Depurazione Augusta: ricorsi sommosse contenziosi sprechi…

Una storia datata alla fine degli anni Ottanta. Ormai non resta che aspettare: la Magistratura per le indagini e i partiti e il Comune a tallonare il procedere del cronoprogramma

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

Il 14 ottobre, grazie alla irruzione in Augusta del commissario governativo Vania Contrafatto, assessore regionale all’energia e ai rifiuti, con presenza e presidio in ben tre convegni uno di seguito all’altro (l’energia dimostrata nella circostanza è beneaugurante), si è goduto di un fiume di parole che, solo in parte, hanno fatto chiarezza. Vediamo di riassumere. La vicenda depurazione in Augusta si può dividere in due tronconi: ciò che è avvenuto prima dell’ottobre 2015, l’insediamento del Commissario sostitutivo del Comune e della Regione, e ciò che è accaduto dopo.

Prima: la storia inizia nella seconda parte degli anni ottanta quando il Comune, allora non sospettato di infiltrazioni mafiose, sufficientemente fornito di affaristi, speculatori e gente “diversamente operativa”, iniziò, a fronte di un bel gruzzolo di milioni, il percorso incaricando due giovani allora professionisti di progettare l’intervento; così inizia una storia piena di corsi, ricorsi, sommosse, contenziosi, danni, sprechi, penali, concordati e chi più ne ha più ne metta (ricordati, peraltro, in questo giornale in articoli precedenti), i cui contenuti, i cui responsabili, i cui attori dovrebbero essere oggetto del lavoro dei Magistrati della Procura che, se ne avesse voglia e possibilità, invece di archiviare potrebbe chiarirne i contorni; allo stato delle cose esse non sono oggetto di attenzione da parte dei cittadini, sempre di memoria corta, a cui basta dire che sono tutti ladri e che quindi sono tutti colpevoli, il che equivale a dire che nessuno è colpevole.

Mentre  si attende che la Magistratura – anch’essa non immune da macchie, vedi la vicenda SAI 8 – batta un colpo per distinguere i criminali dagli imbecilli e dagli incapaci, si prende atto che la vicenda dà la misura del grado di inconsistenza delle nostre realtà amministrative/politiche, ma questo è un altro discorso, e aspettando gli eventi siamo consapevoli che non c’è alternativa.

Dopo: Il commissario governativo, anch’egli magistrato in aspettativa prestato alla politica, si mette all’opera. Verifica lo stato degli atti e, non potendo utilizzare gli uffici regionali perché oggetto anch’essi di commissariamento, si affida al Ministero per disporre di una struttura tecnica di supporto; viene individuata una società in house dello stesso ministero, la SOGESID (dove peraltro operano anche soggetti legati da vincoli di sangue ad attori in vicende correlate), che valuta la progettazione fin qui eseguita non idonea a superare la procedura di infrazione avviata dalla UE e per la quale, ogni sei mesi di ritardo, scattano multe a carico degli Enti inadempienti (?).

Ciò accertato (forse un giorno sapremo il perché tanta progettazione è carta straccia), si pone in essere un cronoprogramma che prevede la verifica dello stato di fatto, la verifica dell’utilizzabilità delle opere già realizzate e la definitiva definizione di un progetto esecutivo da affidare in gara. Due cose il commissario afferma con decisione, al di là di alcune inesattezze circa la natura giuridica dell’IAS su cui sorvoliamo: prima che bisognerà costruire un depuratore perché questa opera è quella finanziata dalla UE e non sono ammessi svicolamenti (altrimenti è reato, ribadisce più volte, confidando sulle sue competenze giuridiche), seconda che bisognerà assegnare le verifiche e la fattibilità dell’opera, utilizzando il massimo dell’esistente, secondo le regole del nuovo codice degli appalti. Dopo una serie di specificazioni tecnico/giuridico/finanziarie, conclude che nel 2019 potremo vedere la luce se riusciremo ad ottenere altri 17 milioni di euro, di cui si dice fiduciosa, per realizzare i due tronconi in cui sarà diviso l’intervento (Augusta/monte/Brucoli e zona Agnone).

Inutile riferire sui rumoreggiamenti nelle varie sale dove la commissaria ha interloquito, poiché nei nostri concittadini (incuranti del ginepraio e della complessità tecnico/amministrativa dell’opera) che hanno aspettato quasi silenti ed inerti più di 30 anni, tre anni appaiono tempi biblici.

Su questa tempistica tutti coloro che hanno ruolo – amministrazione, partiti eccetera – si sono allineati anche perché, al di là delle dichiarazioni, ignari e inconsapevoli delle procedure e dei dettagli necessari a portare a conclusione il compito, sono sollevati dal fatto che finalmente il problema non sarà più loro e alle lamentele e ai rimbrotti dei cittadini potranno indicare il titolare del processo amministrativo che è lontano, governativo (e questo aiuta, poiché tutto ciò che è governativo è brutto sporco e cattivo per definizione) e quindi inarrivabile e potranno, così, continuare nelle loro polemicucce su fb, bisticciando con espressioni sempre più truculente e radicali, inanellando figuracce incredibili (vedi piano per il sud) che, però, resteranno nella mente dei più lo spazio di qualche giorno; poi incalzeranno nuove vicende,  nuove polemiche e nuovi cazzeggiamenti mentre la città degrada sempre più.

Così va il mondo. Ma abbandonando i luoghi comuni, non resta che aspettare: la Magistratura, che ci dica nomi cognomi ed indirizzi e non archivi assecondando le proprie inadeguatezze, e le forze politiche e l’amministrazione comunale, che seguano passo dopo passo (ormai è una locuzione in voga) il procedere del cronoprogramma annunciato finché vada in porto (metafora poco opportuna viste le condizioni dello stesso). Il resto restano chiacchiere.

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