Il convegno, organizzato dal Circolo dei Lettori, ha affrontato il tema del sistema formativo italiano approfondendo alcuni punti importanti per la nostra città
[Salvo La Delfa]
Si ad una scuola liquida e no ad una scuola in liquidazione: è questo quello che è emerso dal convegno dal titolo “Il sistema formativo italiano nel Terzo Millennio”, organizzato dal Circolo dei Lettori di Siracusa e presentato da Normetta Curcurù.
“Si ad una scuola liquida, che si rifà agli insegnamenti del filosofo polacco Zigmunt Bauman, dove gli studenti non sentano l’apprendimento un obbligo frustante ma vedano la scuola come un luogo dove possono sviluppare le proprie idee”, afferma Maria Teresa Asaro, docente di professione ed impegnata giornalmente in una campagna di sensibilizzazione sui temi della scuola. “Si ad una scuola che utilizza la tecnologia, che rinnova il suo arredamento, che crea nuovi spazi che, rompendo con gli schemi tradizionali, forma classi scomposte in cui i docenti e gli alunni non sono separati da una cattedra (in alcuni casi ancora oggi poggiata su un piedistallo) ma vivono lo spazio comune”.
“No ad sistema formativo italiano (le scuole, le Università, l’AFAM) in liquidazione”, sottolinea Luigi Amato, professore di estetica all’Accademia delle Belle Arti di Palermo. “Un patrimonio nazionale di cui andare fieri che, invece di essere salvaguardato e protetto, viene ogni giorno saccheggiato. Le riforme a cui si è assistito non hanno avuto una idea di base e sono state dettate da una continua richiesta di risparmio, di economicizzazione, di riduzione della spesa”.
“Ciò ha causato la demolizione della scuola”, continua Salvo Russo, presidente del Circolo dei Lettori, un sistema formativo che non è nemmeno tra i primi venti sistemi del mondo, un sistema formativo che dovrebbe educare i giovani che purtroppo poi si ritrovano protagonisti in episodi sconcertanti quali quelli di Siracusa o di Ferrara. Finlandia, Regno Unito, in Europa, Corea del Sud, Giappone, Singapore nel mondo investono in termini di PIL tanto di più rispetto all’Italia”.
Eppure la scuola dovrebbe essere l’attore più importante per la formazione del terzo millennio. Entra più nello specifico Alessandra Turla’, impegnata nel mondo della formazione e delle politiche attive del lavoro. “Non è solo importante istruire i ragazzi ma anche educarli e formarli. Non si è riuscito a chiudere bene una riforma. Le ultime hanno danneggiato i licei, hanno dato un colpo mortale agli istituti professionali e tecnici. A Siracusa, tra gli ex istituti professionali resiste solo l’Alberghiero, l’Ipsia è passato al Liceo Artistico. Due grossi e storici istituti tecnici, il Fermi e lo Juvara, sono stati danneggiati. Lo Juvara ha perso addirittura la sua autonomia e è stato dimensionato con l’Einaudi. In virtù di tutto questo per le scuole l’obiettivo principale sta diventando l’orientamento, il procacciare studenti, cercare allievi per confermare la propria autonomia. Ciò accade in un sistema che non aiuta gli alunni a decidere nel passaggio dagli Istituti comprensivi agli Istituti Superiori. Mondo dell’istruzione e del lavoro devono confrontarsi per avere una offerta formativa adeguata”, continua Alessandra Turlà. “Sono cambiate, infatti, le figure professionali più richieste: quelle del 2016 non coincidono più a quelle del 2005. Per raggiungere questi obiettivi, è necessario che Ministero del Lavoro e MIUR interagiscano tra di loro e con altri ministeri”.
Allora, in un quadro come questo risulta importante il ruolo dei docenti.
“Si, il ruolo dei docenti sarebbe importante ma loro non sono opportunamente valorizzati”, sottolinea Annalisa Romeo, docente, impegnata nel mondo della scuola. “Si sta vivendo una epopea. L’impoverimento della cultura e del sistema di istruzione italiana non sono avvenuti in una nottata, ma sono passati dalla riforma Moratti con le sue tre i (inglese, informatica, impresa) alla legge della Buona Scuola (che non ha niente di buono): gli insegnanti dell’infanzia devono avere la laurea nonostante che il Ministro dell’Istruzione ne sia sprovvista, lo studio della storia dell’arte è stato ridotto nonostante noi viviamo in un territorio ricco di epigrafi e di capitelli”, le minacce si chiamano Invalsi, Indire e Ocse che rappresentano una volontà manifesta di denigrare la scuola italiana e i suoi docenti. La classe docente è stata abbandonata a se stessa ed essa è tacciata come unica responsabile delle magagne che caratterizzano il mondo formativo. Bisogna riacquistare la sensibilità persa, reintrodurre le hard skills, le competenze di base importanti (per esempio l’Irlanda ha introdotto lo studio della filosofia sin dall’infanzia) e cestinare le “soft skills”, competenze minime che non permettono ai ragazzi di sviluppare un pensiero critico”.
Eppure Carmen Perricone, collaboratrice Anief e coordinatrice di Progetto Siracusa, ancora crede in questa scuola e in questi docenti. “I problemi ci sono ma la volontà da parte dei docenti è notevole. Ci sono tanti docenti validi, se non fosse così non affideremmo a loro i nostri figli. Interessa a tutti che la formazione sia valida, bisogna lavorare in rete e sono convinta che tutto migliorerà e si potrà avere veramente una scuola che trasmetta il sapere, il saper fare e il saper essere. La scuola è la seconda agenzia formativa dell’individuo, è lo scenario dove si sviluppa l’individuo ed esso deve essere uno scenario favorevole e non sfavorevole. Gli studenti frequentano la scuola in una età molto importante che è quello dello sviluppo della persona e della personalità. E’ in quel momento che bisogna intervenire per evitare che il disagio (la cui parola proviene da dis-agio, mancanza di agio, mancanza di benessere) del ragazzo diventi un disagio della famiglia, dell’intera comunità. Quindi bisogna prevenire a diversi livelli”.
“Siamo in un’epoca di condivisione e con questo convegno abbiamo voluto condividere delle idee”, afferma Luigi Amato, “abbiamo voluto ragionare assieme su un tema, accendendo su di esso una piccola luce per far sì che riinizino a circolare idee e non circoli più la grande ignoranza che è la risultante di decenni di disastri della politica e della società civile”.

Commenti recenti