L’area boscata era al livello massimo di tutela: T 3. Biomasse Sicilia spa doveva tagliare sui monti di Enna e Caltanissetta, la filiera corta è diventata lunga
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
La minaccia all’integrità del parco dell’Hangar di Augusta giunge proprio nell’anno del centenario dall’avvio dei lavori di costruzione della struttura. Un anniversario che è stato degnamente celebrato grazie alla produzione ed alla proiezione del documentario intitolato “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” realizzato da “Fine art produzioni” nell’ambito di un progetto finanziato dalla Regione siciliana e realizzato in collaborazione con le associazioni “AlzatiAugusta” e “Hangar Team”. La pellicola è stata anche presentata nello splendido contesto del salone di Rappresentanza del Comune di Augusta alla presenza di Ray Bondin, ambasciatore Unesco, il quale non si è sottratto dal sottolineare per l’ennesima volta l’importanza storica e architettonica del monumento e quanto opportuno sarebbe il suo inserimento nella lista del Patrimonio dell’umanità.
Esiste una vasta documentazione a supporto della necessità di tutelare l’area che parte dalle norme attuative al “Piano paesaggistico regionale”, che attribuisce a questa porzione del territorio di Augusta un livello di tutela massimo, pari a 3, e che con specifico riferimento alle “aree boscate” prevede non solo la necessità di conservazione e valorizzazione delle stesse, ma anche il loro potenziamento “in funzione ricreativa”, sostenendo la necessità di “tutela, recupero e valorizzazione delle emergenze naturali e culturali (architetture isolate, percorsi storici, aree archeologiche, nuclei rurali), con un loro inserimento nel circuito turistico, culturale e scientifico”.
Dalla lettura del testo viene fuori il quadro di una prospettiva ideale, puntualmente disattesa. Anzi, gli sforzi fatti dai cittadini in questa direzione sono stati spesso vanificati a causa della distrazione degli enti proprietari del sito. Basti pensare a come le pastoie burocratiche abbiano avvinto anche la “Festa dell’aria”, evento organizzato dall’Hangar Team per diversi anni e sostenuto dalle associazioni cittadine, che proprio in funzione ricreativa e turistica aveva già dato ottima prova di efficacia.
A dare ancor più vigore alle motivazioni della necessaria tutela contribuisce anche il progetto preliminare di “Intervento di recupero dell’ex Hangar Dirigibili e sistemazione dell’area esterna immediatamente circostante”, approvato dal Comune di Augusta nel settembre 2010, in cui ogni albero del parco è stato censito, come riportato dal “Rilievo topografico vegetazionale” ad esso allegato.
Ma da cosa difendere l’Hangar e il suo parco? Certamente dagli incendi, dall’incuria, dall’abbandono, ma anche dalle incertezze dell’ente che gestisce la struttura per conto dello Stato, vale a dire l’Agenzia del Demanio che, secondo quanto ribadito dal sindaco Di Pietro proprio nell’immediatezza dell’evento del taglio degli alberi, continua a non rispondere alla reiterate richieste di concessione che il Comune ha inoltrato in passato.
Poi, occorre anche guardarsi dalle mire espansionistiche del porto commerciale, che hanno determinato, pochi anni fa, la demolizione dei manufatti e delle strutture esistenti nell’area dell’Idroscalo, collocate a ridosso del parco dell’Hangar, “opere che possedevano requisiti di interesse storico-culturale, risalendo agli anni ‘30-‘40 del secolo scorso e strettamente connesse alle vicende ante e post belliche che videro coinvolto il porto di Augusta”, come si legge in una nota apparsa sul sito di Legambiente Sicilia nell’aprile del 2013.
“Le demolizioni sono state fatte per <liberare> l’area prima che essa venisse ceduta dal demanio militare all’Autorità Portuale di Augusta – proseguiva la nota di Legambiente – che vi vuole realizzare l’ampliamento dei piazzali del porto commerciale, opera fortemente contestata da Legambiente e dalle associazioni ambientaliste locali per gli insostenibili impatti ambientali che produrrebbe sulla zona umida e sulle contigue emergenze archeologiche e monumentali”.
Non bastasse, ecco che un ulteriore timore si propone. Già poche ore dopo la nota diffusa da Hangar Team, infatti, è stata anche chiarita la reale ragione sociale dell’impresa che ha effettuato l’intervento di potatura. Si tratta di Biomasse Sicilia S.p.A. società cui competono tutte le operazioni di taglio, cippatura e trasporto della biomassa per conto della centrale elettrica operante a Dittaino in provincia di Enna e di proprietà della romana “Fri-el Green Power”, che nelle intenzioni dei costruttori avrebbe dovuto porsi “come obiettivo anche la valorizzazione del territorio, grazie all’utilizzo di legname da filiera corta”. La centrale, infatti, era nata con l’intenzione di utilizzare il cippato di eucalipto proveniente dai siti di proprietà dell’AFOR, vale a dire l’Azienda Regionale Foreste Demaniali, situati tra le province di Enna e Caltanissetta.
Una filiera tanto corta da essere arrivata ad Augusta, rischiando di trasformare un luogo di pregio, amato da un’intera città, in un “sito di taglio” qualunque.

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