L’Unione Europea e i milioni revocati al porto di Augusta

Dovevano essere spesi e rendicontati entro il 2015. Si riuscirà a salvarli? E’ sempre la solita storia, il nostro sistema politico amministrativo fa acqua da tutte le parti

La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017

La notizia (ma è tale? Ne avevamo paventato il rischio, circa due mesi fa su questo giornale) compare in fondo alla prima pagina del giornale di Catania del 24 gennaio. L’UE avrebbe revocato (o si appresterebbe a revocare) circa 200 milioni di finanziamento per  infrastrutture nel porto di Augusta. Revocare significa che erano stati assegnati e che non sono stati utilizzati nei tempi in cui andavano spesi. Per chi ha un po’ di pratica con i finanziamenti europei, la notizia non dovrebbe meravigliare perché l’Europa, che spesso è matrigna, ha una regola (già, le regole, quelle che per noi sono solo inutili corollari alle cose importanti): se ti assegno un finanziamento nella programmazione delle spese da fare in un sessennio li devi spendere perché servono a raggiungere gli obiettivi per cui sono stati stanziati, non perché diventino un grazioso contributo per consentire al primo che ne ha notizia la possibilità di attribuirsene il merito come testimonianza della propria capacità di influenza e poi metterli in cassaforte per costituire una dote .

I fondi di cui trattasi, inseriti nella precedente programmazione europea a sostegno di una politica del trasporto marittimo, andavano spesi entro il 31/12/2015 ed entro quella data rendicontati. Ciò non è avvenuto, quindi tornano indietro per destinarli ad altri stati più efficienti. Questi i fatti, poi vedremo se si riuscirà a recuperarli.

E’ sempre la solita storia, il nostro sistema politico amministrativo fa acqua da tutte le parti. Decisa una strategia, quasi mai si è conseguenti, si mettono di mezzo procedure obsolete, regioni inefficienti, comuni che vogliono dire la loro, associazioni di varia natura che solo quando si è prossimi a dare seguito alle decisioni si svegliano e propongono osservazioni, ricorsi ai vari TAR, sollevano dubbi, avanzano riserve, promuovono estenuanti dibattiti sulla stampa per giustificare la propria esistenza poi più nulla; per cui, nel nostro paese e particolarmente nel mezzogiorno, per fare un’opera pubblica passano anni, si spendono soldi in carte bollate, consulenze, avvocati e frattaglie varie con l’unico risultato di intasare il già lento sistema giudiziario e non  pervenire al nulla, salvo poi gridare allo scandalo in un gioco al massacro che ci vede arrancare nell’economia dell’eurozona ed essere ultimi nell’uso dei fondi europei.

Siamo, in verità lo siamo sempre stati (ma in questi tempi ancor di più), un popolo di chiacchieroni, azzeccagarbugli, che nei ruoli decisionali (regioni, comuni enti periferici dello stato) è sempre più rappresentato da mediocri figure, generalmente incompetenti e presuntuosamente arroganti nella propria autoreferenzialità. Così affidiamo Comuni, Regioni, soprintendenze, la gestione del Demanio e così via a soggetti ipergarantiti che, quasi mai, vengono inchiodati alle proprie responsabilità in un procedere da goliardi incalliti in un mondo sempre più determinato e risoluto.

Quest’ultima vicenda trova in tutto ciò la spiegazione . Non sappiamo se si potrà recuperare, ma se non cominceremo a fare scelte con il cervello, a scegliere i nostri rappresentanti con criterio senza rincorrere l’ultimo demagogo che dia sfogo alle nostre frustrazioni, saremo destinati ad essere solo un’appendice pruriginosa di un mondo in rapida evoluzione che non ha nessuna intenzione di aspettarci.

Da leggere

Concorso Melilli. Carta, Nicita, Ternullo e la funzione ispettiva intermittente

Noi non sappiamo (ancora) se qualche forza politica abbia pensato di servirsi dello ‘scivolone’ dell’Amministrazione …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti