Una nube esplosiva di gas a 50 mt dal suolo, portata dal vento in zona industriale, scatenerebbe un mostruoso incendio su impianti e serbatoi con consequenziale effetto domino
La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016
Il 13 maggio scorso, com’è noto, presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare di Augusta si è tenuto il Workshop GNL avente come tema: “Italia hub del gas naturale, opportunità GNL per i trasporti marittimi nel Mediterraneo”. Nella sostanza si pensa di realizzare nel porto di Augusta e, pertanto, in estrema prossimità al polo petrolchimico più grande, meno manutenzionato e più pericoloso d’Europa, uno stoccaggio di circa 10.000 m3 di gas metano liquido finalizzato al rifornimento di navi e mezzi di terra.
Il progetto induce ad alcune riflessioni: il gas metano viene tenuto allo stato liquido portandone la temperatura a – 162°. Ovviamente il rifornimento dello stoccaggio non può che essere assicurato da navi gasiere. Ma tutto ciò è scevro di pericoli per le popolazioni residenti?
La risposta è NO per i seguenti motivi: allorché il gas liquido (GNL = gas naturale liquido) arriva a temperatura superiore ai – 162° comincia a diventare aeriforme. Cioè si verifica la rigassificazione. Trasformandosi in aeriforme esso incrementa il suo volume di 600 volte. Cioè 1 metro cubo diventa 600 metri cubi. La nube di vapore che si forma è freddissima e, per una elementare legge di fisica, fluttua nell’aria a bassissima quota (perché è molto pesante) e viene trasportata dai venti. La nube è altissimamente infiammabile, per cui basta una scintilla per farla deflagrare. Considerato che nella fase di scarico delle gasiere, le perdite di gas sono praticamente inevitabili, c’è da chiedersi cosa ne sarebbe di una nube di gas che viaggia nell’aria ad una cinquantina di metri dal suolo e viene trasportata dal vento sulle torce sempre accese dell’adiacente petrolchimico. Lo scenario è terrificante. Un mostruoso incendio veicolato dall’alto che si abbatte su impianti e serbatoi con un consequenziale effetto a catena sugli impianti viciniori.
Ma non solo questo va considerato. Si pensi alle possibili (e probabili) conseguenze di un guasto, anche momentaneo all’impianto di refrigerazione. I serbatoi esploderebbero sotto la spinta del gas che tumultuosamente passa allo stato aeriforme e la nube gassosa che ne deriverebbe è ben più corposa di quella derivante dalle inevitabili perdite di una gasiera.
Per soddisfare le esigenze di lobbyes economiche qualcuno, perfino un Sindaco pentastellato, dice che non c’è pericolo, e l’ignara popolazione, disinformata sui reali pericoli del metano, abbocca.
Ebbene, chi ha cultura e un minimo di competenza non può abboccare ed ha il dovere di adoperarsi perché ciò non avvenga.
A quanto si desume dalle notizie avute in merito dai media, pare proprio che la cosa sia voluta a livello europeo. Ebbene, i nostri bravi politici europei se lo facciano a casa loro l’hub del gas. Li ringraziamo del cortese pensiero ma noi non ci stiamo. Abbiamo già molti motivi per morire di industria e non possiamo accettare che al pericolo già esistente se ne aggiunga uno ancor maggiore.

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