Residenze universitarie in Ortigia, bene ma non tutto torna

Ci sono state criticità e passaggi che hanno ingenerato perplessità, specie in relazione a un iter procedurale poco trasparente; e sospetti che la progettazione fu spezzettata per evitare la gara

 

La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

A distanza di anni è sempre opportuno andare a verificare cosa ne sia stato di progetti e piani: spesso le sorprese sono sconfortanti; in altre occasioni, come nel nostro caso, tutto sommato si può tirare un sospiro di sollievo, soprattutto se si è nel settore dell’intervento pubblico, di solito contrassegnato da inefficienze e fallimenti. Per le residenze universitarie realizzate in Ortigia dall’Istituto Autonomo Case Popolari si può, in un giudizio finale, dare almeno una valutazione di sufficienza, sebbene qualcosa non torni. Gli studenti hanno i loro posti letto alla Giudecca, e alla Graziella, se non altro, sebbene sottoutilizzato, l’edificio restaurato ha trovato una sua importante funzionalità.

Data al 22 dicembre 1998 la stipula dell’Accordo di Programma per la riqualificazione di Ortigia con un finanziamento ministeriale di circa 18 miliardi di lire: 6 da investire in interventi pubblici e 12 da utilizzare come contributi per quelli dei privati.

Potendo disporre delle risorse solo dal dicembre 2000, il cronoprogramma predisposto all’atto dell’Accordo subiva una “traslazione” di 24 mesi e la realizzazione del complesso degli interventi, che avrebbero dovuto arrivare a compimento alla fine del 2002, slittava fino al dicembre del 2004.

Per la “parte pubblica” il Programma, di durata decennale, prevedeva una partecipazione “corale” di Enti pubblici e privati (compreso il Comune) che, sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa il 30 luglio 1997, si impegnavano a partecipare con un “cofinanziamento” di circa 120 miliardi in totale, da utilizzare entro il decennio.

In particolare l’Istituto Autonomo Case Popolari, per la prima volta, decideva di investire quote importanti (tre miliardi di lire) delle proprie disponibilità finanziarie nel recupero dell’edilizia residenziale del centro storico, alloggi nelle aree degradate della Giudecca e della Graziella, dotandole anche  delle necessarie opere di urbanizzazione primaria.

La gara per il progetto “Rione Graziella” veniva espletata il 3 settembre 2004 e l’altra poco più tardi.

Ovviamente non tutto è andato liscio e senza polemiche: le criticità ci sono state, i passaggi che hanno ingenerato perplessità anche, soprattutto in relazione a un iter procedurale poco trasparente (varianti non assentite preventivamente dal consiglio comunale), ai vincoli espropriativi e allo stato delle cose per i ritardi accumulati da un ufficio Ortigia per 5 anni inspiegabilmente “paralizzato” (secondo i maldicenti per consentire manovre speculative da parte dei “furbetti del quartierino”).

Per fare solo un esempio, diventava necessario rivedere i piani di esproprio perché alcune abitazioni, all’epoca dell’individuazione disabitate, risultavano poi in ristrutturazione o già recuperate e occupate stabilmente, così, nella confusione creatasi, immobili da espropriare in vista della demolizione non solo venivano stralciati ma acquistati da terzi acquirenti che poi ristrutturavano, beneficiando dei contributi della legge regionale 34/85, mentre altri proprietari facevano resistenza e la spuntavano.

Una confusione in cui si dice che qualcuno abbia approfittato, anche comprando a niente, da proprietari poveri e inconsapevoli, immobili di grande valore, e il deputato regionale Roberto De Benedictis denunciava che metà dei fondi destinati alla ristrutturazione di edifici pubblici venivano invece utilizzati per quelli privati “scelti non si sa bene con quale criterio”. Diverse le cause aperte avanti al Tar di Catania per la violazione dei diritti partecipativi, cioè il diritto per il proprietario di essere pre-avvertito del progetto di esproprio prima dell’approvazione di Giunta (art. 7 L. 241/1990), che inducevano molti a presumere che il Comune e lo Iacp avessero attuato un piano di esproprio su vincoli inesistenti e inefficaci. Una situazione in qualche modo sanata da una provvidenziale legge sottoscritta alla Regione in pieno agosto (la n.11 del 9/8/2002) che all’articolo 10 recitava: “Fino alla data del 31 dicembre 2002 l’approvazione della Giunta Comunale dei progetti esecutivi predisposti da Enti Pubblici per interventi di edilizia residenziale pubblica in Ortigia, purché conformi agli standard del Piano particolareggiato, ha effetto di dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza”: un escamotage risolutivo ma solo in parte, inefficace, almeno così si diceva dovesse essere, per gli immobili individuati dopo il 2000, anno di scadenza del PPO, perché non essendo tali edifici inseriti in un Piano vigente i vincoli avrebbero dovuto essere considerati de plano inesistenti.

E comunque, per ricordarlo, solo il 30 dicembre 2002, a un giorno dalla scadenza, la Giunta municipale (sindacatura Bufardeci) approvava “il progetto pilota per il recupero di parte dei quartieri Graziella e Giudecca” e fissava i termini di esproprio.

Ma a fare ancora più scalpore era il sospetto che, per la progettazione della casa dello studente alla Giudecca, pur in riferimento a un appalto unico, l’incarico fosse stato assegnato in spezzoni a ben 5 squadre di tecnici, 15 esperti in tutto, non per “la complessità dell’intervento”, come sosteneva l’amministrazione, bensì per abbassare le quote singole di affidamento ed evitare così una gara ad evidenza pubblica. La posta in gioco non era da poco: la somma prevista per le “competenze tecniche” in lire era di 1miliardo e 135milioni per la Graziella e la Giudecca, e di 283milioni per alcuni interventi da realizzare al Vicolo II.

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