L’azione giudiziaria è l’unica che può fare chiarezza al Comune

Le indagini vanno condotte con la maggiore celerità possibile anche acquisendo quell’ulteriore 70% di registrazioni possedute dalla consigliera Princiotta, che potrebbero contenere reati ancora più gravi del 30% fin qui rivelato

 

La Civetta di Minerva, 4 agosto 2016

Dai primi mesi di quest’anno sono state le periodiche conferenze stampa del duo Zappulla-Princiotta a segnare i tempi della vita amministrativa di Siracusa. Per la maggior parte un copione identico: l’annuncio di denunce, di indagini in corso, anticipazioni di avvisi di garanzia e, di contesto, le questioni politiche. Notizie apprese non dall’ufficio stampa della Procura ma da comuni cittadini pur con ruoli istituzionali, di maggiore o minore rilievo, anche quelle che si direbbero del tutto riservate o l’avvio di nuove indagini ignote in primis ai diretti interessati, aspetti su cui in queste ore si è espresso con determinazione il procuratore Giordano.

Dunque una serie di indagini scaturite dalle denunce della consigliera Princiotta, grazie a registrazioni di suoi colloqui con consiglieri e chissà chi altro, che sembrerebbero avere una loro giustificazione nell’ambito di presunte “investigazioni difensive” del proprio legale, l’avvocato Giuseppe Calafiore, che dovrebbero però estendersi a diversi procedimenti aperti per giustificare l’uso continuativo dello strumento, il registratore, al fine poi di consegnare agli inquirenti le prove di inedite nefandezze; per ora comunque solo il 30% (!).

Irregolarità, truffe, illeciti amministrativi si intrecciano; diventano il sostrato per la richiesta, reiterata come un mantra, di azzerare la Giunta Garozzo per affidarsi non si sa bene a quali rappresentanti di illibata e specchiata storia personale (e infatti nessun nome viene fatto), ma soprattutto senza considerare che, trattandosi di accuse nei confronti di dirigenti funzionari e consiglieri, sarebbe piuttosto da chiedere lo scioglimento del consiglio comunale e l’invio di commissari prefettizi.

Sembra non importare infatti se, dal decreto Bassanini in poi, le responsabilità politiche siano state scisse da quelle amministrative, nello specifico di funzionari e dirigenti pubblici, né che, come nell’ultimo caso emerso (tre avvisi di garanzia per falso ideologico, e non solo), non venga coinvolto l’assessore al ramo, né, tanto meno, che si tratti eventualmente di vicende che hanno una lontana origine, che siano state proprie delle passate amministrazioni sebbene nessuno, né i rappresentanti del popolo né gli organi giudiziari e di controllo, si siano mai accorti dei tanti reati che in questi mesi vengono prospettati o ipotizzati; in ogni caso, pervicacemente, si chiede la testa degli assessori, indiscriminatamente di tutti, di quelli di oggi diversi da quelli di ieri sebbene pur sempre della giunta Garozzo, senza però neanche avanzare proposte in grado di preannunziare una svolta definitiva, di porre una pietra tombale sugli scempi del passato, e, se si vuole, del presente. Come se altri debbano o possano essere ritenuti in grado, a prescindere, di rimettere in sesto una macchina amministrativa logora per infinite ragioni e responsabilità.

Paradossalmente solo ora che si cerca, con le difficoltà comprensibili e con sbagli alcuni dei quali certo evitabili, sicuramente da evitare, di ristabilire le regole di corretti iter amministrativi, di tornare a procedure concorsuali e a bandi di gara a norma di legge, dopo decenni di un regime di proroghe senza soluzione di continuità, si levano le voci di dissenso di sedicenti anime belle.

Giuste le denunce, coraggioso il mettersi in campo in prima persona (anche a costo di atti assolutamente odiosi e condannabili che vanno perseguiti per individuare i responsabili), da sostenere con ogni mezzo l’impegno a riportare onestà e legalità nella pubblica amministrazione, se è questa l’unica finalità, ma senza farne arma politica che spara nel mucchio, senza che questo si trasformi in un clima di sospetto, accuse reciproche, di una guerra di tutti contro tutti. C’è il rischio che un tale polverone vanifichi lo stesso tentativo, mai in precedenza riscontrato, di alzare il sipario su quel (presunto) sistema di illegalità che di certo non avrebbe però le sue origini solo nell’oggi, e crederlo sarebbe o ingenuo, o pretestuoso, o ingeneroso.

E a impedire lo scadimento della vita cittadina è, a questo punto, ahimè, chiamata in campo proprio la Procura per riprendere, in tutto, il proprio ruolo super partes e per condurre con la maggiore celerità possibile le indagini, tutte, anche disponendo la consegna di quel 70% di registrazioni che potrebbero contenere reati ancora più gravi di quelli fin qui segnalati, registrazioni che solo essa può correttamente ponderare, e nessun altro, oltre al doveroso rilievo che, trattandosi di pubblico ufficiale, un consigliere comunale che nascondesse possibili reati rischierebbe un’incriminazione per omissione d’atti d’ufficio.

L’intervento, sollecito, ormai improcrastinabile, dei magistrati (ma dispiace riconoscere che ancora una volta essa sia chiamata a supplire mancanze politiche) è l’unico qualificato a fare chiarezza, a porre fine a pericolosi giochi speculativi e a non far correre il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca, laddove il bambino rappresenta tutti i cittadini che hanno il diritto di capire cosa accade nella loro comunità, di conoscere chi sono i veri responsabili di un malaffare che sembra inquinare di punto in bianco qualsiasi settore della vita pubblica, di poter tornare a discutere di programmi e Politica.

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