Il leader del movimento si candida a presidente della Regione.“La Sicilia, dopo l’esperienza di questi cinque anni passati all’ombra del disastro Crocetta, ha bisogno urgente di gente che abbia la forza di difendere ciò che rimane delle imprese siciliane dall’assalto del mercato senza regole”
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Mariano Ferro è il padre spirituale dei Forconi. Dal 2012 ha assunto la guida di un popolo che come categoria conta teoricamente milioni tra coltivatori diretti, agricoltori, piccoli trasportatori e partite
iva in generale. Oggi, a cinque anni dalla clamorosa protesta che bloccò mezza Italia, si decide a passare dal movimento d’opinione e di lotta alla politica parlamentare, candidandosi alla presidenza della Regione Siciliana. Lo incontriamo in compagnia di un nugolo di appassionati seguaci.
Mariano Ferro, che cosa l’ha convinta a fare un passo teoricamente in contraddizione con le logiche di un movimento di “strada”? Non le sembra che schierarsi dalla parte della politica possa allontanarla dalla “pancia “ della sua gente?
Un passo in contraddizione con le logiche di un movimento di strada? E secondo lei che dovremmo fare? Protestare per tutta la vita contro sordi indifferenti subendo tutti i giorni? Dovremmo accontentarci di svolgere il ruolo marginale di quelli che abbaiano contro la luna e vedere che la politica, che ha dimenticato assolutamente il suo compito, rimane disattenta distratta sorda indifferente? Un paese in cui i tassisti per ottenere una proroga devono scontrarsi con la polizia nelle piazze non è un paese normale, non siamo noi che siamo in contraddizione con noi stessi, è la politica che non c’è più. Praticamente se dovessimo sentirci in contraddizione, come dice Lei, l’unica cosa che potremmo fare sarebbe al massimo una bella campagna elettorale per i grillini e al momento del voto firmiamo loro l’ennesima delega in bianco a chi avrebbe dovuto fare una opposizione spietata al Governo Crocetta anche nelle piazze e non l’ha fatta.
Ci sta stretto il ruolo dei cani da guardia ed invece ci siamo convinti, con tutta l’umiltà del caso, che la Sicilia, dopo l’esperienza di questi inutili e dannosi cinque anni passati all’ombra del disastro Crocetta, ha bisogno urgente di un movimento che abbia la forza di alzare la voce per difendere quel che rimane delle imprese siciliane dall’assalto di questo libero mercato senza regole. Ci saremmo aspettati, e le occasioni per farlo non sono assolutamente mancate, una opposizione assai diversa ai circa cinquanta Assessori di questo Governo Regionale per tentare in qualche maniera di limitare i danni che sono stati fatti alla Sicilia.
Nessuna difesa dell’agricoltura morente sotto i colpi della concorrenza sleale né dalla maggioranza né dalle opposizioni, nessuna operazione di rilancio del turismo, nulla per fermare le dismissioni dell’industria del petrolio che continua a estrarre dai pozzi con i siciliani che pagano il carburante al prezzo più alto d’Italia, un costo del denaro esorbitante rispetto al Nord, fondi europei che non riusciremo mai a spendere fin quando si pretenderà una partecipazione del privato al 70%, le province al fallimento, la pesca che per svolgere il suo mestiere deve fare la guerra ogni giorno.
Ribaltiamo la domanda: quali argomenti potrebbero indurci a rinunciare? Certo che la gente chiede soluzioni, non vota per essere lasciata già l’indomani al suo destino.
I politici di lungo corso storcono il naso quando sentono il vostro continuo lamento. L’accusa è che lei voglia cavalcare il malcontento, alla stessa stregua dei leghisti, del Movimento 5 Stelle. Insomma così come in Francia Le Pen, in America Trump e in Gran Bretagna i conservatori. Cosa può dirci in proposito?
Glielo faccia storcere quanto vogliono, dovrebbero vergognarsi piuttosto quando andranno a trovare i loro elettori per rinnovargli la fiducia. Cosa racconteranno? Come faranno a non arrossire davanti a quelle famiglie che hanno chiuso le loro attività o che non hanno potuto pagare il mutuo o che navigano nelle difficoltà? Qualcuno ci ha definiti beceri populisti, ormai se vuoi offendere qualcuno digli che è un populista e chiudi la discussione.
Cavalchiamo la protesta? Quale sarebbe l’alternativa davanti ad una classe dirigente di professionisti dell’inganno che pensano di guardarti dall’alto in basso, che pensano di accontentarti dicendo che condividono e poi non battono ciglio davanti ai diktat dei loro datori di lavoro. Mai come ora la politica è scesa così in basso. Cestineranno i simboli di partito, vedrà quanti simboli sconosciuti ci ritroveremo alle elezioni comunali e regionali, si vergognano a dire che appartengono al partito, devono trovare un modo come potersi ripresentare all’elettorato e vedrà che i partiti scompariranno. Chi sono gli autori del disastro? Gli altri.
Abbiamo già raccolto qualche reazione maliziosa, circa la sua candidatura alla presidenza regionale; una sorta di spauracchio per poi allearsi con qualche marpione della solita politica parolaia. Dia la sua versione.
Se dopo anni di malizia e di veleni, oltre che di fango che è stato spalato sui Forconi, dovessimo ancora oggi curarci di tutte le reazioni maliziose che ci provengono da chi si sente disturbato o infastidito da questi soggetti fuori dal coro, non avremmo tempo per pensare alle cose serie e drammatiche che incontriamo ogni giorno. A quelli che pensano malignamente che i Forconi sono pronti ad allearsi con qualche marpione della solita politica parolaia rispondiamo di votarci e di aiutarci a vincere le elezioni, azzereremmo i marpioni e cambieremmo aria in questa terra che ne ha assolutamente bisogno.
In ogni caso la purezza degli onesti ha già dimostrato ampiamente che la politica non è il fatto di un uomo solo al comando, la politica è certamente la rappresentazione e la mediazione tra le esigenze di diversi attori della vita quotidiana. Gli interessi di uno non sempre coincidono con gli interessi del vicino di casa, la politica è l’arte di mediare per trovare soluzioni che siano in grado di mantenere una società in equilibrio. Se i siciliani diranno di si, troveremo la soluzione o l’alleanza, come la chiama Lei, per fare qualcosa di buono per questa terra che da troppo tempo ormai aspetta una fase di riscatto e di rilancio.
Non avete un’ideologia a supporto delle vostre rivendicazioni, un programma elettorale almeno lo avrete. Vuole esporcelo?
Ideologia? Da quando è caduto il muro di Berlino si è scritta la parola fine alla guerra fredda tra i potenti del mondo. E’ da allora che le ideologie hanno perso ogni contenuto sui modelli di sviluppo, ed è da allora che nel mondo si è respirata un’aria da libero mercato. Oggi in Sicilia si parla di laboratorio politico che potrebbe portare a quel partito della nazione in cui si rivedono gli eredi di Berlinguer e di Berlusconi. Oggi la destra fa la sinistra e la sinistra fa la destra.
Cos’è la destra e cos’è la sinistra? Forse Gaber è più attuale che mai o forse sarebbe meglio definirli globalizzatori e protezionisti, sono questi i due nuovi schieramenti che dettano l’agenda politica del pianeta e noi non possiamo nascondere di sentirci più vicini ai secondi pur non essendo fans di nessuno. Sono anni che chiediamo tutele, sono anni che questo libero mercato ha sterminato tantissime partite IVA, tante piccole e medie imprese che erano il vanto di questo paese, sono anni che parliamo con questa politica ed è ormai insopportabile questo atteggiamento di indifferenza o forse di impotenza.
Programmi? Difendere quel che rimane delle nostre attività, agricoltura, zootecnia, pesca, artigianato, commercio, piccola industria, turismo, sono sempre stati questi i punti forti della nostra economia, dobbiamo proteggerli dagli attacchi sleali di questo mercato da Far-West, ostacolare in tutti i modi l’avvento delle multinazionali e rilanciare, ristabilire una fiscalità di vantaggio per tutti quei soggetti che vogliono investire, rendere appetibili i fondi europei, sfruttare tutte le nostre risorse per dare vantaggio ai siciliani: non è possibile che ENI dismetta nel silenzio del Governo Regionale lasciando solo inquinamento, ferraglie inutilizzabili e malattie. Dare uno sguardo al passato per ricominciare un futuro diverso.
Siamo convinti che lo sfruttamento e la speculazione della Sicilia devono finire, non possiamo essere trattati da questa Europa e dal Governo centrale come terra di nessuno. O siamo parte di questa Europa che così com’è riteniamo assolutamente sbagliata o ce ne usciamo al più presto per salvare il salvabile, non possiamo continuare ad essere gli ultimi della classe, abbiamo tutto per tornare ad essere i primi, serve solo materiale umano in grado di volerlo davvero, noi saremo della partita.

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