Di Franco, presidente di un’associazione: “Si può fare solo l’impianto autonomo”, Massimiliano Arena: “La città deve avere giustizia”, Enzo Parisi: “Finora l’attività del Commissario è stata deludente”
La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016
Non vi è alcun dubbio che gli incontri con il Commissario alla depurazione in Sicilia, il magistrato Vania Contrafatto, abbiano lasciato strascichi in città. Benché il suo arrivo sia stato da più parti apprezzato, non sono mancati momenti di speranzoso apprezzamento ed altri di critica severa. La “Civetta” ha avuto modo di raccogliere tre punti di vista diversi espressi da cittadini che, in rappresentanza della società civile, del sindacato e dell’ambientalismo sono stati parte attiva nella vicenda.
“Sin dal maggio scorso – spiega Mimmo Di Franco, Presidente dell’Associazione filantropica “Umberto I”, presso la cui sede si è svolto uno degli incontri – cerchiamo di avere la possibilità di dialogare direttamente con la Contrafatto e finalmente ci siamo riusciti. Non si utilizzerà la soluzione I.A.S. perché il suo mandato è vincolato alla realizzazione del depuratore e le somme stanziate non possono essere dirottate verso investimenti diversi. Il depuratore sarà autonomo, articolato in tre linee, ed avrà una capienza sufficiente per 80.000 persone.
Dal mio punto di vista non importa che ci si allacci all’I.A.S. o che il depuratore sia autonomo, credo che sia essenziale avere la depurazione delle acque il prima possibile. Quello che conta, a questo punto, è che si rispettino i programmi del Commissario senza frapporre ulteriori ostacoli all’avanzamento delle attività. La mia impressione è che ci sia la volontà e la determinazione da parte del Commissario di portare a compimento questo progetto. Tra un anno proporrò un nuovo incontro sul tema della depurazione, per sapere a che punto siamo e se i tempi previsti sono stati rispettati. Credo sia la volta buona, sia per la gestione commissariale del problema, sia per il rischio di sanzioni da parte dell’Europa. Ho anche notato, a margine dell’incontro, il desiderio di una collaborazione concreta tra i soggetti coinvolti”.
Maggiormente attendista è invece la posizione di Massimiliano Arena, segretario della CGIL di Augusta. “Con la CGIL – chiarisce Arena – facciamo parte del coordinamento “Smuoviamo le acque”, di cui siamo stati i promotori e a cui partecipano le altre sigle sindacali: l’Ufficio pastorale per il lavoro, la C.N.A., Legambiente, Libera e diverse altre realtà. Abbiamo incontrato il Prefetto alcune settimane fa e lo abbiamo esortato affinché intercedesse presso la Contrafatto nella ricerca di un dialogo con la città. A breve pubblicheremo un documento che sarà indirizzato alle istituzioni e in particolare al Presidente del Consiglio dei Ministri, con cui vogliamo rispondere a quando detto dal Commissario Contrafatto ad Augusta. Del Commissario non condivido i metodi e sono molto preoccupato per i contenuti del suo discorso, a partire dai tempi individuati per la risoluzione del problema.
“Noi chiediamo, innanzitutto, la disponibilità dei verbali in cui si dichiara la non validità dei progetti predisposti dal precedente gestore, la SAI 8. Augusta deve avere giustizia, la vicenda deve essere seguita e non può restare impunita. La Contrafatto ha detto che servono altri 17 milioni per completare le opere, quindi dobbiamo sapere con certezza i motivi per cui 12 progetti non sono stati approvati. Come coordinamento facciamo nostra la soluzione I.A.S. e chiediamo alla Contrafatto di verificarne la fattibilità, ho parlato con i dirigenti del depuratore consortile e mi hanno confermato che possono accogliere i reflui di Augusta. È importante, inoltre, che l’Amministrazione ed i cittadini siano informati costantemente e che si definisca un crono-programma degli interventi. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di verificare lo stato di avanzamento della progettazione e quindi dei lavori. Sono passati 30 anni e non si è fatto nulla, lavoreremo per evitare la città possa perderne altri 30”.
Piuttosto severo è anche il giudizio di Enzo Parisi, esponente di Legambiente, che ribadisce i dubbi emersi nel corso degli interventi del Commissario.
“Legambiente ritiene – racconta Parisi – che l’attività svolta fino ad oggi dal Commissario Contrafatto sia deludente. Ad oltre un anno dall’insediamento non è cambiato nulla. Ciò che ci sorprende, però, è il vincolo che deriva dal decreto di nomina che a suo dire la obbligherebbe alla realizzazione di un depuratore nuovo a servizio solo della città di Augusta. Al contrario di quanto sottolineato dal Commissario, infatti, il depuratore consortile I.A.S., non è una struttura privata, ma una società mista di cui il socio di maggioranza è un ente pubblico, l’IRSAP, nel quale sia il Presidente che la maggioranza del Consiglio di amministrazione vengono nominati direttamente dalla Regione. Tra l’altro, il depuratore da 80.000 abitanti che il Commissario intende realizzare, sarebbe sovradimensionato e la gestione sarebbe molto costosa, al contrario l’efficienza dell’impianto I.A.S. migliorerebbe se giungessero reflui ulteriori da Augusta.
“L’idea che il Commissario debba attenersi in maniera rigida al mandato è inverosimile, soprattutto se si dovesse evidenziare l’opportunità di una valida soluzione alternativa. Questo rifiuto immotivato ci sorprende non poco. Da parte della Contraffatto ho notato, poi, una certa irritazione a seguito di un mio intervento in cui ho avuto modo di chiedere le ragioni del rigetto dei dodici progetti predisposti dal vecchio gestore e di sottolineare la necessità che si accertino le responsabilità anche per il danno ambientale che ne è conseguito. La reazione del Commissario è stata poco istituzionale, quasi irritata, ma in realtà siamo noi cittadini ad avere il diritto di essere irritati. Noi continueremo a fare pressioni sulle istituzioni nazionali per chiedere che da parte della Contrafatto ci sia maggiore trasparenza e un rapporto corretto con le amministrazioni locali ed i cittadini, anche sui progetti presentati. Senza alcun broncio”.

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