Bocche cucite su quanto ha pagato. Snaturata la normativa che restringe l’uso a eventi “compatibili con la destinazione culturale”
La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016
Sembra che, in alcuni particolari periodi, ad ondate, i problemi si presentino a grappolo, tutti di eguale tipologia. Alla diatriba sullo stabilimento dei sette scogli, al dibattito sui dehors e tavolini che invadono ogni angolo della città, dobbiamo aggiungere la festa privata che a giorni si terrà niente di meno che al Castello Maniace. Anche in questo caso è quindi in discussione il difficile equilibrio tra pubblico e privato, tra rispetto dell’identità e qualità storico culturale dei luoghi da una parte e, dall’altra, interessi dei singoli, in questo caso il classico capriccio di chi può permettersi il lusso di una location unica per una normalissima festa di compleanno, seppure fatta passare (si fa per dire perché è tutto avvolto da rigoroso riserbo) come cena di gala, forse in un vano tentativo di allontanare così qualche critica di troppo.
Si tratta certo di un dejà vu. In molte altre occasioni ci si è interrogati sulla legittimità di un uso privatistico di beni archeologici e monumentali, con la consueta e inevitabile dicotomia tra favorevoli e contrari, dopo le cene dei Garrone all’Orecchio di Dionigi o la targa Florio nel teatro greco o le serate di un qualche ordine professionale nell’anfiteatro romano, ecc.
Il 9 luglio sarà invece la volta del Castello Maniace, recuperato alla città, quale splendido contesto, per il G8 sull’ambiente del 2009. Padrona di casa, allora, il ministro Stefania Prestigiacomo. L’occasione per dare una ripulita a qualche sito e abbellire i luoghi di passaggio delle delegazioni straniere: il manto stradale ripristinato a pochissime strade, una sistematina all’eliporto, via Columba che veniva alberata, guardando però unicamente all’aspetto estetico, senz’altro positivo, ma con scarsa previsione del dopo dal momento che prima o poi si dovrà affrontare il problema, sempre più in evidenza, delle radici delle palme Trachicarpus che deformano l’asfalto stradale con pericolo per la circolazione.
Allora il Maniace venne adattato splendidamente all’evento internazionale e fu riscoperto dagli stessi cittadini. Oggi è meta di visite spesso frustrate per gli orari di apertura fortemente contestati e sempre con qualche intervento da effettuare, come attualmente accade nella sala ipostila.
Ma il 9 luglio sarà l’elegante, e certo insolito, ritrovo della festa privatissima di un magnate americano. I preparativi sono frenetici: in azione la struttura organizzativa, pare la stessa che si interessò dell’anniversario della Rolex, già scelto il catering e, a preparare il progetto di uso degli spazi, in campo lo studio dell’ingegnere Monteforte.
Da indiscrezioni ci aspettiamo che, come già avvenuto qualche anno fa, nel luglio del 2011, il vip di turno, con al seguito familiari e amici, approdi al Foro italico con il suo mega yacht e si sposti poi a festeggiare nel castello fridericiano. Cinque anni fa venne organizzata una grande festa medievale con giocolieri, acrobati, giullari, sbandieratori, e nella piazza d’armi vennero collocati arredi d’epoca quali catapulte, arieti e gogne. 400 ospiti per un canone giornaliero di soli 5.900 euro: una follia che si spera non si ripeta. Dica almeno la Soprintendenza a quanto si affittano i nostri beni monumentali, anche affinché chiunque possa farci un pensierino, e soprattutto sia resa pubblica la destinazione della somma così ottenuta, diciamo a titolo di risarcimento “morale” per chi ancora non riesce a capire come, in queste occasioni, sia da interpretare l’articolo 20 del Codice dei beni culturali: “I beni culturali non possono essere […] adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.
Se infatti ormai, con le ultime disposizioni normative, Stato, Regioni e altri Enti pubblici territoriali hanno facoltà di accordare a singoli richiedenti, dietro pagamento di un canone concessorio, l’uso privato dei Beni culturali di proprietà pubblica, dovrebbe rimanere fermo che le finalità devono essere “compatibili con la loro destinazione culturale” (art. 106)
Riteniamo che proprio nella fruizione del nostro, “nostro”, patrimonio storico-artistico la trasparenza di ogni atto, di ogni passaggio sia un obbligo per l’ente chiamato a garantirne la corretta gestione e tutela. Che il diritto alla privacy del fortunato affittante sia dunque soccombente rispetto a quello di tutti i cittadini di conoscere anche i termini della concessione per valutare se non vi sia stata superficialità o distrazione.
Rimane poi il quesito sul personale, in genere insufficiente, che effettuerà la vigilanza.
Le disposizioni sono chiare: “Attese le limitate disponibilità di bilancio, relativamente alla remunerazione delle prestazioni accessorie del personale addetto alla tutela e vigilanza, nei casi in cui le manifestazioni da realizzare prevedano l’uso del bene al di fuori degli ordinari orari di apertura al pubblico, i gestori del bene, nel caso in cui non sia già attivo il servizio notturno di custodia, dovranno operare o in base a quanto stabilito nell’eventuale convenzione sottoscritta o curando che sia l’organizzatore a provvedere a proprie spese, inserendo l’importo necessario per il servizio nel quadro economico della manifestazione…”Della festa di compleanno, va.

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