Uno sguardo ai fascicoli Stes, Zuimama, alle audizioni e alle conferenze stampa. Nessuno può porsi quasi quale “voce profetica” della Procura. Con tempi rapidi, il Tribunale faccia doverosa chiarezza
La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016
Cosa non ci convince, e non ci piace, di quanto accade intorno al fenomeno che per brevità chiameremo il Tornado Princiotta; sgombrando subito il campo da eventuali fraintendimenti: riteniamo che tutte le illiceità denunciate dalla consigliera siano da verificare e se del caso da perseguire, nei confronti di chicchessia.
CASO STES – Dalle dichiarazioni del presidente della cooperativa Stes, Francesco Abbruzzo, si apprenderebbe che dall’agosto del 2015 dormiva in Procura un suo esposto “dettagliato“ in cui riferiva, e denunciava, 15 anni di tangenti (pari, a quanto si dice, al 10% del valore dell’appalto), regalie e assunzioni clientelari (“si trattava in un bar e tra le prime assunzioni la figlia dell’ingegnere Borgione e il figlio di un’amica dello stesso dirigente”), a cui era stato “costretto” per ottenere e poi prorogare il servizio comunale di “manutenzione degli impianti elettrici e telefonici negli stabili di pertinenza comunale, della segnaletica orizzontale, verticale, luminosa, del servizio di reperibilità per pronto intervento stradale e di riqualificazione sedi stradali e manutenzione di caditoie e chiusini”.
Solo a seguito della conferenza stampa tenuta il 20 settembre scorso da Abbruzzo insieme con la consigliera del Pd Simona Princiotta e il deputato nazionale Pippo Zappulla (seduti con suggestiva simbologia ai suoi lati) l’indagine avrebbe avuto un sussulto. Per quanto si riferisce in cronaca, decisiva sarebbe stata quindi la sollecitazione dell’onorevole e della consigliera a far presto nell’accertare i fatti. Così, a distanza di un mese, si è avuta notizia della notifica di conclusione indagini per dieci dipendenti comunali: per l’ipotesi di concussione l’ingegnere capo del Comune, Natale Borgione, e i funzionari Sebastiano Reale e Sergio Russo, per abuso d’ufficio i dirigenti Enzo Migliore, Enzo Miccoli, Loredana Caligiore, Salvatore Correnti e i funzionari Rosario Pisana, Giovanni Parisi e Rosaria Garufi, ormai in pensione.
Già in merito a quanto fin qui detto lascia davvero perplessi sia l’ipotesi acclarata dalla cronaca che la Procura abbia bisogno di input esterni per perseguire reati di cui è a conoscenza, sia l’altra, che qui avanziamo noi, che sia accaduto il contrario: che voci sul fatto che le indagini fossero ormai concluse abbiano indotto a organizzare la conferenza stampa.
Comunque non risulterebbe invece inquisito il presidente della Stes che si sarebbe trovato, secondo i magistrati Giancarlo Longo e Marco di Mauro, titolari dell’indagine, in uno stato di “ineludibile coercizione“. Costretto a subire quindi pur di poter lavorare, ma consapevole di far parte di un gioco “sporco” e deciso a venirne fuori non per un risveglio della coscienza ma perché auto-esclusosi, gioco forza, dalla gara indetta dall’amministrazione per l’affidamento del servizio che la cooperativa gestiva in regime di proroga dal 2005, data di scadenza della convenzione “privata” stipulata nel 1999 dall’allora commissario straordinario del Comune.
Com’è noto l’amministrazione Garozzo, sin dal suo primo insediarsi, ha avuto quale obiettivo programmatico (che non si vede come non sia da apprezzare e condividere) quello di chiudere la stagione più che decennale degli affidamenti diretti, in auge dal 2010, per riportare regole e ordine nell’amministrazione, pur con molte difficoltà e i tanti errori segnalati anche dalla nostra redazione ogni qualvolta se ne abbia avuto contezza.
Un bando di gara però irregolare secondo Abbruzzo, in particolare per la presenza nel capitolato di un requisito pregiudiziale – un minimo di 40 punti di valutazione tecnica – che, si è detto, ha impedito anche ad altre imprese di presentare la propria offerta.
Mentre si attende che su questo faccia luce la Procura, val la pena di segnalare che invece, secondo il segretario generale del Comune che ha proceduto su sollecitazione del sindaco a una verifica interna, tutto sarebbe frutto di un mero refuso – la dicitura “punteggio non inferiore a 40” presente all’articolo 5 del disciplinare sostituisce erroneamente “punteggio max 40” -, facilmente individuabile dai non sprovveduti grazie alla lettura integrale del capitolato e dei successivi articolati.
Un’incongruenza che si sarebbe potuta chiarire per tempo, dunque, essendo stata garantita la piena trasparenza nel corso dei sopralluoghi effettuati dalle tre imprese interessate al bando per prendere visione di quanto necessario prima dell’espletamento della gara (nel settembre 2014 il sopralluogo della Stes), ma d’altra parte, non c’è dubbio, errori che si dovrebbero evitare.
Tuttavia, data la dinamica dei fatti, a questo punto, risulta davvero difficile poter condividere le opinioni del deputato Zappulla – “Stiamo qui a sostenere sicuramente il coraggio che comunque hanno avuto di denunziare vicende gravi di irregolarità e di malaffare” – perché a nostro giudizio ben altri sono gli atti coraggiosi di chi voglia prendere le distanze da angherie e soprusi.
Non sappiamo se intanto a carico di Abbruzzo, che ha anche “confessato” di non aver pagato l’Iva per assicurare gli stipendi ai soci lavoratori della cooperativa, verrà imputato altro, ma si dice che il danno subito dalla Stes si aggiri intorno ai 2milioni di euro e che la vincitrice della gara, la milanese Siram, non avesse i requisiti richiesti per la partecipazione al bando.
Per completezza di informazione riferiamo anche che, secondo alcuni, la mancata partecipazione della Stes alla gara sarebbe piuttosto stata determinata dalla riqualificazione dei costi del servizio che sono scesi da un milione e 50mila degli anni precedenti agli 845 mila euro del bando di gara (affidata poi con poco più di 500 mila euro grazie al ribasso del 27,53% proposto dalla Siram); per alcuni un bel risparmio per i contribuenti e una razionalizzazione della spesa pubblica, per altri drastici tagli del personale (da 26 a 12 unità) che peseranno sulla qualità del servizio, essendo stato anche soppresso il gruppo di reperibilità h 24.
Quindi diatribe consuete tra i sostenitori del prima e quelli del dopo ma che per noi segnano comunque un punto a favore della trasparenza e pubblicità delle procedure, una battaglia che la nostra redazione (allora con altra testata) ha sempre condotto con determinazione opponendosi al tentativo della giunta Bufardeci di creare con la Multiservizi un carrozzone clientelare, l’origine, lo ricordiamo, delle quattro agenzie di sviluppo per le quali la Procura della Corte dei Conti chiede oggi agli amministratori del 2008 la restituzione di oltre 200mila euro.
CASO ZUIMAMA – Sospeso nel limbo il caso Zuimama. Lo ricordiamo brevemente. Secondo la consigliera Princiotta, la collega di partito Carmen Castelluccio e il marito Pino Pennisi, nel dicembre 2014, avrebbero esercitato pressioni nei confronti di alcuni funzionari comunali per ottenere un contributo a favore dell’associazione Zuimama, affiliata ad Arciragazzi nazionale di cui dal 1988 è presidente Pennisi, per lo svolgimento nell’estate del 2015 di un campo estivo per bambini meno abbienti (oltre 10mila euro).
Il reato contestato dalla Procura dopo alcuni mesi (giugno 2016) dall’esplodere del caso (settembre 2015) è di “aver predeterminato il contenuto della determina comunale con la quale veniva affidata alla Zuimama la gestione del campus estivo in mancanza di qualunque avviso pubblico e senza alcuna valutazione del progetto”. Cinque gli indagati anche per “tentata truffa in concorso” (oltre Castelluccio e Pennisi, Rosaria Garufi dirigente, Caterina Galasso funzionaria e Cristina Aripoli presidente della Zuimama).
Nel computer personale di Pennisi, sequestrato dai Carabinieri, sarebbe stato trovato un archivio contenente “numerosissima documentazione facente capo alla Zuimama tra cui il decreto di sequestro della Procura di Siracusa relativo alla documentazione del campus estivo notificato qualche giorno prima sia al Comune di Siracusa sia al presidente dell’associazione Zuimama, nonché la querela presentata dalla Aripoli contro la consigliera comunale Simona Princiotta”.
Tutto regolare secondo la Castelluccio: “Si trattava della documentazione inviata da Zuimama, a fine ottobre 2015, proprio per testimoniare la bontà dei suoi comportamenti, dopo che si era saputo del coinvolgimento di tanti”. Archiviata invece la posizione dell’assessore Valeria Troia, inizialmente coinvolta e poi risultata estranea alla vicenda.
Inoltre, sempre secondo la Princiotta, Carmen Castelluccio, per ricevere il contributo non solo avrebbe patteggiato la disponibilità a votare favorevolmente il bilancio del 2014, ma avrebbe anche ricevuto 12mila euro per approvare il bilancio 2015. “Sarebbe stato veramente inspiegabile che la segretaria provinciale del Pd bocciasse, come consigliere, il bilancio presentato dalla giunta Pd che governa la città, voto favorevole espresso anche nel 2013” è stata la sua risposta in un comunicato del 16 ottobre.
Cosa non torna in questa vicenda per la quale la consigliera Princiotta ha prodotto le sue personali meticolose verifiche espletate nell’agosto 2015 e sulla quale siamo certi che la Procura stia raccogliendo tutte le informazioni? Quali sono le note stonate?
Intanto il primo atto, quando a preannunziare l’iscrizione di Castelluccio e Pennisi nel registro degli indagati è stata proprio la Princiotta non perché si sarebbe configurata una violazione del segreto istruttorio (sterile querelle di quei giorni) ma perché riteniamo che sia da inciviltà giuridica che altri sappiano ciò che gli interessati non sanno e, aggiungiamo, che è a nostro avviso altresì gravissimo che, come può accadere, l’iscrizione nel registro degli indagati non sia contestuale al momento in cui si presenta una denuncia degna di credibilità bensì quando il pm lo ritenga opportuno, e tra l’altro eventualmente senza alcuna comunicazione all’interessato. Purtroppo una distorsione dei nostri tempi spesso gravida di conseguenze devastanti.
E poi non si può restare indifferenti a quanto raccontato dalla stessa Castelluccio: “Abbiamo ricevuto l’avviso di garanzia e la notifica di conclusioni indagini contestualmente, senza essere mai stati sentiti. Abbiamo noi richiesto un incontro con il sostituto procuratore Marco Di Mauro il 5 agosto scorso nel corso del quale finalmente abbiamo prodotto una voluminosa memoria difensiva che suffragata da documenti, foto, video, rassegne stampa, ha fornito la nostra versione dei fatti, da cui riteniamo emerga con chiarezza che io e mio marito siamo totalmente estranei all’ideazione, preparazione e gestione dell’atto amministrativo e del progetto ad esso collegato … Ci riserviamo di poter al più presto rendere pubblica la memoria difensiva presentata (quindi nessuna anticipazione in conferenza stampa, ndr) per poter dimostrare nel dettaglio i fatti, e mettere fine a questo modo incivile di utilizzare l’azione della magistratura per calunniare e diffamare la moralità e la storia politica delle persone, inquinando il clima politico, alimentando atteggiamenti populistici tanto di moda e delegittimando il confronto nel merito dei problemi che interessano i cittadini. Come ho già fatto in altre occasioni, provvederò a querelare la signora Princiotta, per le gravi e false affermazioni fatte nelle sue dichiarazioni”.
Nessun commento se non l’auspicio che anche in questo caso, con tempi rapidi, a prescindere dalle conferenze stampa (!), la Procura faccia doverosa chiarezza.
COMMISSIONI ANTIMAFIA – E passiamo al capitolo delle audizioni presso le commissioni antimafia di Palermo e poi di Roma. Può essere sufficiente l’accusa rivolta alla consigliera PD Simona Princiotta di aver ospitato un latitante circa 15 anni fa e di aver avuto “rapporti con la criminalità organizzata” (notizia che si è detto essere stata pubblicata con straordinaria e sospetta tempestività da un giornale locale) per prospettare (come a quanto pare sognano alcuni) l’ipotesi di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose? No, non è sufficiente (e tra l’altro la consigliera ha comunicato di aver presentato una denuncia per calunnia aggravata nei confronti del collaboratore di giustizia Rosario Piccione) .
Ma la commissione antimafia di Palermo e quella di Roma possono archiviare come mera “querelle politica”, per giunta tutta interna a un solo partito, ciò che sta accadendo a Siracusa ormai da mesi? No, non è possibile, a meno che non si intenda demandare ad altri organismi l’analisi di situazioni e dinamiche che a noi appaiono purtroppo non inedite ma di certo straordinarie.
La gestione della macchina amministrativa, non certo solo a partire dalla Giunta Garozzo, con il suo carico di scandali, abusi, denunce (quelli che hanno fatto meritare a Siracusa il marchio infamante di comune più inquisito di Italia), è la cartina di tornasole sia di quanto le rappresentanze politiche, in tutte le loro stratificazioni, siano venute meno a doveri e valori, sia dell’assenza, almeno fino a qualche tempo fa, di forti voci di denuncia e soprattutto del controllo sociale.
Esiste anche a nostro giudizio un “sistema Siracusa” ma va molto al di là degli scandali che stanno venendo fuori ora grazie alle inchieste di qualche giornale, ora per l’azione del M5S in particolare, ora per le denunce della consigliera (e che, non c’è alcun dubbio, richiamano le responsabilità, pesanti, di chi sapeva e non parlava: omertà? collusione?). Che la pubblica amministrazione non stia vivendo tempi facili e in diversi Comuni si registrino illegalità su illegalità è storia ormai datata, ma a Siracusa, come abbiamo già scritto recentemente, il sistema da smantellare è quello che, per rifarci al processo più prossimo, ha generato l’affaire Sai8, e tutti gli altri. Se non si parte da lì, a individuarne cause e intrecci, se non si colpiscono tutti i responsabili senza impacci per la presenza eventualmente di nomi eccellenti, a Siracusa forse migliorerà e diventerà più onesta l’azione dell’amministrazione ma non finirà la stagione dei veleni, la città non si libererà dalla cappa di intimidazione e costrizione di cui, ahimè, pochi hanno reale consapevolezza.
Infine, se l’azione di chi denuncia ha l’effetto di dissipare la cortina fumogena che nasconde affari e combutte degli e negli uffici comunali, se la determinazione di alcuni serve a non consentire che tutto si esaurisca nel dissenso scandalizzato di poche ore, come in altre occasioni è accaduto, per lasciare poi tutto inalterato, il cittadino onesto non può che rallegrarsene.
Ma questo non elimina le perplessità di questi giorni: nessuno può porsi quasi quale “voce profetica” della Procura come se da quegli uffici si abbia il mandato a comunicare alla popolazione gli avvisi di indagine o di richiesta di rinvio a giudizio; come se ci fosse un solo motore che spinga a volgere lo sguardo a quanto si decide e si muove negli uffici comunali; come se fossero solo alcuni gli interpreti più attendibili nella lettura da dare ad alcune vicende.
Sappiamo bene che non è così, che si tratta di un effetto alone, ma la domanda da porsi è proprio cosa percepiscano i siracusani, quale sia la loro reazione anche di fronte a una comunicazione mediatica abbastanza a senso unico. Questo ci preoccupa.

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