Per gestire un B&B laurea e 5 anni di esperienza nel settore

Nella legge sul turismo, in esame nella specifica commissione dell’ARS, giro di vite sulle strutture ricettive minori. Cavillosi permessi e pesanti sanzioni rischiano di penalizzare tante piccole imprese. Niente più pubblicità sui portali mondiali

 

La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017

Dopo l’enfasi degli “Stati generali del turismo siciliano”, svoltisi a Taormina il 25 e 26 novembre scorso, promossi dall’Assessore regionale al Turismo Antony Barbagallo, è in discussione in commissione Ars il testo di legge approntato dall’Assessore e dai suoi esperti. A quanto pare, l’approvazione della nuova legge su turismo e sulle nuove regole per le strutture ricettive sembra conoscere un’accelerazione.

E’ improbabile, visto il deludente bilancio complessivo del Governo Crocetta e della legislatura, che la legge sia approvata entro questi mesi. E non vorremmo che questa montagna (l’ARS) alla fine partorisse un provvedimento topolino, nonostante sembra avere la pretesa di offrire un testo sistemico sul fenomeno turistico in Sicilia. Pertanto, intendiamo esprimere qualche dubbio sull’impianto della legge, su cui già il quotidiano “La Repubblica” (il 19 gennaio) ha offerto un quadro sintetico, con un titolo – «Case vacanze e B&B, pronta una legge contro i “furbetti”» – che, se rispondeva ad una scelta redazionale, tuttavia tradiva il pensiero dell’Assessore e degli estensori della legge.

Infatti, si ha l’impressione che la logica ispiratrice del testo sia davvero restrittiva – quando non punitiva – verso la miriade di piccole attività “informali” (bed, case vacanze, villette a mare, unità abitative per uso turistico, ecc..), cresciute in questi ultimi anni. Le ragioni sono varie: da una parte, il fenomeno positivo e dirompente di presenze turistiche in Sicilia per la fascinazione dell’isola e, dall’altra – per ragioni estrinseche –, i rischi del terrorismo, che hanno reso proibitivi i paesi del Nord Africa, Egitto, Turchia e altre mete esotiche. La miscela di questi due fattori ha innescato un trend produttivo in forte crescita delle presenze turistiche nell’isola che ha solo in parte coperto e neutralizzato la grave crisi del PIL siciliano e probabilmente potrà ancora produrre effetti positivi nell’economia siciliana – pur nel carattere irregolare e “anarchico” con cui questa dinamica si scontra con l’assenza di una forte strategia sistemica in Regione e nei Comuni. Anzi, occorrerebbe che “gli Stati generali del turismo” si svolgessero in ogni provincia o nei grandi Comuni – ma temiamo che questa proposta cozzi nel muro di gomma di Sindaci e Assessori di scarsa lungimiranza strategica.

A spiegare anche l’espansione e il vero e proprio spostamento di risorse o il rilancio di questa miriade di attività di migliaia di strutture minori (anche informali) di accoglienza ha inciso la condizione di precarietà sociale, giovani senza lavoro (una disoccupazione giovanile di oltre il 55%) e tante famiglie del ceto medio in difficoltà (proprietarie magari di una seconda casa, o villetta a mare, o nei centri storici delle città, o tanti abitanti nelle Isole: dalle Eolie alle Pelagie, alle Egadi), che ha indotto, in questi 3-4 anni, tantissimi a mettere in “produttività” questo ampio patrimonio immobiliare – casette, bivani o case più grandi nei centri storici, ville a mare: certo, anche in modo informale e anarchico –, destinandole a strutture turistico-ricettive.

Ora, se come recita l’art. 2 del testo di legge in esame all’ARS, l’obiettivo è la «conoscenza sulle caratteristiche dell’offerta turistica regionale», compito della Regione è fare innanzitutto i conti con dinamiche che muovono l’ampio arcipelago delle domande dei diversi turismi e la rete globale che ha consolidato un rapporto personalizzato ed individuale delle domande di ospitalità turistica, per effetto del web – dai siti e-commerce ai network turistici internazionali –, al punto che è il turista, o la famiglia, o la comitiva di giovani (provenienti dagli Usa alla Francia, da Milano al Giappone, dalla Germania all’Argentina, alla Nuova Zelanda, alla Gran Bretagna, per intenderci) a valutare, scegliere, e poi anche giudicare le strutture d’accoglienza (ripeto, anche “informali”) presenti in Sicilia, dando poi pagelle e giudizi, che si riverberano nel web, consolidando in trasparenza un’offerta di qualità o scadente, sì che altri turisti possono così scartare e optare per offerte d’accoglienza di qualità.

Va da sé che il giusto obiettivo di far emergere la molteplicità di queste strutture minori (Bed, case vacanze, villette) sembra appesantito, nel testo dell’assessore Barbagallo, dal prevalere di limiti e logiche restrittive e punitive, sino ad un esasperato quadro di permessi e pesanti sanzioni per coloro che in questi anni agiscono in modo informale dentro i network mondiali – i “furbetti”? davvero patetico. Ma un’Istituzione non svolge la funzione del carabiniere, ed è all’altezza del suo compito se sa assolvere al ruolo strategico di mettere, sì regole, ma anche a sistema un’inedita dimensione di opportunità espansiva e produttiva per i Comuni. Magari alleggerendo e snellendo procedure e temi di riconoscimento di tali strutture, certo per assicurare qualità e sicurezza dei “luoghi” (stato degli immobili, strutture, ecc..) e servizi per i turisti, facilitare la trasparenza degli operatori, e favorire la messa in rete delle centinaia e centinaia di queste strutture (per far sì che le tasse di soggiorno vengano pagate da tutti gli operatori), evitando, come Regione, di innescare una patetica guerra tra poveri. Peraltro, per strutture individuali, pur numerose, che non incidono nel settore strutturato dei medi-grandi Hotels e nel mercato dei pacchetti organizzati dei Tour operator mondiali.

Che senso ha, allora, obbligare un B&B a non superare le tre stanze (oggi 5), come se quella famiglia che ha nel centro storico di Catania o Palermo una casa con 5-6 stanze – o una giovane coppia trasferitasi nell’ampia villa dell’area balneare di Siracusa per farne un B&B e pure abitarci – possa metterne a frutto solo tre? Che si fa, si murano 1-2 vani? Sarà la qualità dell’operatore, la sua capacità a competere dentro un campo di offerte diffuso, pagando fiscalmente il dovuto, a offrire il meglio nell’attività. Semmai, sarebbe più equo modificare il “nodo fiscale” per operatori che hanno oggi obblighi diversi, alcuni più pesanti, pur per finalità simili. Ad esempio, da una parte, gestori/proprietari di B&B (attività in forma “non imprenditoriale”, pertanto senza P. Iva), e dall’altra, affittacamere (funzione “imprenditoriale”, pertanto con P. Iva – con costi più significativi), nonostante lavorino entrambi su identico bacino di utenza: ad esempio, con 3-4 camere (sia il B&B che l’affittacamere), pertanto uguali, potenzialmente, in termini di redditività.

Non è poi esasperante punire la fitta schiera di piccoli/medi gestori o giovani che, anche in forma “non imprenditoriale”, cercamo di mettere a profitto un patrimonio immobiliare a fini turistici, quando si intima loro – con gravi sanzioni – una sorta di «guai a voi se le vostre case o la villa a mare o le case nel centro storico sono pubblicizzate sui portali turistici mondiali, come Booking o AirBnb o Homeholiday per più di 60 giorni»? Anzi, si intima a costoro di non farsi neppure vedere in giro, nel web, a promuovere le strutture? Che dire del fatto che, oltre esasperanti adempimenti burocratici per riconoscere gli immobili ai fini turistici, si impone, all’art. 15 del testo, che proprietari e gestori di strutture ricettive debbano avere i requisiti di: A) comprovata esperienza di 5 anni nel settore; B) Titolo di laurea in scienza del turismo o Giurisprudenza con almeno 3 anni di esperienza nel settore? Cosa ne facciamo, pertanto, di quel migliaio di giovani che non hanno questi titoli e con fatica e impegno stanno inventandosi, “adesso” – magari risistemando l’immobile o la loro seconda casa – un mestiere, un lavoro – che ha il sapore della precarietà nel turismo, senza questi requisiti alle spalle? 

P.S. Un suggerimento agli Assessori al turismo, alla Camera di Commercio, alle associazioni di categoria, ai deputati regionali della provincia di Siracusa: perché non provate a misuravi concretamente su questo tema?       

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