A chiusura dell’anno scolastico, grazie a docenti motivati, i ragazzi hanno proposto eccellenti prove musicali e, con bravura, la tragedia di Eschilo
La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016
E’ ormai consuetudine che alla fine dell’anno scolastico, chi più chi meno, le scuole tendano a mettere in mostra i risultati del loro lavoro, vuoi come “coda” delle attività di orientamento/reclutamento per i nuovi iscritti, vuoi per dare una giusta visibilità al faticoso lavoro svolto durante l’anno.
Ci ha colpiti particolarmente, anche se confesso influenzati dalla bella esperienza di lavoro svolta in questa scuola nell’ultimo anno prima della pensione, quanto rappresentato dall’istituto comprensivo Paolo Orsi di Siracusa. Ci hanno colpiti essenzialmente tre cose: la location, l’esibizione e la partecipazione degli alunni e del pubblico.
La location: per rappresentare l’evento, che hanno definito “Archeo-musicale”, hanno scelto il tempio di Apollo, sottratto così ad una gestione meramente contemplativa ed inserito nel tessuto cittadino quale spazio vivo e pulsante della città. Si è così verificato che l’uso del patrimonio archeologico può essere realizzato in modalità differenti da quelle ormai consolidate (come le tragedie rappresentate al teatro greco) e che le innumerevoli piccole e grandi vestigia del passato possono trasformarsi in location per valide iniziative non meno importanti da quelle celebrate, poiché, come nel caso di cui ci stiamo occupando, si creano nei ragazzi, futuri cittadini, simbiosi e legami che segnando i loro ricordi adolescenziali nell’aver vissuto e partecipato alla valorizzazione del patrimonio archeologico della loro città, creano un legame indissolubile con l’opera di salvaguardia e di tutela del bene monumentale.
Una dimostrazione di come i vincoli archeologici possano convivere con l’uso vitale di tali spazi e con le esigenze della comunità in cui sono inseriti, anzi ne costituiscono una risorsa aggiuntiva. E’ un’esperienza su cui meditare, sviluppare e immaginarne un’estensione, ovviamente ragionata, più ampia. Va dato atto alla soprintendenza, che ha autorizzato l’uso, di una visione aperta e positiva, che segna, speriamo, una svolta rispetto ad atteggiamenti conservativi che con la tutela hanno poco a che fare.
L’esibizione – Veramente impressionante il pathos e l’impegno che i ragazzi hanno messo nelle due parti dell’evento.
La parte musicale: i flauti (sì, quei famosi flauti che, passando di pomeriggio vicino alle scuole ad indirizzo musicale, sembrano macerarci l’udito con il loro incedere ripetitivo e monotono), le chitarre, i violoncelli e il pianoforte, hanno dato di sé una eccellente prova eseguendo pezzi noti e meno noti, ma tutti orecchiabili e gradevoli anche a un pubblico meno preparato, offrendo a ciascuno uno spaccato di come quel martirio, a cui accennavo, delle fasi di insegnamento si possa poi trasformare in una gradevole e miracolosa sintesi di suoni per nulla ripetitivi e sicuramente aggraziati, ciò a testimonianza che senza quel lavoro ripetitivo e faticoso, per chi ascolta e per chi lo produce, non si possono ottenere i risultati a cui abbiamo assistito. Sembrava impossibile che figure imberbi di adolescenti, cui spesso rivolgiamo il nostro biasimo perché ci appaiono indolenti e superficiali, potessero esprimere prove così apprezzabili. Che dire poi di un presentatore in erba che, a dispetto della sua figura minuta e piccina, dominava la scena con sicurezza e senza dare prova di alcuna incertezza nel suo introdurre gli eventi!
La parte teatrale: le Troiane, rappresentate con enfasi e rigore, dove all’incerto movimento di improbabili soldati in formato mignon si contrapponevano recitazioni degne di un parterre più importante. Come non sottolineare il ruolo di Ecuba, magistralmente interpretato da una ragazzina che nella recitazione appariva una adulta consumata che sciorinava con sicurezza recitativa i lunghi monologhi affidati al suo ruolo; e che dire degli altri interpreti che, immedesimati nel ruolo, hanno testimoniato agli astanti la forza e la dimensione del loro impegno?
Potrei continuare a dismisura nel sottolineare il ruolo dei singoli, ma la limitatezza dello spazio mi impone una sofferente sintesi. Potrei segnalare i singoli docenti che si sono maggiormente distinti nella costruzione dell’evento, ma preferisco, senza nulla togliere al loro fondamentale contributo, sottolineare il lavoro corale che sta dietro tutto. Docenti, personale ata, dirigente e anche genitori hanno dato prova di cosa può produrre una squadra di persone che lavorano sinergicamente per dare senso al loro impegno professionale, che, a mia memoria, è il dato più significativo che caratterizza questa scuola.
Indubbiamente, alcune singolarità esaltano questo gioco di squadra più di altri, ma ciò è chiaramente presente nella consapevolezza di chi vive quella realtà scolastica. A conclusione, solo un grazie a tutti: scuola. istituzioni e alunni, che hanno permesso di vedere plasticamente cosa nella visione di ciascuno significhi una Buona Scuola.

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