Buona Scuola, si comincia ad operare sulle leggi delega: cosa bolle in pentola. Novità sugli esami. Nella Secondaria, prove Invalsi al 5° anno in italiano, matematica e inglese
La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016
A luglio, superato il pretesto della battaglia contro la Buona scuola, per boicottare lo svolgimento delle prove INVALSI si è tornati ad una copertura quasi totale delle prove su scala nazionale. Dal Rapporto Invalsi 2016 sono emersi risultati importanti finalmente resi noti al grande pubblico.
Dopo anni di sorda lotta fra opposti estremismi, cioè fra chi le voleva monopolio esclusivo delle scuole ai soli fini del miglioramento interno (il che è avvenuto solo in una frazione infinitesimale) ed i sostenitori della diffusione più ampia presso le famiglie (il che non è quasi mai avvenuto), si è deciso di rompere gli indugi a favore di una loro diffusione agli utenti.
Alcune informazioni di base – i risultati assoluti comparati con quelli di scuole di pari livello sociale e le differenze fra le classi – sono state obbligatoriamente collocate nel Rapporto di Autovalutazione, apparso all’inizio di novembre sui siti di tutte le scuole, a disposizione dunque di genitori e comunità. Inoltre, si è preso atto di alcune osservazioni fondate, e quindi verranno introdotte novità importanti nell’elaborazione dei risultati; la principale delle quali è la cosiddetta “misurazione del valore aggiunto” cioè di quanto la scuola incide nel suo operare sulla formazione degli alunni, al netto dalle componenti di genere, nazionalità, stato sociale etc.
Dall’esame dei dati, infatti, emerge che gli allievi in seconda partono tutti allo stesso livello nelle diverse macroaree, ma via, via che proseguono nel percorso scolastico le differenze si accentuano. Si evidenzia dunque che non sembra siano gli anni prescolari a fare la differenza ma i condizionamenti socio-culturali di contesto oltre che ovviamente l’efficienza delle scuole.
Quella sul valore aggiunto è una informazione decisiva perché le scuole vengano valutate non in relazione alle caratteristiche degli studenti in entrata, ma, opportunamente, sulla base degli effetti del loro lavoro.
Dai dati emerge che al Sud ci sono scuole eccellenti come al Nord ed al Centro; il problema grave sta nel fatto che ci sono molte più scuole che non sembrano lavorare bene. E questo sembrerebbe spiegare la mediocrità dei risultati. Emerge, inoltre, che il fenomeno delle copiature non diminuisce nelle regioni del Sud (tanto che si ci sta orientando alla somministrazione informatica delle prove) non solo per le prove INVALSI ma pure nelle prove di esame.
Dopo anni, sarebbe anche il caso di porre il problema della legalità agli esami. E’ noto che durante gli “esami di stato”, oltre alla scopiazzatura fra vicini di banco, si registra che spesso sono gli insegnanti che “suggeriscono” se non addirittura danno le soluzioni. A cosa servono tutte le famose attività di educazione alla legalità? E tale atteggiamento non concorre a svilire il significato e il valore del diploma? In parte si sta cercando di porvi rimedio, ma è necessaria, soprattutto, un’assunzione di responsabilità da parte di chi è chiamato nelle commissioni di esame. E’ inutile che predichiamo l’onestà se poi in concreto non la pratichiamo.
Qualche giorno fa si è svolto al MIUR un incontro sul Decreto Legislativo di attuazione dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107, concernente valutazione, certificazione delle competenze ed esami di stato. Il testo in preparazione presenta diversi punti interessanti su cui è utile essere informati:
LE NOVITA’ NEL PRIMO CICLO – La scala numerica da 1 a 10 viene sostituita da una scala a 5 livelli espressa in lettere A-B-C-D-E, di cui le ultime due evidenziano livelli non soddisfacenti. Le lettere non dovrebbero essere usate come voti ma come descrizione dei livelli di apprendimento sulla base di indicatori nazionali; entriamo così nello standard internazionale che mira a limitare il numero di classificazioni.
Si abolisce la possibilità giuridica di bocciatura nella primaria, come è avvenuto in questi decenni nella maggioranza dei Paesi europei, e viene limitata a casi eccezionali la possibilità nella secondaria di 1° grado. L’abolizione della ripetenza mette in evidenza la responsabilità del sistema di intervenire tempestivamente con tutti i necessari strumenti per colmare le lacune. Non si tratta dunque di forme di “lassismo”, anche perché le valutazioni negative devono essere comunque comunicate in modo chiaro e trasparente e si potrà promuovere ed ammettere agli esami anche con la evidenziazione delle carenze: finalmente un bando all’ipocrisia di attribuire sufficienze fittizie per poter decretare la promozione. Questa chiarezza è importante non solo e non tanto per dare ad alunni e famiglie consapevolezza dei risultati conseguiti, quanto piuttosto per chiamare la scuola a rendere conto in modo trasparente degli effettivi traguardi raggiunti e a mettere in atto adeguate misure di miglioramento. Una scuola che misura solo il processo e non il risultato in realtà diventa strumento di iniquità sociale.
Prove INVALSI. Si introduce una prova di inglese standardizzata al termine sia della primaria che della secondaria di primo grado. Le prove si svolgeranno prima dell’Esame di fine ciclo primario e l’esito della prova non concorre a determinare l’esito finale dell’esame, ma viene riportato nel diploma o nella attestazione delle competenze. La partecipazione alle prove Invalsi diventa requisito di ammissione all’Esame.
Esame di stato. Le prove (ora 6 prove scritte + colloquio) vengono ridotte a 2 prove scritte (ambito linguistico, che può comprendere una parte di lingua straniera, e ambito logico matematico) + colloquio.
LE NOVITA’ NEL SECONDO CICLO – Purtroppo non si mette mano alla valutazione degli apprendimenti, creando un’incomprensibile discrasia tra la valutazione del 1° ciclo e quella del 2° ciclo. Né si rende coerente il modello di certificazione delle competenze del primo ciclo con quello di fine obbligo. La motivazione sta nel fatto che i principi in delega non consentono di procedere a questi interventi nel 2° ciclo e vengono eventualmente rimandati ad un secondo intervento.
Le prove INVALSI. Oggi le prove Invalsi di italiano e matematica si svolgono solo al 2° anno della scuola secondaria di secondo grado; il decreto prevede prove Invalsi al 5° anno in italiano, matematica e inglese. I risultati delle prove non contribuiranno al punteggio dell’esame di stato, ma la partecipazione alle prove diventerà requisito di ammissione all’Esame. Le prove saranno ordinate per difficoltà senza separazione a priori fra gli indirizzi. Le prove Invalsi avranno una valenza esterna e orientativa: le Università potranno tenerne conto per l’accesso ai percorsi accademici.
L’esame di stato. Oggi l’Esame di Stato del secondo ciclo è articolato in 3 prove scritte (prova di italiano nazionale, seconda prova d’indirizzo nazionale, terza prova, elaborata dalla commissione) + colloquio multidisciplinare. La proposta del decreto prevede due prove scritte nazionali (la prima accerta la padronanza della lingua italiana, la seconda ha ad oggetto una delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi) + colloquio. Lo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro è requisito di ammissione all’esame. Resta ancora incerta la composizione della commissione d’esame.
L’A.S. 2015-2016 può essere considerato quello di avvio del Servizio Nazionale di Valutazione. I NEV, Nuclei Esterni di Valutazione, da marzo hanno iniziato a visitare circa il 5% di scuole campionate: visite di tre giorni da parte di un gruppo composto da un ispettore, un esperto di scuola (docente o dirigente) e un esperto di metodologie della ricerca. Prima, durante e dopo la visita, era obbligatoria la compilazione di un rapporto particolareggiato e guidato su 49 indicatori di processo e di risultato, la conferma o meno del punteggio autoattribuitosi dalle scuole e il parere sui campi di miglioramento individuati dalle scuole stesse. Sono in corso le prime restituzioni alle scuole; questa prima fase dovrebbe concludersi nell’autunno.
Sarà interessante registrare i risultati di questo primo esperimento in equilibrio su un filo molto delicato. Per i NEV infatti devono evitare l’atteggiamento giudicante in senso punitivo ma anche il “volemose bene”, rischio più probabile tenuto conto delle nostre abitudini. Le scuole dovranno trarre da se stesse le forze morali e l’orgoglio per muoversi effettivamente verso un miglioramento. L’individuazione del valore aggiunto di ogni singola scuola potrà aiutare ad individuare le più bisognose di visite e quelle che potranno dare supporto alle più deboli, anche negli stessi territori.
Insomma qualcosa si muove.

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