Una docente racconta: “Mi assegnarono nove ore a condizione che accettassi la busta paga senza il corrispettivo”. Sarebbe il caso di rendere pubblici gli esiti delle ispezioni effettuate dalla GdF nella nostra provincia
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Il 29 luglio 2016 sono stati conferiti in Sicilia gli incarichi ispettivi a 14 Dirigenti Scolastici per le ispezioni nelle scuole paritarie nell’ambito del Piano triennale straordinario di controllo dell’USR Sicilia, ai sensi dell’art. 1 c. 152 della L. 107/2015. Ancora oggi non è pubblico il report di queste ispezioni e a tutt’oggi non si conosce quali scuole sono state monitorate.
Su un giornale specializzato è stata pubblicata questa lettera: <Mi sono laureata a marzo 2016 in matematica, il mio sogno è quello di diventare insegnante, da sempre. In attesa del nuovo ciclo di abilitazione all’insegnamento ho deciso di inviare il mio cv a tutte le scuole paritarie del comune di Palermo. Mi hanno contattata, fino ad ora, solamente due scuole secondarie di secondo grado e mi sono recata al colloquio di lavoro. I dirigenti scolastici di queste due scuole mi hanno proposto di insegnare per un totale di 9 ore settimanali le materie di matematica e fisica. Discutendo sulla retribuzione e sul contratto di lavoro entrambi mi hanno assicurato che avrei avuto una regolarissima busta paga ma che non avrei percepito assolutamente uno stipendio. Allibita, al solo pensiero di dover dichiarare il falso, di dover firmare (e dico firmare) di aver ricevuto un compenso mentre in realtà non avrei visto un solo euro e di dover pagare inoltre le tasse su delle buste paga fasulle; ho apertamente detto che non c’erano motivi validi per dover accettare un simile trattamento. La risposta è stata allucinante: ”Ma lei scherza? Le diamo 12 punti! 12 punti”. Ma io non essendo inserita in alcuna fascia (la terza fascia è chiusa dal 2014), non essendo abilitata non ho motivi validi per correre alla raccolta punti in questo momento”. “Se li ritroverà per il futuro. Lei potrà farsi una vita, si potrà fare una famiglia perché tanto, scadendo il contratto il 30 giugno, accederebbe all’assegno di disoccupazione, pensi al futuro”.
Un futuro in cui probabilmente dovrei insegnare agli studenti, tra equazioni e trigonometria, cosa vuol dire diventare un cittadino onesto, responsabile, diligente ed incorruttibile. Dovrei spiegare che la mafia fa schifo, che la corruzione fa schifo che ”la lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, come scrisse Paolo Borsellino. Dovrei insegnare anche questo, perché il lavoro di insegnante è in primis una missione che serve a formare in toto i futuri adulti.
Al mio incessante silenzio, un silenzio di sbigottimento e rabbia, è seguita quest’ultima battuta: ”Ci pensi, non troverà di meglio, fanno tutti così!”. Salutai e me ne andai. Percorrendo il corridoio di una scuola che mi ricordava la mia vecchia scuola superiore ho riflettuto sul fatto che queste due scuole, in cui ho sentito gli stessi identici discorsi, sono ricoperti di soldi dallo Stato, dai privati che pagano rette salatissime e nonostante tutto continuano a fregare lo Stato facendo accedere i docenti ai sussidi di disoccupazione. Non oso immaginare quanto costi questo meccanismo su larga scala. Lo Stato chiaramente ci perde su tutti i fronti essendo questo esercito di sfruttati silenziosi senza stipendio. Questi sfruttati sono incapaci di provvedere al loro vivere quotidiano, di acquistare, di affittare casa e quindi di incrementare gli acquisti. Si investono milioni di euro ma non c’è ritorno in termini di occupazione e di conseguenza di acquisti.. Sono davvero senza parole>.
Fin qui la lettera che denuncia una verità nota a tutti che nel recente passato ha visto la guardia di finanza intervenire in alcune scuole private del territorio con denunce e successive… prescrizioni.
Sarebbe il caso di rendere pubbliche le ispezioni effettuate nella nostra provincia e gli esiti, anche perché si moltiplicano le scuole paritarie di incerta natura prive di attrezzature e supporti didattici adeguati e funzionali agli obiettivi formativi come se l’istruzione possa essere garantita, in una società complessa, solo dai banchi e le sedie: si fa un gran parlare dei limiti dell’istruzione pubblica ma di ciò che accade nel settore privato dove “garantiscono” percorsi rapidi e sicuri ne vogliamo parlare? Intanto far sapere l’esito delle ispezioni e che queste si fanno veramente è un modo per dare coraggio e far uscire dal silenzio la vergogna dello sfruttamento denunciato dalla giovane laureata e consentirebbe di avviare con sistematicità e partecipazione popolare ad una lotta senza quartiere ai “diplomifici” che costituiscono l’iniziale tassello di un percorso orientato alle clientele, la scarsa dignità e il furto di futuro (già difficile) per molti nostri ragazzi.

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