“Gesù affidò ai discepoli una missione umanitaria, non religiosa”

Intervista al biblista J.M. Castillo. “Il vangelo non è un libro religioso né una biografia, è un progetto per la vita”. ‟Il cristianesimo si è trasformato in religione e la fede si è decomposta in una serie di usi, tradizioni e costumi”

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

‟Gesù rispose alla crisi religiosa di Israele, la tirò fuori dal tempio, dalle mani dei sacerdoti e dai teologi d’allora, i dottori della legge, la sradicò dalla violenza dei dogmi, norme e riti e pose l’elemento centrale della religiosità nella vita stessa dell’uomo, nelle sue migliori relazioni, nell’etica della bontà e della misericordia con tutti, credenti e nonˮ. Chi ci parla è il biblista J. M. Castillo.

Professore, possiamo affermare che la sintesi del suo pensiero, quella di un cristianesimo non religioso, è espressa anche nel suo ultimo libro, “La laicità del vangelo”?

“Certamente, per rinnovare una religione in disfacimento e screditata la questione principale e indispensabile non è rinnovare il dogma, ma attualizzare e potenziale l’etica, perché nel nostro comportamento, nel nostro modo di vivere noi possiamo incontrare il Dio Trascendente, del quale non potremo mai comprendere e sapere quello che è o quello che vuole, non incontrandolo nell’ortodossia dottrinale, nell’osservanza dei culti, ma nella sua infinita bontà. Il Vangelo racconta che i discepoli non hanno appreso i suoi insegnamenti iniziando a praticare norme, leggi o comandamenti anzi più volte hanno trasgredito i tanti ritiˮ.

Ebbene?

‟Si legge: lasciarono tutto e seguirono Gesù. Il vangelo non è un libro religioso né una biografia di Gesù, è un progetto per la vita e offre una serie di convinzioni che umanizzano chi le viveˮ.

Lei così demolisce ogni riferimento extraumano della costruzione dottrinale religiosa.

“Gesù non ha affidato ai suoi discepoli una missione religiosa, ma una missione umanitaria. Gesù è una persona che va per la sua strada aiutando chi soffre e liberando gli oppressori dai loro diavoli che causano la diseguaglianza tra gli uomini, che privano i poveri dai loro diritti e libertà provocando grande ingiustizia con l’accumulo di potere e capitale rispetto alla maggioranza della popolazione spogliata e sfruttata a livelli inimmaginabili. È evidente che coloro che si dedicavano a fare il bene in questo modo, allora come oggi, sono processati come pericolosi, perseguitati e accusati dai potenti”.

Castillo, parlando della fede nella sequela di Gesù non pensa che questa sia adesione a una dottrina?

“Da quello che leggiamo nei vangeli sinottici sulla fede, la prima cosa che ci richiama l’attenzione è che la fede in Gesù non si riferisce direttamente alla religione, ma alla salute delle persone. La fede in origine non era una questione religiosa, ma la forza che aiutava a cavarsela di fronte ai problemi, alle situazioni umane che preoccupavano. In tutti i casi descritti questi testi alludono a situazioni di vita. Anzi di sofferenza, nelle quali la fede agisce come una forza che rappresenta il fidarsi di Gesù, del suo modo di pensare e di vivere che attiva il potere della bontà e mediante questa bontà si recupera la felicitàˮ.

È una visione radicale della fede e della religione che non può piacere all’establishment attuale della chiesa, lei lo sa.

“Sì, ma si è disposti a restare soli se ciò significa credere veramente in Gesùˮ.

Poi cosa è accaduto dopo la scomparsa di Gesù?

‟Il cristianesimo si è trasformato in religione e la fede si è decomposta fino a essere vissuta come fenomeno sociale, socializzato in una serie di usi, tradizioni e costumi invece dell’atto duro ed esigente presentato dal vangelo, pensiamo ai difensori delle tradizioni cristiane che però sono indifferenti alla morte in mare dei profughiˮ.

E sulla politica cosa ha detto Gesù?

‟In quel periodo, sia fra i romani che fra i giudei, la religione non era separata dalla politica. L’imperatore era un dio. Oggi i governi sono eletti, cadono, poi ne salgono altri, ma si risolvono i diritti o si rimane in questo sistema di diseguaglianza? Invece la soluzione di Gesù è radicale. Vide che la soluzione stava nel cuore delle persone non nella politica e nei politici.

“È quello che fece nel sermone della montagna spronando a condividere i beni, darli ai disperati, non accumulare ricchezze; non si può credere in dio e nel denaro. È un progetto di vita e società che ai suoi tempi rappresentava una rivoluzione radicale. Gesù dice ancora adesso che se vogliamo trovare il senso della vita e la speranza di un futuro umano non abbiamo altra soluzione che passare per il distacco dalla ricchezza che abbiamo accumulato. Questo mondo cambia non cambiando le leggi o i governanti, ma con il cuore e il comportamento delle persone. La bontà determina il nostro modo di vivere, il nostro comportamentoˮ.

Lei afferma che Gesù ha sempre visto nel suo progetto un mondo che si trasforma dal basso, dagli ultimi, da quelli che non possono aspirare a mettersi al di sopra di nessuno. Che cosa accadde su questo fronte?

‟Le prime chiese furono organizzate da Paolo, nacquero prima della redazione dei Vangeli e furono costruite su valori diversi da quelli originanti dall’esperienza storica di Gesù. È per questo che la chiesa generatasi è divenuta gerarchica, incentrata sul ritualismo, assente invece nella vita della comunità dei primi discepoli. È così che la Chiesa si è allontanata dal vangelo assomigliando alla struttura di ogni religione. Oggi queste cose non si risolvono cambiando la curia vaticana, mettendo altri vescovi, semplificando l’ostentazione e la pompa delle celebrazioni liturgiche, nemmeno eleggendo un papa esemplareˮ.

È una chiusura pessimistica.

‟Invece è realistica con la visione non religiosa della fede in Gesù. La Chiesa avrebbe dovuto avere la libertà, il coraggio e l’onestà di presentare Gesù come la realizzazione piena di ciò che è profondamente umano, di ciò che, di là dalle culture, tradizioni, costumi e convinzioni religiose, costituisce il compimento delle aspirazioni dell’umanità che tutti portiamo dentro nel più profondo del nostro essere”.

Forse con la sua visione vorrebbe rileggere passi evangelici evidenziando che sia l’etica la realizzazione della fede?

‟Appunto, al giudizio finale, Gesù non chiederà conto a nessuno della sua fede, idee religiose, sue fedeltà alla dottrina della fede, del proprio agnosticismo o ateismo. Nessuno dovrà spiegare perché sia stato progressista o conservatore, di destra o di sinistra, ortodosso o eterodosso. Questo è quello che dice il Vangelo. Gesù indica come decisive solo sei questioni che saranno i grandi temi dell’esame di Dio: il mangiare, il bere, il vestire, la salute, l’accoglienza degli stranieri, la visita ai carcerati. Nessuno dei temi presentati da Gesù si riferisce a tematiche religiose. Questi sono problemi che preoccupano ogni essere umano, credente in qualsiasi fede o no. Dal Vangelo si deduce che importa a Dio non quello che ciascuno fa per la propria salvezza, ma quello che si fa per la felicità e il benessere delle persone con le quali ci si incontra nella vita”.

Ecco la sua conclusione: l’aspetto centrale della vita di Gesù è stato non il religioso e la religiosità, ma l’umano e l’umanità.

‟Sì, e credere nel Vangelo significa lottare contro la nostra inumanità facendoci ogni giorno più umaniˮ.

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