Giovanni Cafeo: “Nutro ancora affetto per il sindaco Garozzo”

L’ex capo di gabinetto a Palazzo Vermexio: “Le difficoltà, il peso dell’amministrare, l’incapacità di fare squadra hanno allontanato il primo cittadino dai siracusani”, “Tutti sanno che questo non è un Comune di delinquenti o di malfattori”

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Giovanni Cafeo, la carriera politica che ti si apriva ancora qualche anno fa sembrava inarrestabile. Poi improvvisamente qualcosa ha interrotto la sua ascesa. Crocetta da un lato, la magistratura dall’altro. Accuse che poi magari si tradurranno in un nulla di fatto. Intanto sei stato messo all’angolo. Perché?

Non ho mai fatto politica per fare carriera. Faccio politica dall’età di 18 anni nell’associazionismo, nel partito e nelle istituzioni. Ho perso, ho vinto, sono stato in prima fila e nelle retrovie. 25 anni di impegno non si giustificano per convenienza ma per passione e servizio. A maggior ragione oggi con questo clima l’unica cosa che giustifica l’impegno in politica sono le persone e la costruzione di un futuro migliore. La tua domanda si giustifica solo per lo scenario che da di se la politica a livello locale e nazionale tutta concentrata sul futuro e la carriera di chi fa politica invece di essere rivolta alle persone e fatta con le persone. La magistratura fa il suo lavoro, bene o male non sta a me giudicare. Sono convinto di dimostrare la mia innocenza e spero di potermi difendere al più presto, magari prima delle prossime regionali. Molti considerano il fatto che mi sono dimesso da capo di gabinetto e sospeso dalla segreteria regionale un essere messo all’angolo ma io non la penso cosi. Quando si fa politica per un progetto e come servizio a un’idea è giusto fare un passo indietro quando è necessario. Aver mostrato rispetto per le istituzioni e per il partito ritengo che alla lunga mi ripagherà.

Come nella migliore tradizione politica, mutano le condizioni e con esse le alleanze. Ovviamente ci riferiamo a Garozzo. Eppure era una bella squadra.

Non rinnego mai le mie scelte nè le mie amicizie e Giancarlo è una persona per cui continuo a nutrire affetto. Ho contribuito alla sua elezione a capogruppo del PD, litigai con De Benedictis per la scelta del gruppo. Avendo fatto un buon lavoro da capogruppo convinsi il mio gruppo a sceglierlo come candidato alle primarie. Con Garozzo abbiamo vinto le primarie contro tutto il resto del partito e tutti i deputati anche contro Di Marco e Amoddio che oggi difendono le sue scelte. Giancarlo è sempre stato libero di fare le sue scelte prima e dopo che diventasse sindaco. Essere il suo Capo di Gabinetto è stata un esperienza formativa ma ci siamo resi conto di avere un diverso modo di intendere la politica e l’amministrazione. Mi spiego meglio, per me l’ascolto ed il confronto sono arricchimento per lui perdite di tempo o dimostrazione di debolezza. Lei parla di squadra, io non vedo nessuna squadra. Vedo tante “carriere”, tante individualità talmente concentrate sul loro futuro da perdere di vista sia il concetto di squadra che di servizio. Chi invece crede alla squadra ed al servizio della politica si sente solo e vede vanificato il suo impegno. Oggi c’è bisogno di fare squadra con la giunta, con i dipendenti, con il consiglio, con il territorio, con le persone. La mia personale opinione è che le difficoltà incontrate, il peso dell’amministrare e l’incapacità di fare squadra abbiano allontanato Garozzo e questa amministrazione dalla città e da quello che pensavo fosse il progetto che potevamo portare avanti. Un progetto ambizioso si è trasformato in una sfida solitaria di più soggetti che non riescono neanche a parlare con la città. Oggi più che mai amministrare e fare politica significa avere la capacità di fare squadra con il territorio e individuare un’idea di futuro da perseguire insieme. Spiegare le difficoltà e indicare strategie e soluzioni condivise.

Se scrivo su Google Giovanni Cafeo, appaiono articoli di cronaca locale, ma anche de La Repubblica e del  Fatto Quotidiano. La quinta colonna del comune di Siracusa ha esportato il marchio aretuseo ovunque in Italia. Cosa ne pensi?

Non so se esistono complotti consapevoli e quinte colonne. So che se fossimo riusciti a fare squadra con la città e il territorio oggi Garozzo non sarebbe cosi solo e non sarebbe una sua battaglia personale verso “i poteri forti” ma una battaglia della città a difesa del suo sindaco. Amministrare Siracusa non è come amministrare qualunque altro comune della provincia. Tutti i riflettori sono sul capoluogo e sul suo sindaco, a maggior ragione se si svolge o si pensa di svolgere un ruolo nelle dinamiche politiche regionali e nazionali. Tutti sanno che questa non è un’amministrazione di delinquenti nè di malfattori ed è ovvio che attorno al capoluogo girano tanti interessi legittimi e diffusi e tanti interessi personali o di categorie. Alla politica spetta il ruolo di indirizzare entrambi all’interno di un progetto di sviluppo della comunità e del futuro. È difficile, quasi impossibile e si corre il rischio di diventare il capo espiatorio di tutti gli errori del passato. Se il sindaco pensa che c’è qualcuno che vuole mettere le mani sulla città è perché la considera una cosa sua e sbaglia. Il sindaco è il leader politico, deve testimoniare anche con il linguaggio che non sta vivendo una sua battaglia o una sua sfida ma che sta pensando a costruire il futuro della comunità in cui vive ed opera. Non su un progetto o ambizione personale ma sul progetto della città deve riuscire o quanto meno provare a fare squadra. Deve trasformare tante individualità e tanti interessi personali funzionali a un’idea di crescita e di sviluppo. Oggi c’è bisogno che i cittadini sentano la città la loro e che abbiano voglia tutti insieme di metterci le mani. La situazione attuale invece induce chiunque a pensare a se stesso dando il peggio di sè. Si vive per dare la colpa agli altri, il tessuto sociale è sfibrato, sfiduciato, smarrito ed arrabbiato. Non sono preoccupato per quello che spunta su Google ma per quello che vedo ogni giorno in città. Oggi la città cerca una via di uscita, una speranza, un progetto da condividere ed è stufa della sua classe dirigente tutta, politica e non.

Mani pulite siracusana è una sorta di Caccia a Ottobre Rosso. Un grande fake in cui tutto è completamente diverso da quello che sembra. Un lavoro sotterraneo per spodestare il sindaco Garozzo, così come sostiene lui?

Ripeto lavoro più o meno sotterraneo, fake o verità, poteri più o meno forti, se si è costruito con la città e con la sua parte sana, spodestarne il primo cittadino sarebbe più difficile.
Quando avrò la possibilità di dimostrare la mia innocenza, se ti farà piacere, ti racconterò il mio punto di vista su tutte queste vicende. Non immagini quanto mi piacerebbe spiegare il mio punto di vista. Mi piacerebbe raccontare alla città quante belle persone ci sono tra gli assessori, tra i consiglieri, tra il personale del comune e soprattutto quante belle risorse umane ci sono nella società. La politica è responsabilità, la politica è guardare le cose come sono e pensare come potrebbero essere. Se il comportamento di ognuno di noi avesse alla base la consapevolezza dell’effetto che produce nella comunità in cui vive staremmo tutti meglio. Questo vale per la politica, per il giornalismo, per i sindacati, per i dipendenti pubblici, per le imprese, per i professionisti, per la magistratura e per tutti i cittadini. La consapevolezza del ruolo di ognuno nella società sono convinto che ci renderebbe tutti più responsabili e più rispettosi del ruolo degli altri. Oggi è difficile fare politica come lo è fare impresa, come lo è fare il giornalista o il magistrato. Oggi è tutto più difficile, il clima che stiamo vivendo, la crisi economica e sociale, l’incertezza del futuro rendono tutto più difficile. Nell’era dei social network e nella realtà virtuale come si fa distinguere il vero dal falso? Alfredo Foti è finito insieme a me nel trita carne dell’informazione e dei tweet, per molti rimarrà colpevole anche se la sua posizione è stata archiviata.
Non posso farci niente, sono un ottimista per natura, ho fiducia nelle persone e nelle potenzialità del nostro territorio. La nostra comunità è piena di belle risorse umane con tanta voglia di sentirsi parte e tanto bisogno di sentirsi valorizzate ed è per questo che continuo il mio impegno in politica.

Res, cosa come e perché?

Res? È un progetto di impegno civile e politico. Res è rimettere al centro la persona ed il suo rapporto con le “cose”. Res è il frutto del lavoro collettivo di chi vuole credere in un nuovo modo di considerare la politica. Non più chiusa e concentrata su se stessa ma aperta, capace di costruire relazioni e processi, riconoscendo in sè la responsabilità di cittadini e di classe dirigente.
Come? Partendo dal nostro essere parte di una comunità, dal riconoscere l’altro come una risorsa, partendo dalla condivisione e dal confronto. Provando ad essere dei promotori di comunità, promotori di crescita sociale, culturale ed economica.
Perché? Oggi la politica ha l’obbligo di proporre un paradigma diverso che parli di azioni comuni, di difficoltà e di coerenza ma anche di comunità e di speranza, a rischio la perdita di credibilità nella rappresentanza politica, sindacale e associativa.
E la soluzione non è certo il populismo che può raccogliere consensi, senza un progetto politico vero ma screditando gli altri o un No legato più al bloccare gli avversari e all’incapacità di confrontarsi per il bene della comunità.
La soluzione deve nascere dall’analisi dei nostri limiti di classe dirigente, superando gli schemi della continua contrapposizione. Tutti insieme, un passo per volta, nella stessa direzione. Nell’era in cui non esistono più certezze curiamo l’unica cosa certa su cui possiamo contare, insieme a cui affronteremo le sfide future: le persone, le nostre comunità e il nostro territorio.
Questo è l’impegno che noi – donne, uomini, organizzazioni e movimenti – ci prendiamo nei confronti di noi stessi e della nostra comunità. E’ tempo di prendersi il disturbo.

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