La Cassazione respinge il ricorso del Comune sull’Open Land

L’avv. Giuliano (Legambiente): “Era giusto tentare il tutto per tutto”. Critiche all’Amministrazione per la sua ostinata opposizione a un risarcimento “ingiusto”

 

La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016

Non c’è alcun dubbio che la pronuncia del luglio scorso (di cui solo in questi giorni si è avuta notizia) con cui le Sezioni unite della Corte di Cassazione, nell’ambito del contenzioso Open Land, hanno dichiarato inammissibile sia il ricorso presentato dal Comune di Siracusa che quello di  Legambiente Sicilia avverso la sentenza di ottemperanza e il supposto eccesso di potere giurisdizionale del CGA, rappresenta una bruciante sconfitta per i soccombenti, pesante anche per la condanna al pagamento delle spese processuali a favore di Open Land.

Un tentativo esperito un anno fa dai legali Nicolò D’Alessandro e Corrado Giuliano quasi quale ultima spiaggia contro una sentenza del CGA che condannava tutta la comunità siracusana a un esoso risarcimento danni (al momento quantificata intorno ai venti milioni di euro, da default) a favore di una società che ha costruito un centro commerciale ritenuto dagli stessi giudici non assentibile perché su area vincolata.

Obiettivamente una mostruosità difficile da digerire se si pensa che non solo l’Open Land, con le sue varie filiazioni, ha perseguito i propri scopi nonostante i divieti ma paradossalmente viene essa ad essere risarcita per i ritardi nella realizzazione del proprio progetto causati dall’amministrazione, da dirigenti che per un motivo o per un altro sono stati solo in grado di scompaginare le carte, procurando danni su danni. Naturalmente a rimetterci l’intera cittadinanza anche nel suo affidamento ai principi giuridici, alla giustizia.

Ma comunque, che si trattasse di una sorta di azzardo, quello tentato dal Comune e dall’associazione ambientalista, era stato evidenziato da alcuni commentatori sin dalla prima ora alla luce di considerazioni meramente giuridiche, cioè la sussistenza di una costante giurisprudenza della Corte di Cassazione di rigetto proprio dei ricorsi avverso le sentenze di ottemperanza del Consiglio di Stato, e com’è noto il CGA in Sicilia è equivalente al Consiglio di Stato.

Anche in questo caso infatti le Sezioni Unite hanno ribadito eguali principi mentre in merito ad altri rilievi del ricorso hanno sostenuto che il CGA “ha il potere di disporre in sede di ottemperanza anche modifiche a pronunzie prima rese, statuendo in materia di danni con valutazioni anche diverse in merito al periodo che si riferisce alla qualificazione degli stessi”.

Da qui le critiche nei confronti dell’amministrazione accusata di non avere remore nel tentare l’impossibile solo perché a pagare sarebbero in ogni caso i cittadini (dimenticando però che l’azione è nata proprio dal tentativo di ridurre i danni per la collettività), e da qui quindi le ipotesi di un legittimo e comprensibile esposto alla Corte dei Conti per accertare eventuali responsabilità, responsabilità che sempre è giusto accertare quando si tratta di pubblico denaro.

Ma è anche all’altro sconfitto che vogliamo guardare, e in questo caso non parliamo di denaro pubblico bensì dell’impegno a difesa del territorio, a tutela del bene comune, che sempre Legambiente e le altre associazioni ambientaliste mettono in campo in maniera gratuita e disinteressata. I 9 giudici delle Sezioni unite hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso incidentale proposto da Legambiente “per carenza d’interesse, non essendo la stessa soccombente in ordine alla condanna risarcitoria, né altrimenti destinataria dei provvedimenti istruttori disposti con la sentenza impugnata”. Certo, ma solo da un punto di vista tecnico perché nella sostanza l’interesse c’è, e continuerà ad esserci laddove ci sarà da fermare l’aggressione al territorio, quella che trasforma irrimediabilmente il paesaggio sottraendone l’identità alle future generazioni.

“Non ci fermiamo, non potremmo – commenta l’avvocato Giuliano -. Non ci siamo allora nascosti le difficoltà, sapevamo che la strada era in salita, ma in situazioni estreme forse è anche giusto tentare il tutto per tutto, individuare aspetti giuridici che possano fare la differenza. Non riteniamo chiusa la partita. Vedremo”.

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