L’architetto: “Un lavoro enorme che sembra non interessi a nessuno. Cinque volte è stato convocato il Consiglio e cinque volte è mancato il numero legale”. L’aggiornamento fu consegnato nel 2006
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
“Chiedo solo di poterne discutere. Di poter presentare i risultati del nostro lavoro al Consiglio Comunale, ai cittadini, alle Associazioni del territorio. Anche eventualmente per sentirci dire che è tutto sbagliato. Per sentirci “condannare”. Anche solo una volta. Ma quello che è insopportabile è che nessuno ne parli più, che quanto è stato fatto è come se non esistesse”.
Sono le parole dell’architetto Michele Liistro, urbanista e docente universitario a Roma, dove risiede, ma “ortigiano, siracusano di nascita. E tutto l’amore per la mia città è lì, in quegli elaborati progettuali“. A lui, e all’ingegnere Giuseppe Scalora, insieme al direttore del gruppo di lavoro ingegnere Franco Mirarchi, all’incirca nel 2004 è stato affidato il compito di occuparsi dell’aggiornamento del Piano Particolareggiato di Ortigia, in vigore dal 1990 (quello di Giuseppe Pagnano), scaduto nel 2000 e mai rinnovato, se non per l’approvazione del nuovo schema di massima, nel 2009 (vedi scheda).
“Una circolare regionale del 2000 metteva in guardia i Comuni dal redigere ancora strumenti urbanistici per i centri storici secondo le precedenti modalità: troppo costosi, rigidi, a carico delle amministrazioni municipali prive delle necessarie risorse e, a quanto diceva l’esperienza, inefficaci a conseguire i risultati sperati, oltre a fondare su un regime vincolistico a scadenza. Necessario quindi non un Piano a sé bensì una variante al piano regolatore generale per la quale l’assessorato forniva le linee guida e indicava dettagliatamente tutti gli elaborati richiesti da allegare. Si superava così il rilievo casa per casa, insostenibile per costi e tempi, e si riteneva sufficiente il rilievo fotogrammetrico”.
Ma il lavoro svolto per anni è risultato costellato di difficoltà, anche semplicemente di tipo logistico: la mancanza di un luogo fisico in cui lavorare. Solo con l’amministrazione Visentin, racconta il professore, le cose sono cambiate.
“Posso dire che solo da lui abbiamo avuto la necessaria attenzione. Ha riservato per noi alcuni locali presso l’ufficio Ortigia dove poterci incontrare senza dover ricorrere alle nostre stesse case. In quel periodo di quattro-cinque mesi ha lavorato con noi una squadra di cinque giovani davvero in gamba. Ma poi l’amministrazione è cambiata e purtroppo è venuto meno anche l’ingegnere Mirarchi: tutto si è rallentato. Nonostante ciò abbiamo messo a punto tutti gli elaborati necessari da portare in Consiglio. Bene: per 5 volte è stata fissata la discussione e per 5 volte è mancato il numero legale”. Interessi inconfessabili? – gli chiedo. “Non so. Certo disattenzione, un totale disinteresse a discuterne. Eppure siamo andati noi due volte alla Regione, e una volta è venuto da noi il funzionario regionale, per valutare gli aspetti tecnici e produrre così un piano corretto e condiviso scongiurando eventuali ulteriori ritardi in fase di approvazione”.
Cosa del Piano Pagnano andava rivisitato? “In assoluto solo uno il difetto di quel Piano elaborato da un esimio urbanista: proprio il fatto di essere un piano particolareggiato, un piano quindi che prevede vincoli di esproprio che una volta scaduti non possono più essere riproposti e risorse per attuare gli espropri che non ci sono. Che non potevano esserci in misura massiccia come quelle necessarie a realizzare addirittura 50 interventi di diradamento dell’edificato in un decennio. Infatti ne fu realizzato uno solo in via Amalfitania. Nella ricerca di una sorta di riequilibrio tra le due parti dell’isola, essendo l’area a levante quella più soggetta ai fenomeni di spopolamento, lì abbiamo previsto gli unici sei interventi di demolizione perimetrando le aree più problematiche, più congestionate: le cosiddette “aree critiche”, senza porre vincoli ma in attesa che il Comune reperisse i finanziamenti per attuare gli interventi di riqualificazione. Un Piano particolareggiato può avere senso solo su aree ridotte, non su un centro storico così esteso come quello di Ortigia che ha tra l’altro bisogno di una visione strategica complessiva”.
Progetti rimasti sulla carta perché l’interlocuzione avviata anche con la nuova amministrazione è rimasta lettera morta: “Con l’assessore Francesco Italia abbiamo iniziato a metter mano alla parte normativa ma poi è finita lì. Eppure gli ho anche detto che avrei lavorato gratuitamente in questa fase pur di vedere arrivare in porto l’enorme lavoro fin qui fatto. Ma non ci è stata data la possibilità di discuterne. Mai”.
Solo un annuncio infatti la previsione del gennaio 2015 da parte dell’assessore di portare entro l’anno la variante alla delibera.
Ancora una volta soldi della comunità spesi inutilmente in consulenze ed elaborati mai utilizzati (un costo per il gruppo di progettazione pari a 300mila euro), con in più la spada di Damocle di una nuova legge regionale sui centri storici di cui il professore Liistro dice, senza mezzi termini, che è una cosa “vergognosa, da terzo mondo. Su una planimetria a 500 si dovrebbero salvaguardare solo i monumenti e poi lasciare mano libera su tutto il resto. Come se ad Ortigia ci fosse qualcosa che può non essere salvaguardato. Ortigia è tutta un monumento, lo è essa stessa. Sono stati fatti convegni internazionali per riaffermare la assoluta necessità di salvaguardare la nostra storia urbanistica”.
L’iter del piano particolareggiato fino al 2015 – “Lo schema preliminare del PPO è stato elaborato dal progettista e responsabile del procedimento ing. Francesco Mirarchi e dai consulenti esterni arch. Michele Liistro e ing. Giuseppe Scalora, con la partecipazione di 9 tecnici interni all’Amministrazione. Il Consiglio Comunale, in sede di approvazione (delibera n. 163 del 6/11/2006), diede gli indirizzi politici ai fini della redazione dello lo schema di massima.
L’Amministrazione incaricò quindi un gruppo di tecnici esterni a supporto del gruppo già esistente. Lo schema di massima, trasmesso in Consiglio Comunale nel 2007, fu approvato con delibera di C.C. n. 3 del 12/01/2009, che conteneva diverse prescrizioni per il progetto esecutivo.
Il progetto esecutivo fu consegnato alla Giunta, giusta presa d’atto con Delibera n. 231 del 14/6/2011, e venne esaminato in varie sedute dalla competente Commissione Consiliare Urbanistica, la quale valutò la necessità di apportare alcune integrazioni sia documentali che tecniche al progetto esecutivo.
Le principali osservazioni, avanzate dalla suddetta Commissione con nota n.4737 del 16/10/2012, riguardavano:
1. Le carenze dei riferimenti normativi sulla necessità della relazione istruttoria presentata dall’Ufficio.
2. La prescrizione che gli espropri previsti nel Piano Particellare di esproprio per le aree critiche fossero valutati solo al momento delle progettazioni esecutive.
3. La richiesta di approfondimento sulla compatibilità delle previsioni del PPO con quelle del Piano Regolatore Generale.
Successivamente, nella nota del 13/11/2012 prot. 11184, la I° Commissione Consiliare espresse “la propria preoccupazione sulla regolarità e la completezza della documentazione e della proposta di Delibera relativa al progetto di PPO, ribadendo i propri dubbi anche alla luce della Circolare ARTA-URU n. 3/2000, il cui contenuto non pare rispettato”……“preoccupazione che nasce soprattutto dal pericolo che, dopo dieci anni di ritardi, il provvedimento, una volta adottato dal Consiglio, possa essere ritenuto non completato in sede regionale, con la conseguenza di ulteriori dilazioni dei tempi di approvazione da parte dell’organo regionale.”
Nella stessa nota la Commissione reiterò le richieste fatte e chiese all’Ufficio chiarimenti in merito alle preoccupazioni manifestate a cui l’Ufficio rispose il 22/1/2013.
L’Amministrazione, ritenendo indispensabile procedere a un ulteriore momento di approfondimento, verifica e progettazione, coerentemente a quanto indicato dal Consiglio Comunale, vista la complessità, l’entità del lavoro e i necessari criteri di economicità, individuò due figure professionali interne all’Amministrazione, che condividessero con l’ing. Mirarchi la responsabilità della progettazione nella fase finale del’iter approvativo e con Determina Dirigenziale n. 81 dell’1/10/2013 nominò l’arch. Concetta Carta e l’arch. Daniela Occhipinti. Il protocollo d’intesa sottoscritto il 9 febbraio 2015 con la facoltà di Architettura per avvalersi della sua collaborazione, a titolo gratuito, avrebbe dovuto accelerare l’iter del piano”.
Ma così evidentemente non è stato.

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