Chi ha ascoltato e per quanto le conversazioni del PM Longo?

Un azzardo collegare le cimici all’acquisizione di documenti dalla GdF di Messina.  Bagarre in Procura: si dà per certo l’esposto di alcuni magistrati, si dice otto, contro due colleghi, o forse tre

 

La Civetta di Minerva, 27 febbraio 2017

A noi sembra che sul caso delle “cimici” in Procura si stiano facendo non poche illazioni. Certo può anche essere che tra le molte qualcuna corrisponda alla verità ma sono talmente tante le variabili in gioco che districarsi non è per nulla facile, né ha un senso, o migliora la comprensione, fare di tutta l’erba un mucchio. Può essere tutto e il contrario di tutto in un clima decisamente torbido da cui, a chi è distante, arrivano suoni di guerra, di lotte intestine che, covate a lungo, appaiono ora giunte al culmine, alla resa dei conti, aprendo scenari che a nostro avviso hanno solo pochi aspetti in comune con quanto accaduto nel 2011. Senz’altro l’immagine non rassicurante dei luoghi della giustizia privi di quella serenità ed equilibrio che il cittadino vorrebbe ritrovare là dove spesso si stravolgono le vite, dove i diritti dovrebbero trovare la loro massima affermazione e non decisioni di parte o ignoranza giuridica, come sempre più spesso accade. Sarà forse stato questo il motivo della visita a sorpresa e inaspettata nel novembre 2016, checché se ne sia detto dopo per allentare l’attenzione – “solo una visita di cortesia” -, del procuratore generale alla Corte d’appello di Catania, Salvatore Scalia? Certo è che da allora più frequentemente si sono registrati casi di avocazione a Catania di alcuni procedimenti e la presenza di magistrati della Procura generale in vicende nostrane.

Chi ha ascoltato dunque, e per quanto tempo, le conversazioni del pubblico ministero Giancarlo Longo? Oltre all’ipotesi di indagini predisposte da altri uffici giudiziari ai quali siano arrivati segnalazioni e/o esposti, si potrebbe anche pensare a persone interessate ad acquisire informazioni per poter poi ricattare il magistrato, a qualcuno, anche esterno alla magistratura o alle forze dell’ordine, che abbia interesse ad acquisire informazioni per i propri fini, che abbia avuto accesso a stanze che dovrebbero restare, forse, maggiormente preservate. La storia dei “ricercatori” di cimici ha anche avuto, in passato, risvolti decisamente umoristici.

Comunque collegare la presenza delle piccole spie all’acquisizione di documenti fatta dalla Guardia di Finanza di Messina sembra essere un azzardo anche perché, a quanto pare, sono stati diversi i fascicoli acquisiti, non solo tra quelli assegnati al pm Longo. La notizia è che la Guardia di Finanza sia stata giorni a scartabellare e che alla fine abbiano portato via davvero faldoni. Dal momento che è Messina la sede competente per questioni inerenti i magistrati siracusani, è lì la testa di ponte cui converge qualsiasi atto riguardi Siracusa e molti potrebbero essere i fronti aperti: documenti relativi a questioni risalenti alla precedente stagione non ancora chiusa, tutto quanto connesso alle turbolente vicende del fallimento della Clinica Villa Rizzo (storia scomparsa dalle cronache ma che noi riteniamo essere uno dei casi critici che ha portato allo scontro interno con accuse pesantissime a carico di alcuni magistrati, denunce e controdenunce, e che immaginiamo riservi ancora non poche sorprese), l’affaire Epipoli con la complicazione della lettera anonima che ha denunciato presunte connivenze con giudici del Tar di Catania, solo per citare i casi più caldi.

Dato per certo è invece l’esposto di alcuni magistrati, si dice otto, contro due colleghi, o forse tre, e questa sarebbe un’interessante novità, sebbene, a sparigliare le carte, potrebbe anche arrivare la notizia che sia proprio il magistrato Giancarlo Longo la parte offesa piuttosto che l’indagato.

Nella bagarre generale pietra miliare è stato poi il rinvio a giudizio del sindaco Garozzo e dell’ingegnere Borgione, proprio a firma di Longo, Di Mauro e Giordano, per il reato di turbativa d’asta in concorso per l’affidamento del servizio idrico alla Siam. Ha scritto tra l’altro il primo cittadino nel suo comunicato: “Non mi sottrarrò al giudizio con alchimie procedurali. Anzi, chiederò di essere processato al più presto perché sono certo di potere dimostrare la linearità del mio comportamento e di potere chiudere velocemente questa pagina… Sono convinto che molto presto verranno alla luce le ragioni di tali avvenimenti, il ruolo dei personaggi coinvolti e i loro legami”.

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