Olfattometria Dinamica e le 14 centraline, tutto fermo

Inquinamento da sostanze odorigene: si riuniscono tavoli, si firmano protocolli e non si realizza nulla. Il pubblico latita e le aziende del Petrolchimico fanno scaricabarile

La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016

Il solfuro di idrogeno e i suoi derivati sono i responsabili principali delle molestie olfattive a cui nel Siracusano siamo soggetti periodicamente. Queste sostanze sono caratterizzate da una soglia olfattiva molto bassa e al momento non esiste strumentazione in grado di monitorarle (anche se sperimentazioni a riguardo si stanno effettuando). L’unico strumento in grado di rilevare le sostanze odorigene, anche in bassissima concentrazione e con una sensibilità molto alta, è il sensore “naso umano”.

Ad aprile 2015 era stato presentato dall’ARPA un progetto innovativo ed ambizioso di applicazione dell’Olfattometria Dinamica (tecnica regolata dalla norma europea EN 13725) che utilizza un “panel”, cioè una commissione di persone – valutatori per il riconoscimento delle sostanze puzzolenti. Durante la presentazione era stato comunicato che questa tecnica sarebbe stata integrata con l’installazione di 14 nuove centraline (con canister) per il campionamento dell’aria che si sarebbero dovute azionare in base alle segnalazioni (telefonate) effettuate dai cittadini. Si trattava (avevamo scritto in un articolo relativo a quella presentazione) “di una vera e propria rivoluzione copernicana sul modo in cui si vuole valutare le molestie olfattive nel nostro territorio, considerando che, al momento, l’unica cosa che si riesce a fare è di prelevare dei campioni di aria solo molte ore dopo che l’evento si è avuto (ovviamente tranne nei casi in cui l’evento si manifesta per più ore) e di analizzare questi campioni di aria con strumentazioni poco sensibili, non in grado, cioè, di riuscire a distinguere sostanze odorigene in concentrazioni bassissime (quali sono i derivati dell’idrogeno solforato, i mercaptani)”.

Erano state anche individuate le posizioni dei campionatori (Via Algeri, Belvedere, Scala Greca, Villaggio Miano) anche se ARPA Siracusa aveva affermato di “attendere indicazioni per il posizionamento da parte dei cittadini”. Il progetto era, allora, in attesa di un decreto di finanziamento per un importo pari a circa 600 mila euro. Ci chiediamo: che fine ha fatto questo progetto? Come mai non è stato portato avanti?

Tavoli prefettizi – In un convegno organizzato l’anno scorso dall’ARPA, il prefetto di Siracusa, Armando Gradone, riguardo alla situazione delle sostanze odorigene nel nostro territorio, ebbe a dire: “La continuità di impegno va assicurata in misura maggiore: su questo ci dobbiamo concentrare. Dobbiamo riuscire a dare continuità ai progetti, non basta presentarli. Bisogna dimostrare che sono efficaci. Manca in questo campo la continuità, noi non riusciamo a garantire continuità. Noi ci inventiamo protocolli ma non ne abbiamo bisogno di altri. E’ mancato in passato questo: dopo otto anni era stato fatto ben poco. Cosa è stato fatto da allora?”.

Certo, se si legge tra le righe, sono parole abbastanza pesanti, a nostro modo di vedere. Parole che traggono in ballo tutti gli attori che si sono presentati ai tavoli dei protocolli prefettizi, che hanno discusso, parlato, preso degli impegni, che poi non sono stati in grado di mantenere. Il prefetto si riferisce ai due protocolli chiave: il protocollo d’intesa datato 9 maggio 2005 e il protocollo d’intesa del 25 luglio 2013, firmato in sua presenza. Con quest’ultimo, come analiticamente descritto nel verbale, si era voluto rivedere ed aggiornare il protocollo d’intesa precedente. Dal 2005, data del primo protocollo, al 2013, data del secondo protocollo, non erano state adeguatamente portate avanti le azioni che erano state concordate dai sindaci e dai responsabili dei comuni del quadrilatero, dall’ARPA, dalla Provincia Regionale, dal CIPA, dall’ASP, dai sindacati e dai rappresentanti delle imprese che operano nell’area industriale.

Cosa è stato fatto dalla riunione prefettizia del 25 luglio 2013? In quell’incontro, come riportato nel protocollo, erano stati individuati tre punti: lo sviluppo della modellistica, la costituzione di un albo delle sostanze inquinanti e la comunicazione dei dati della qualità dell’aria e relative correlazioni sanitarie. Cosa è stato fatto nel frattempo per questi punti? Dalle informazioni in nostro possesso, non tantissimo. Per il primo punto, previsto anche nel protocollo d’intesa del 2005, era stata costituita una commissione per valutare e testare il modello sviluppato dal CIPA. Questa commissione è riuscita a completare l’attività che si era preposta? Quali sono stati gli esiti? E’ stata formata la commissione prevista per il secondo punto (costituzione di un albo delle sostanze inquinanti)? Per il terzo punto (correlazioni sanitarie con i dati della qualità dell’aria): cosa ha fatto l’ASP? Perché il prefetto Gradone, considerata l’emergenza delle sostanze odorigene, non convoca immediatamente un tavolo, richiamando alle proprie responsabilità ciascuna delle parti?

AIA – “L’idrogeno solforato è stato oggetto di tre autorizzazioni integrate ambientali di alcuni stabilimenti del polo; riesame che è stato concluso nel 2015 e che porta a corredo tutte le prescrizioni che l’ARPA aveva a suo tempo individuato per contenere questo fenomeno. Quel riesame si è chiuso, e si è chiuso con prescrizioni che però negli anni devono essere attuate”.

La richiesta di riesame era stata voluta dal Ministero dell’Ambiente nell’ottobre del 2013 ed era giunta dopo la delibera del Consiglio Comunale di Melilli del luglio 2013 “di rivisitare la certificazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) delle aziende operanti nel territorio di Melilli”. Dopo il ricorso delle aziende ISAB Energy, ISAB s.r.l. e ESSO Italiana S.r.l. al TAR e dopo i diversi tavoli che si sono svolti a Roma, la Commissione Istruttoria IPPC (alla quale partecipano ARPA Siracusa, Comune di Augusta, Melilli e Siracusa) ha reso noto alle aziende alcune prescrizioni per il miglioramento tecnico e tecnologico degli impianti, per adeguarsi alle migliori tecnologie disponibili (BAT), seguendo le BAT Reference BREF. La conclusione è arrivata con il rinnovo da parte del Ministero dell’Ambiente delle AIA alle aziende e con un impegno da parte di queste ultime di effettuare le migliorie nei prossimi anni, con una dilatazione e proroga dei tempi che, considerata l’emergenza in cui ci troviamo, è veramente strana ed inopportuna.

Le migliorie richieste, in ogni caso, scaturiscono da considerazioni che non sono direttamente correlate alle emissioni delle sostanze inquinanti ma si riferiscono a malfunzionamenti e vetustà degli impianti. Comunque la legge 4 marzo 2014, n. 46, che attua la direttiva europea 2010/75/UE sulle emissioni industriali prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, ha posto ulteriori paletti che le aziende del settore petrolifero dovranno soddisfare per ottenere l’Autorizzazione Integrata ambientale (AIA) degli impianti.

Aziende del petrolchimico – I responsabili delle imprese del petrolchimico, è noto, non hanno mostrato, negli anni, abbastanza sensibilità e pragmatismo per affrontare il problema. Dalla lettura dei documenti provenienti dalle aziende si constata il completo scaricabarile sull’origine delle sostanze odorigene nell’aria: nessuna responsabilità è da imputare a loro e tutto ciò che era fattibile è, secondo loro, stato fatto, non evidenziando nessuna necessità di cambiamento/modifica per un miglioramento.

Il problema è essenzialmente economico, risolvere il problema delle emissioni delle sostanze odorigene comporta investimenti per il miglioramento infrastrutturale. Tutto ciò spiega la tenacia che le imprese hanno mostrato nell’opporsi al procedimento di aggiornamento dell’AIA. D’altronde, la posizione dei responsabili è chiara. Il dott. Garrone arrivò, addirittura, ad affermare che l’inquinamento industriale a Siracusa non esiste mentre il dott. Geraci, recentemente, con la sua filippica, ha cercato di mettere sul piano del ridicolo l’attività degli ambientalisti e di chi, animato ogni giorno di uno spirito civico, esprime la propria posizione, considerando anche i dati allarmanti sull’incidenza tumorale nella nostra provincia.

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