Cisma nel maggio 2014 e deposita la propria relazione nel dicembre successivo. L’ingegnere Naso viene incaricato di accertare la correttezza dell’iter amministrativo a seguito di una richiesta, nel novembre 2014, della stessa Cisma che ipotizza condotte penalmente rilevanti poste in essere dai funzionari della regione. Quindi è la Cisma, indagata dal pm di Siracusa, a prospettare illeciti penali da parte dei funzionari che si erano opposti alla sua richiesta di ampliamento e a sollecitare su questo una consulenza. Un’istanza accolta dal pm. Non appena la relazione è agli atti, la Cisma ne estrae copia e la deposita a sua volta davanti al giudice amministrativo che disponeva di conseguenza”.
Il gip Sammartino smonta punto per punto le valutazioni dell’ingegnere Naso ed evidenzia la malafede del consulente in particolare quando, in risposta al “singolare” quesito del pm se i funzionari regionali avessero posto in essere condotte illegittime, egli risponde che effettivamente i diritti della Cisma Ambiente spa non erano stati sufficientemente riconosciuti e salvaguardati, in particolare quelli della chiarezza e del rispetto dei tempi del procedimento amministrativo.
Tutto falso, secondo il gip, che evidenzia come dall’indagine sia emerso che i ritardi nell’iter burocratico fossero in realtà determinati dalla contraddizione fra atti e valutazioni che davano sì ragione alla Cisma ma solo perché “frutto di corruzione e mercimonio di funzioni pubbliche (come nel caso di Cannova e Salafia)”, mentre dall’altro lato si opponevano atti e valutazioni adottati da funzionari onesti (Lupo e Patella) che si ostinavano a rispettare la legge sebbene minacciati e sottoposti a pressioni di ogni tipo. Nessun dubbio per il gip: la contestazione al Naso (pubblico ufficiale in qualità di consulente del pm) del reato di falso ideologico in atto pubblico risulterebbe supportata da gravi indizi, non potendosi ricondurre le sue valutazioni, contrarie al tenore letterale di atti amministrativi, a mera negligenza o imperizia.
Ma – sostiene il gip – anche Verace, nominato sempre dal pm, che si avvale come collaboratore dell’architetto Sergio Faldetta, dichiara una serie di falsità sostenendo tra l’altro che il sito è conforme allo strumento urbanistico (così come ritiene il dipendente del Comune di Melilli Salvatore Salafia) e che alcuni manufatti hanno avuto una concessione in sanatoria, arrivando persino a sollevare perplessità sulla diffida alla Cisma da parte dei funzionari regionali richiamando le ragioni della perizia giurata dell’ingegnere D’Amico Salvatore, legale rappresentante della Paradivi Servizi srl dal 2008 al 201, anche lui ai domiciliari per i gravi indizi di colpevolezza.
“Sarebbe bastato esaminare onestamente le planimetrie allegate agli atti per riscontrare le violazioni” chiosa il gip. D’altro canto le intercettazioni dimostrano anche che i proprietari della Cisma cercano di superare le resistenze di Patella e Lupo ricorrendo a “traffici di influenze illecite, incontri con politici nazionali, minacce indirette ai funzionari, contatti con il pm di Siracusa, mentre anche Patella nota che “sta cosa che il CGA si avvale del consulente della Procura è una cosa veramente strana“.

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