Tensioni per l’impianto da 30mila tonn/anno. Nello Blancato (comitato popolare): “In questa zona l’aria è diventata irrespirabile 24 ore su 24”. “E si dice vogliano ampliarlo a 80mila”
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
È sorto da poco un impianto di trattamento fanghi in contrada Casa Bianca di Palazzolo. Chiediamo a Nello Blancato, membro del comitato costituitosi da poco contro il sorgere di questo sito, i motivi dell’opposizione.
Ci spieghi la situazione.
Bisogna sapere che questo capannone era stato costruito come deposito del latte “Sole”, poi cambiò d’uso con la ditta Cirinnà che lo usò nella sua attività della raccolta di plastica, carta, lattine, insomma rifiuti riciclabili; però l’attività dava margini di profitto troppo esigui ed è stata chiusa. Ecco che è intervenuta “Eco ambiente” di Augusta che ha chiesto una voltura solo per l’utilizzo della fossa imhoff, ma dopo è partita un’altra storia.
Cioè?
L’impresa ha ricevuto, nel giro di poco tempo, tutte le autorizzazioni necessarie per il trattamento di fanghi reflui con la procedura semplificata senza Via (valutazione impatto ambientale). Bisogna considerare che non sono reflui pericolosi.
Chi lo dice, sono state eseguite analisi?
No! Inizialmente è stata data un’autorizzazione per 3.000 tonnellate annue, ora hanno chiesto e ottenuto l’ampliamento a 30.000. Il problema principale è che questo capannone si trova in una zona altamente antropizzata, la prima abitazione è ad appena 7 metri dal capannone, poi scaricano a cielo aperto perché il capannone non è capace di accogliere tutti quei rifiuti e non è stato costruito a tale scopo. Non hanno questo permesso. Pertanto lo scarico dei Tir in parte fuori dal capannone comporta la fuoriuscita di forti miasmi che dalla contrada raggiungono la città di Palazzolo che è distante solo un chilometro. Qui vi sono varie case ma anche piscine, orti, ecc. Oramai in questa zona l’aria è divenuta irrespirabile 24 ore su 24, non solo quando scaricano i Tir.
Il comitato cosa chiede?
Nessuno vieta loro di lavorare, ma per queste lavorazioni occorre un sito ad hoc, lontano dalle abitazioni. Loro hanno superato tutti gli ostacoli burocratici, sono in regola, però non sappiamo cosa avviene lì dentro. Sappiamo che c’è tutta una procedura cristallizzata da osservare, ma non abbiamo visto se i macchinari che esistono sono obsoleti o difettosi.
Quali le azioni del comitato?
Ci siamo costituiti da poco, abbiamo prodotto un manifesto, in questi giorni c’è stato un consiglio straordinario al Comune sull’argomento. Domenica 19 abbiamo fatto volantinaggio e raccolta firme.
Noi siamo disposti a combattere, ma per quello che possiamo.
30.000 tonnellate sono i rifiuti che vengono dal Comune e qualche altro in zona?
Non lo so, se è per questo si dice in giro che hanno chiesto un ampliamento a 80.000, s’immagini. Il Comune, a ottobre, ha fatto ricorso al Tar come autotutela, ma finora non si sa nulla, però il guaio è già stato fatto, perché l’impianto è partito. È in piena attività da novembre 2016. Qui c’è gente che abita tutto l’anno, se ci devono espropriare lo facciano, ce lo dicano.
Sarebbe questa una possibile soluzione?
Lo dico perché davanti a questo grosso problema si rimane in pochi e soli, mentre è una situazione che tocca tutti. La gente viene a Palazzolo per prendere aria salubre. Saranno regolari per la lavorazione e le autorizzazioni, ma non è possibile tutto ciò a pochi metri dalle abitazioni.
Si parla di paura
Vero, c’è gente che ha paura e ci vantiamo d’essere il paese di Giuseppe Fava con la sua famosa frase “A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”.
Su tale argomento ho intervistato Giuseppe Messina e…
Giuseppe, lo conosco bene, ha un coraggio da leone e, mi commuove dirlo, non si ferma davanti a nessuno, è una persona eccezionale, ma non tutti hanno lo stesso coraggio. Non possiamo inventarcelo se non l’abbiamo dentro.
Che cosa farete dopo?
Dopo le ultime iniziative vi sono tante idee ancora da sviluppare, però il comitato fa quello che può fare e a piccoli passi.
Siamo andati a vedere chi è l’impresa Eco Ambiente. Questi sono i servizi che offre mostrati sul suo sito: “Raccolta, Trasporto e Smaltimento Rifiuti Sanitari a Rischio Infettivo provenienti da case di Riposo, Cliniche, Ospedali, Studi Odontoiatrici, Veterinari, Laboratori d’analisi; Trasporto e Smaltimento Oli Vegetali Esausti da Pizzerie, Bar, Ristoranti, Friggitorie, Agriturismo, Paninerie; Smaltimento Imballaggi in Carta e Cartone, Plastica, Vetro, Legno, Ferro, Lattine, Metalli; raccolta, Trasporto e Smaltimento Rifiuti Liquidi e Semiliquidi Pericolosi e non”. Inoltre, l’impresa a giugno 2016 ha vinto l’appalto per il conferimento dei fanghi di trattamento del depuratore di Avola.
Giuseppe Messina cosa hai da dire su questa situazione?
Sta succedendo dell’incredibile qui a Palazzolo e ritengo la vicenda la più grave crisi della storia della città. Trovo degno di attenzione della Magistratura il comportamento degli organi (Regione e Provincia) che hanno concesso incredibili autorizzazioni indipendentemente da una vocazione territoriale e dai bisogni reali delle persone che abitano a ridosso dell’impianto. Intanto, mi vergogno a dirlo, la città affonda nell’indifferenza, nell’egoismo e nei rifiuti. Al comitato costituitosi propongo le seguenti iniziative: a) la revoca in autotutela di quanto è stato fatto dal funzionario responsabile; b) la sospensione del suddetto funzionario in attesa di chiarire la sua effettiva posizione e responsabilità su tutta la vicenda; c) l’invio di tutti gli atti alla Magistratura per individuare eventuali illeciti e responsabili e far chiarezza su tutta questa gravissima situazione bloccando ogni ulteriore attività.
So che serpeggia fra i cittadini la preoccupazione circa la partecipazione al comitato e un’autentica paura. So che vivendo una situazione di diffusa illegalità non pochi hanno da “nascondere” qualche verità e per questo ci si sente ricattabili o esposti. Però, in questa vicenda ci si gioca il futuro del nostro territorio e dell’ambiente in cui viviamo. Non possiamo lasciare questa eredità ai nostri figli. Non ci possono essere né se né ma. Palazzolo ha ben altro da offrire in termini di risorse e opportunità. Questo tentativo di stravolgere una naturale vocazione non può essere accettato e deve essere respinto a tutti i costi. Tutti devono contrastare quest’attacco al territorio, ma avere anche la capacità di indicare adeguate alternative e un’organizzazione del ciclo delle materie tale da fare di uno svantaggio un vantaggio per tutto il territorio, l’occupazione e l’ambiente.
Una situazione veramente grave…
Abito da anni a Caserta e una situazione simile l’ho vissuta, ma c’è stato movimento, io stesso mi sono incatenato alle porte del sito e la forza pubblica ha dovuto usare le tenaglie per liberarmi, ci hanno denunciati, ma anche noi li abbiamo denunciati e abbiamo vinto riuscendo a farli condannare. Qui invece? Ad esempio il capannone dovrebbe essere in depressione per non far uscire nulla, non lo è. È vero, hanno chiesto l’ampliamento a 80.000 tonnellate. Comunque, su tutto questo il mio pensiero è più radicale. Noi dobbiamo eliminare dal vocabolario la parola “rifiuto”, sono tutte risorse che, adeguatamente trattate, ci servono sempre più; seguendo questo percorso creiamo occupazione e un ambiente più sano. Voi come stampa indipendente avete un ruolo importante in questa storia.
È sicuro che la questione del sito di Palazzolo non finisce qua, ma avrà un prosieguo.

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