“Protocollo per la diffusione del baskin in dieci scuole”

Il prof. Giuseppe Battaglia: “Importante progetto di integrazione e inclusione per gli alunni più sfortunati. Normodotati e disabili, maschi e femmine giocano nella stessa squadra con pari dignità”

 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Continua il grande successo dell’associazione Baskin Sicilia, una realtà ormai consolidata su tutto il territorio nazionale e presente ormai in dieci regioni. Le attività coinvolgono le scuole primarie e secondarie con campionati chiamati senior che raggruppano circa ottanta società dilettantistiche. L’idea nasce nel 2010, ed è realizzata dall’ing. Antonio Bodini e dal prof. Fausto Cappellini. Il nome composto “Baske-in” è dato dall’unione dalla parola anglosassone, Bask- con quella italiana int con il significato di integrazione.

Integrazione, cosi come vuole essere il momento che vede raccogliere ogni anno decine di studenti con difficoltà e non, provenienti dalle realtà del capoluogo aretuseo e dai suoi comuni. Numerose infatti sono le scuole che rispondono all’iniziativa: dopo Augusta e Avola, anche Siracusa con l’Istituto Gagini, Noto con il Matteo Raeli (indirizzo LES) e Palazzolo con l’Istituto Superiore, ognuno con le proprie squadre. Si prevede un campionato scolastico provinciale ricco di nuovi atleti, in settimana si è svolto ad Avola un incontro di due scuole: l’Istituto Superiore Majorana di Avola e il Ruiz di Augusta.

Gli istituti secondari di secondo grado diventano il campo – e questo non è solo metaforico – di incontri, scambi tra il corpo docente di sostegno, educazione fisica, che insieme ai diversamente abili realizzano il progetto di integrazione e inclusione, per gli alunni più sfortunati.

Tutto ciò è reso possibile grazie all’impegno e alla lungimiranza del suo organizzatore, il prof. Giuseppe Battaglia il quale è riuscito a creare sul territorio una vasta rete di partecipanti che vanno dai già citati comuni, in aggiunta a Rosolini, Floridia e alle diverse associazioni, quali Avis, Fratres e “Insieme per l’autismo” di Avola.

Allo scopo di cogliere il senso più profondo della sensibile iniziativa abbiamo intervistato il prof. Battaglia.

Come e perché nasce l’idea di baskin?

L’idea geniale, o meglio divina, nasce da un’intuizione dettata dalla necessità di trovare uno sport dove, insieme, normodotati e disabili si possano confrontare senza barriere mentali.

Cosa intende dire con la locuzione “testa di ponte“ del baskin?

La possibilità di suggerire l’apertura di una “terza via”, quella di uno sport che capovolga la concezione tradizionale di sport stesso, mettendo al centro  la persona (e tutte le persone). Col baskin viene architettato uno sport che sia realmente fruibile da tutti e strutturato, appunto, intorno alle capacità individuali di ciascuno.

Chi sono i protagonisti formali dell’intesa per la costituzione dell’associazione?

In quest’anno sociale tra la UISP (Unione Italiana Sport), il comitato degli iblei con la sezione territoriale baskin Sicilia e l’Ufficio Scolastico Provinciale è stato siglato un protocollo che permetterà la diffusione di questo sport nelle scuole della provincia coinvolgendo dieci scuole, per un totale di 250 alunni.

Quali sono state le difficoltà iniziali, considerando che non è sempre facile mettere in moto una macchina del genere?

Le difficoltà sono state di carattere logistico, perché sono noti i problemi che le scuole della provincia di Siracusa devono affrontare facendo sempre i conti con gli spazi il più delle volte carenti di manutenzione, palestre che sfidano il tempo e numerose barriere architettoniche, ma lo spirito dei partecipanti, la passione e la disponibilità dei docenti, permette di “abbattere” anche queste barriere strutturali.

Qual è lo scopo che si prefigge l’associazione?

Quello di far riconoscere dalle istituzioni il Baskin come sport a tutti gli effetti, perché si deve assumere la consapevolezza che lo sport paraolimpico è sport, ma non tutti la pensano allo stesso modo. Normodotati e disabili, maschi e femmine giocano nella stessa squadra, con la possibilità di esprimere il massimo delle proprie potenzialità, senza pietismi, con pari dignità e pari opportunità di successo.

Le famiglie degli interessati vivono questo momento insieme ai loro figli in modo attivo?

Certamente, simili occasioni sono momenti di crescita sportiva e morale, dove le scuole coinvolte sono sempre disponibili, perché conoscere questo sport apre nuovi orizzonti e la quasi totalità degli insegnanti e dei dirigenti scolastici rimangono fortemente colpiti dal baskin.

C’è una frase di un atleta che particolarmente l’ha colpita durante le attività di baskin?

Sì. Un ragazzino, con una disabilità molto grave, mi ha detto: “Peppe, è bellissimo fare sport, non avrei mai potuto pensare o desiderare di farne”. Grazie a baskin oggi è possibile.

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