Gestione servizio idrico, verso una nuova gara d’appalto

L’iniziativa dell’on. Vinciullo e la delibera dell’ANAC producono qualche effetto. Ma l’obiettivo dovrebbe essere la ripubblicizzazione promessa

 

La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016

Finalmente pare che il sindaco e la giunta si stiano muovendo per predisporre un nuovo bando di gara per la gestione del servizio idrico. Meglio tardi che mai. La gara a suo tempo espletata era stata contestata dal deputato regionale Vincenzo Vinciullo con una argomentazione non di poco conto. Che a noi della Civetta era apparsa convincente: considerata l’entità dell’affare, sarebbe stato necessario un bando di gara di tipo europeo.

Noi, condividendo tale rilievo dopo un esame del bando, avevamo aggiunto qualche ulteriore critica ancora più radicale all’operato dell’attuale amministrazione, rilevando che la gara non solo presentava gli aspetti di criticità rilevati da Vinciullo, ma ci sembrava annullare ogni competitività tra le ditte aspiranti ad assicurarsi la gestione del servizio, in quanto il bando stesso le invitava a consorziarsi in una associazione temporanea di imprese. A nostro modesto avviso, nella gara non c’era in misura sufficiente l’elemento della competizione, che dovrebbe essere l’ingrediente essenziale di ogni gara. Infine avevamo aggiunto una valutazione negativa di natura politica, in quanto ricordavamo alla cittadinanza ed al sindaco Garozzo il quarto punto del suo programma elettorale: la ripubblicizzazione del servizio idrico. Ricorrendo ad un nuovo affidamento, Garozzo aveva, a nostro avviso, ignorato il suo impegno elettorale.

Eppure la ripubblicizzazione sarebbe stata possibile grazie a una legge regionale, che reca le firme di Vincenzo Vinciullo e Marika Cirone Di Marco. Floridia ed altri Comuni hanno potuto recuperare la gestione grazie  a tale legge. Le difficoltà relative alla conservazione dei posti di lavoro degli ex dipendenti (SOGEAS e SAI8) dovevano, a nostro avviso, essere superate in altro modo. E ne avevamo anche suggerito uno. Sarebbe stato compito dell’amministrazione trovare magari altre soluzioni migliori, ma sempre avendo di mira non solo la salvaguardia dei posti di lavoro (almeno di quelli reali) ma anche il rispetto del patto elettorale.

Così non è stato. Ora l’amministrazione si orienta verso un bando di gara più regolare del precedente. E fa bene. Vuol dire che la recente delibera dell’ANAC, che abbiamo commentato in un precedente articolo, ha sortito qualche effetto: non è stata solo un buffetto. E può darsi che la questione sia sub iudice da parte della magistratura ordinaria, a cui non saranno certo sfuggiti i rilevi dell’ANAC. E fa bene l’amministrazione a correre ai ripari, pensando a un nuovo bando. Ma dovrebbe fare ancor meglio: trovare il modo di mantenere la promessa elettorale in ordine alla ripubblicizzazione.

Forse è troppo comodo (ed anche troppo arrendevole) dire che il Comune non può procedere a nuove assunzioni per il patto di stabilità interno o per altre motivazioni simili. Si è pensato a una gestione diretta, esternalizzando solo il lavoro materiale a una cooperativa magari composta dagli stessi ex dipendenti? Si è escogitata una soluzione che legittimi tale delicato passaggio attraverso il ricorso alle norme di salvaguardia dei rapporti di lavoro in caso di cessione di impresa? Si è esplorata la possibilità di rendere praticabile, nel rispetto delle norme vigenti, tale ipotesi di percorso? Si sono convenientemente esplorati gli spazi eventualmente dischiusi dalla recente legge regionale n. 19/2015? E, infine, si è fatta qualche pressione sul potere politico centrale per spingerlo a modificare legislativamente le strettoie derivanti dal patto di stabilità? O ci si è semplicemente schierati tra i fedelissimi del renzismo, addirittura in competizione con altri renziani, senza mai sollevare la questione?

Renzi sembra ora trovare finalmente (per posa o per disperazione?) il coraggio di opporsi agli euroburocrati senza più limitarsi ad invocare un tantino di flessibilità. Ma ci chiediamo se i politici locali si siano mai azzardati a chiedere a Renzi e all’attuale governo di creare le premesse politiche per un allentamento del patto di stabilità al fine di consentire il mantenimento di livelli occupazionali o la salvaguardia di posti di lavoro essenziali per la continuità di un servizio pubblico di cui sia stata promessa in campagna elettorale la ripubblicizzazione.

Un affidamento mediante gara regolare è meglio che un affidamento realizzato con una gara discutibile. Giustamente criticata dall’ANAC. Ma non è il massimo. Non è l’obiettivo da raggiungere. La salvaguardia dei rapporti di lavoro è importante, ma bisogna coniugare tale obiettivo con quello della ripubblicizzazione.

Il servizio idrico non deve essere delegato a ditte private. Neanche con una gara regolare.  Questo punto di vista è stato mai rappresentato con la dovuta determinazione a Renzi? Ne dubitiamo. Ma non si può promettere all’elettorato una cosa e poi schierarsi tra i fedelissimi di un capo di governo che impugna la legge regionale in vari punti e che briga per favorire l’affidamento del servizio idrico a privati, privilegiando addirittura quelle gestioni che in ciascun ambito offrano il servizio ad oltre il 25% degli utenti.

Non si può essere convintamente renziani (e, dunque, fautori della privatizzazione) di fronte al governo e schierati per la ripubblicizzazione di fronte all’elettorato. Questo nodo va sciolto. 

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