IL TACCUINO di Titta Rizza
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Mentre vince il massimalismo del sindacato italiano che fa abolire i voucher con il conseguenterimbalzo del lavoro nero, il medesimo sindacato non ha captato che c’è in atto la quarta rivoluzione industriale, denominata Industry 4.0.
Il legislatore italiano hapreso in esame lanuova dimensione dell’industria nel pianeta, ha cercato di legiferare sul nuovo tipo di lavoro che comporta una rivoluzione nel rapporto dipendente-datore di lavoro ma, forse per non inimicarsi un obsoleto sindacato, il progetto di legge relativo, dopo l’approvazione al Senato, è fermo da tempo alla Camera dei Deputati.
La prima rivoluzione industriale è quella del 1794 quado la macchina a vapore va a sostituireil lavoro dell’uomo. La seconda è di circa 80 anni dopo con l’avvento della produzione di massa e con la sostituzione dell’energia del vapore con quella elettrica. La terza è deglianni ‘40quando nasce l’informatica. La quarta di appena quattro anni fa e la Germania le dà il nome di”Industry 4.0”: è l’industria della intelligenza artificiale, della robotica, del digitale che vanno sostituendoil lavoro dell’uomo non solo in fabbrica ma anche nell’ufficio.
Conseguenza del nuovo sistema industriale è la nascita di un nuovo tipo di lavoro, che supera il telelavoro, ma che è il lavoro che pur sempre si svolge a casa del dipendentee che è remunerato a risultato;il parametro del compenso è la produttività. Questa nuova forma di lavoro è denominata smart workinge comporta una problematica di diritto se costituisca o meno un lavoro autonomo o sia invece una nuova e particolare forma di lavoro subordinato. Una tale forma di lavoro riduce i costi di produzione e i costi fiscali perché oggi come oggi gode di una imposta forfettaria del10%fino ad un massimo di compensi di 2.500 euro al mese.
Ma il problema vero è se lo smart working dia vita a un rapporto di lavoro subordinato, con tutte le conseguenze sul piano assicurativo e previdenziale o si fermi alla forma del lavoro autonomo. Dicono gli esperti che una tale forma di lavoro farà aumentare l’occupazione a patto che gli addetti siano particolarmente specializzati.
Noi siciliani partiamo in vantaggio perché abbiamo i corsi professionali della Regione Siciliana fermi da quasi due anni, con la preoccupazione della salvaguardia del personale amministrativo ed insegnante e non dei giovani apprendisti e con professori di ampia cultura ferma però per una maggiore specializzazione alla seconda rivoluzione industriale. Chissà poiperchéi nostri giovanidiventano tutti emigranti!
Ma diamo un’occhiata in giro:molte delle attività del settore manufatturiero stanno cambiando perché interagiscono con varie tecnologie che vanno da internet mobile alla robotica, alle nanomacchine, alle stampanti 3D, a nuovi sistemi di approvvigionamento delle materie prime. E sono tutti lavori che si possono compiere da casa, ma il cui relativo compenso non è legato a un salario fisso ma al risultato conseguito.
E’ il mondo del lavoroche stacambiando. Per semplificare: la vendita dei prodotti finanziarinon è necessario che sia svolta nei locali di una banca. Il venditore con internet mobile lo farà da casa, potrà interloquire in teleconferenza col possibile acquirente e non dovrà lavorare per le sei od otto ore di lavoro in azienda, ma potrà lavorare per il tempo che vuoleperchéil compenso sarà proporzionato alla sua produttività.
Ci dobbiamo rendere conto che il mondo sta cambiando: ce ne dobbiamo accorgere noi perché abbiamo una classe politica incolta che non sa guardare con occhio aperto al futuro, alle esigenze della gente che dovrebbe amministrare: ci basta uno sguardo alla attuale composizione del Consiglio Comunale e della Giunta di Siracusa per farci prendere dallo sconforto; per non dire della classe dirigente a livello regionale. Ma il mondo cambia lo stesso in barba al massimalismo di certi sindacati e alla impreparazione di una classe politica.
Io ho tratto dei segnali incoraggianti dalla esperienza di tutti i giorni. Sono acquirente dei prodotti bio nei mercati cosìddetti del contadino (vecchio mercato di Ortigia o piazza Adda) e trovo come venditori dei giovani e delle belle ragazzeche si porgono in maniera acculturata;li ho contestati quali produttori degli ortaggi, o del pane, o dei vini che pongono in vendita. Si sono offesi per il mio dubbio e mi hanno assicurato che sono loro le persone che con le loro mani coltivano il terreno, seminano, concimano e raccolgono. Per la maggior parte sono diplomati; ce n’è qualcuno che è laureato.
Se sta cambiando ilmondo dell’agricoltura, quello per tradizione e per tempi di produzione il più lento, immaginiamoci che cosa sta avvenendo nel terziario e nell’industria.
Al di là e prima della politica e del sindacato, noi cittadini ci dobbiamo rendere conto della rivoluzione in atto per adeguarcinelle idee, per far aprire ai nostri figli nuovi tipi di studi. Nella speranza che l’investimento che noi facciamo per i figli – e sono assai costosi (laurea, master, corsi di lingua) – vengano dopo la laurea a creare ricchezza qui nella nostra terra e non vadano a crearla nel regno di un Salvini o di una Merkel.

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