Il PD, i dissensi interni, il sindaco Garozzo e… le norme leniniste

Chi aderisce a un partito deve rispettare le decisioni che la maggioranza degli aderenti ratifica. Ciò non toglie la possibilità di critica e di partecipazione interna. Ed è per questo che non c’è tanto da ridere quando si parla di riappropriarsi di regole che sembrano obsolete

Vien da ridere a pensare che da più parti si anela un ripescaggio del centralismo democratico! Ma, poi, neppure tanto se si considera il livello minimo di rispettabilità e di consenso di cui l’ambiente politico, nel nostro Paese, è riuscito inconsapevolmente a fregiarsi. E questo non può che essere addebitato al fallimento totale dell’applicazione pratica, ideale e comportamentale, dei principi di democrazia interna ed esterna alle aggregazioni politiche. Quando tali principi sono intesi come libero arbitrio, se non peggio, il caos totale investe tutto il popolo e dà la possibilità ad avventurieri e mestieranti di inserirsi in quelle strutture che sono l’asse portante della vita di una nazione.

Chi aderisce spontaneamente ad una associazione, quale che essa sia, deve rispettarne totalmente le decisioni che la maggioranza degli aderenti ratifica. Ciò non toglie la possibilità di critica e di partecipazione interna. Ed è per questo che non c’è tanto da ridere quando si parla di riappropriarsi di regole che sembrano obsolete. Se i principi-base stipulati per le organizzazioni leniniste faranno arricciare il naso a qualcuno, leggerne il contenuto, mondato da prevenzioni, è la dimostrazione chiara e lampante che le regole ben scritte, legate alla realtà, hanno valore universale da qualsiasi parte esse provengano: carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice; tutte le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi li ha eletti e agli organi superiori; una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza; libertà di critica e autocritica all’interno del partito; le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori; cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato.

Ci si chiede, anche nell’ottica di una parziale revisione, l’italiano, in genere, è capace di rispettare delle regole ferree? Direi di no. E la dimostrazione è che, in nome di una falsa democrazia, furono eliminate dal Partito che, unico in Italia, le aveva condivise. E, in questo senso, accenno ad un’esperienza che mi vede consapevolmente coinvolto.

Ho sottoscritto, insieme ad altri, quale componente della Direzione del Comitato cittadino del PD, il documento di sfiducia al Sindaco di Siracusa. E l’ho fatto non per spirito di appartenenza o altro, ma soprattutto nella qualità di cittadino e di iscritto al Partito a cui ho aderito. Come cittadino perché ritengo che la Città non abbia percepito da questa Amministrazione, dopo vent’anni di gestione raffazzonata, una totale inversione di tendenza tale da valorizzarne le sue potenzialità e di dare al Partito, che l’ha eletta, la certezza dei consensi che meriterebbe. Appuntarsi la medaglietta per alcune opere compiute (Teatro comunale in testa) può essere definito un atto assolutamente puerile e “paesano” anche perché meriti e demeriti vanno suddivisi nel tempo. Accosto questa Città alla cameriera che pulisce il salotto buono e nasconde la spazzatura sotto il tappeto. Le zone rionali (Ortigia esclusa) abbandonate a se stesse: nessun rispetto delle regole e laddove lo si fa (vedi circolazione stradale) è esercitato in modo coercitivo (in pochi casi necessario) e non già in modo precauzionale.

Come iscritto al Partito il tutto si può sintetizzare con quanto espresso in apertura. Le legittime ambizioni personali non possono essere portate avanti in assoluta autonomia. Chi ha offerto il proprio consenso ad essere rappresentato non ha dato, apponendo una crocetta sulla scheda elettorale, carta bianca. Ma, a giusto merito, pretende rispetto e coinvolgimento.

L’intervento sul suo profilo facebook e sulla stampa con cui il Sindaco ha espresso perplessità sul lavoro di alcuni magistrati della Procura di Siracusa non dimostrano solo fermezza e coraggio, ma soprattutto che non ha nulla da nascondere di cose incestuose. E questo è un bene inestimabile difficilmente reperibile. Ma le critiche sull’operato, restano.

Ma non è il solo, il Sindaco, a cui vanno mossi rimbrotti comportamentali. Purtroppo sono una costante di molti iscritti che usano il Partito come paravento per rivendicazioni o iniziative personali (e sono tanti). Ne accenno una a cui tengo particolarmente. E’ di questi giorni una presa di posizione di alcuni dirigenti del PD che a mezzo organi d’informazione e con tanto di interrogazione chiedono al Sindaco chiarimenti con riferimento alla Cittadella dello Sport in ordine all’assegnazione, alla gestione e all’utilizzo di proventi di un impianto di cui si contesta la validità realizzativa.

Non entrando nel merito, due semplici considerazioni: non mi pare che il problema sia stato sottoposto al consenso del Direttivo cittadino del PD e pertanto nullo nella sua validità politica (così come è stato presentato); la situazione è così complessa e variegata che non può essere liquidata con iniziative assolutamente personali. Oggisi dovrebbe essere sempre grati a chi, incosciente verso se stessi e le proprie famiglie, si occupa di togliere parte di gioventù dalle strade. Metterne in dubbio la correttezza gestionale non è un buon atto politicamente accettabile.

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