Infrazioni UE, la sindaca di Augusta: “Si stralci il campo sportivo”

Dopo aver tolto la Rada di Augusta dalla lista nera delle discariche abusive, Cettina Di Pietro: “Stessa cosa si faccia con lo stadio”. Mai bonificato, solo ora è stato murato il varco di accesso al terreno

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

Che la Sicilia sia indietro in tema ambientale è facilmente comprensibile dai periodici confronti che vengono effettuati in questo campo fra la nostra regione e altri territori europei. Ciò è testimoniato anche dalle multe salatissime comminate dalla Commissione Europea nei confronti della Sicilia e, quindi, dell’Italia. Sono attualmente 14 (su un totale di 72) le procedure di infrazione in materia ambientale a cui l’Italia è sottoposta dalla Commissione Europea che vigila sull’adempimento, da parte degli Stati membri, degli obblighi recepiti attraverso i Trattati.

Una di queste procedure di infrazione è la 2003_2077 per la mancata bonifica di 200 discariche abusive presenti sul territorio di 18 regioni italiane, in violazione della direttiva rifiuti 75/442/CE (modificata dalla direttiva 91/156/CEE, della direttiva 91/689 CEE e della direttiva 1999/13/CE).

Il 2 dicembre 2014 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia al pagamento di una sanzione forfettaria di 40 milioni di euro e di una penalità di 42,8 milioni per ogni semestre di ritardo dalla bonifica delle discariche. La sentenza (adottata ai sensi dell’art. 260 del Trattamento di Funzionamento dell’UE, TFUE) prevede un pagamento di 400 mila euro per ogni discarica non bonificata pericolosa e di 200 mila euro per ogni discarica contenente rifiuti non pericolosi.

Le somme per la condanna sono state finora versate dal Ministero dell’Economia anche se quest’ultimo le ha già richieste indietro alle regioni che a loro volta hanno presentato il conto ai sindaci dei comuni interessati (che, ovviamente, hanno difficoltà a pagare).

L’elenco completo delle discariche fu trasmesso dalla Commissione Europea nel marzo 2015 e risultò che per la Sicilia le discariche erano 12 di cui una di rifiuti pericolosi. Nell’elenco facevano parte le ex discariche di San Filippo del Mela, di Cammarata, di Racalmuto, di Siculiana, di Leonforte, di Paternò, di Monreale, di Mistretta, di Cerda. Tre, invece, le ex discariche in provincia di Siracusa: quella del quartiere campo sportivo di Augusta, quella della Rada di Augusta e del quartiere Penisola Magnisi a Priolo Gargallo (questa è classificata come rifiuti pericolosi).

Come comunicato dal Ministro Galletti il primo marzo 2016 in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati (e ratificato ufficialmente al sindaco di Augusta alcuni giorni fa, il 17 ottobre 2016), la Commissione Europea ha riconosciuto l’errore di censimento della Rada di Augusta e l’ha eliminata dalla lista “nera” delle discariche abusive (si tratta, comunque, di un sito contaminato), rimanendo in questo modo solo 11 le ex discariche in Sicilia oggetto della procedura di infrazione (e, quindi, della condanna) e solo due quelle della provincia di Siracusa (quella del quartiere Campo sportivo di Augusta e Penisola Magnisi a Priolo Gargallo).

La Commissione europea ha chiarito che per evitare di pagare le multe non basta garantire che non si siano più depositati rifiuti ma bisogna verificare che il sito non sia inquinato dai rifiuti e nel caso in cui lo sia è necessario provvedere alla messa in sicurezza e bonifica.

Qualche settimana fa, la Commissione costituita tra l’assessorato regionale ai Rifiuti e il ministero dell’Ambiente si è incontrata ed è stato chiesto ai sindaci interessati di iniziare la fase di caratterizzazione per verificare se le discariche hanno inquinato il sito. “Stiamo facendo le dovute verifiche per poter procedere alle bonifiche” dichiara l’assessore ai rifiuti della regione Sicilia, Vania Contrafatto, in un post su facebook, mentre il sindaco di Augusta, Cettina Di Pietro, nel commento allo stesso post dichiara che “adesso rimane da eliminare l’ulteriore sito indicato impropriamente come discarica, ovvero il campo sportivo di Augusta”.

Quindi l’obiettivo è, cosi come fatto per la rada di Augusta, di convincere la Commissione Europea a stralciare la posizione della discarica denominata Campo sportivo di Augusta per evitare il pagamento delle sanzioni.

Il campo sportivo “Fontana” fu chiuso nel 2006 dopo che nel suo terreno fu riscontrata la presenza di cenere di pirite, proveniente dall’area industriale di Siracusa ed utilizzata come riempimento quando fu realizzato il campo sportivo. Dalla data di chiusura del campo sportivo nessun tipo di caratterizzazione o bonifica è stata mai fatta, nonostante le numerose diffide che il comune di Siracusa ha ricevuto da parte del Ministero dell’Ambiente. Oggi, la zona versa in uno stato di grave abbandono e solo di recente è stato murato l’accesso del varco per entrare nel campo.

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