Stonewall, ancora tanti pregiudizi nelle scuole siracusane

All’inizio dell’anno scolastico i volontari hanno presentato in quasi tutti gli istituti superiori proposte di intervento gratuito sul tema dell’importanza di una corretta informazione contro l’omofobia. Nessuno ha risposto all’invito

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

Sono trascorsi solo otto mesi da quel tragico 25 settembre. Un giorno di scuola come tanti. Studenti nel pieno della vita, che non può essere contenuta e prorompe indocile e insofferente come solo i giovani sanno essere. Solo quel banco resta vuoto. Aleandro vi ha lasciato i suoi disegni. Incompiuti, come le sue ambizioni e i suoi sogni.

Sulle prime pagine della stampa locale il suo viso smunto e gli occhi grandi da cerbiatto smarrito; un corteo funebre che attira l’attenzione mediatica. Un corteo infinito di amici. O di presunti tali.

Poi il silenzio, come se l’oblio involvesse “tutte le cose nella sua notte, l’uomo e le sue estreme sembianze”. E insieme ad essi  la nostra indifferenza, i nostri taciti sensi di colpa. La nostra latente o rimossa omofobia.

“Quante volte abbiamo sentito dire io non sono omofobo ma per me i gay non sono normali; io ho tanti amici gay ma non approvo che un gay debba fare coming out o che si sposi. – dichiara Tiziana Biondi, attivista per i diritti civili, volontaria e presidente dell’associazione d’iniziativa Gay Lesbica Bisex e Trans STONEWALL di Siracusa – Spesso anche chi afferma di non esserlo non è consapevole del fatto che ciò che dice o fa è in contrasto con la realtà delle cose. L’omofobia è un fenomeno molto complesso. Per non parlare poi della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, l’accettazione passiva di una cultura omofoba da parte di gay e lesbiche che fanno propri il pregiudizio, le etichette negative e gli atteggiamenti discriminatori ai danni delle persone GLBT. Tale comportamento è spesso inconsapevole e si manifesta con azioni volte a nascondere, contrastare e negare la propria omosessualità”.

Aleandro, morto suicida a sedici anni perché insostenibile era il peso del mondo e della sua “diversità”. O, come sostiene la Biondi, “vittima di OMO – cidio, perché sarebbe troppo semplice chiamarlo suicidio.Di omofobia si muore non solo nei paesi in cui l’omosessualità è condannata come reato, ma anche in Italia”.

Eppure nemmeno nella giornata internazionale contro l’omofobia, ricorsa il 17 Maggio, le scuole della provincia, impegnate a trasformare l’obsoleta paideia umanistica in una cultura delle competenze, della produttività, dell’efficienza, si sono interrogate sul dolore di Aleandro e sulla sua disperata richiesta di aiuto.

All’inizio dell’anno scolastico i volontari di Stonewall hanno presentato in quasi tutti gli istituti superiori siracusani proposte di intervento gratuito sul tema dell’importanza di una corretta informazione contro l’omofobia. Nessuno ha risposto all’invito: “Malgrado le diverse segnalazioni di studenti vittime di bullismo omofobico e le testimonianze di chi ha denunciato affermazioni omofobe, offensive e denigratorie da parte di insegnanti, tanti dirigenti hanno preferito non dare spazio a interventi formativi specifici pur di non entrare in contrasto con una minoranza clericale estremista e fascista che ha creato ad arte la mega bufala del mostro gender e lo spauracchio di “presunti” insegnamenti di pratiche sessuali o addirittura masturbatorie.

Gli interventi informativi e formativi dei volontari di Stonewall al Gagini, al Fermi e all’Einaudi sono stati richiesti direttamente dai ragazzi che hanno voluto affrontare durante le loro assemblee o cogestioni temi così importanti.

Possibile, dunque, che all’interno di tante scuole i docenti, su questi temi, siano ostaggio di certi genitori? Questo dimostra che anche a scuola, malgrado la presenza di alcuni insegnanti coraggiosi impegnati in prima linea nella promozione della cultura dei diritti umani, del rispetto e della tolleranza, c’è ancora tanto da fare per scardinare pregiudizi e rigidità presenti anche nel corpo docente”.

Numerose e diversificate le iniziative promosse da Stonewall durante della giornata internazionale contro l’omofobia, tra le quali segnaliamo la campagna fotografica #stopomofobia permanente per sensibilizzare, attraverso il web e i social, la cittadinanza, a prescindere dal sesso e dall’orientamento affettivo: centinaia le foto pervenute e non solo dalla Sicilia, tra le quali quella di una “nonnina” di novant’anni.

Tiziana, pur scettica sulla possibilità di apertura ed accoglienza nei confronti delle persone LGBT da parte della Chiesa cattolica, che ritiene “ancorata a vecchi e pericolosi schemi patriarcali, misogini e omofobi”, ci racconta emozionata del partecipato evento Semi di speranza contro l’omofobia, svoltosi all’interno della chiesa di Bosco Minniti, “che ha visto l’incontro della chiesa evangelica battista di Siracusa e di una chiesa cattolica cristiana. La pastora Ioana Ghilvachiu e padre Carlo D’Antoni hanno dato vita insieme alla nostra associazione ad un evento di eccezionale importanza, un esempio di apertura e di dialogo da seguire universalmente”.

Pure la nuova legge sulle unioni civili, che costituisce una tappa significativa nella lunga marcia dei diritti degli omosessuali, stigmatizza con la sottesa idea di diversità un legame che sembra essere tollerato nella sua caratterizzazione di Formazione Sociale Specifica più che riconosciuto: “Di certo questa non è la legge per la quale tutti noi abbiamo combattuto per anni: la piena eguaglianza e la piena dignità sarà riconosciuta soltanto con l’approvazione del matrimonio egualitario. Noi persone GLBT non vogliamo sederci su appositi seggiolini a noi riservati, vogliamo seguire l’esempio della grande Rosa Louise Park: vogliamo poterci accomodare dove vogliamo, dove tutti gli altri possono scegliere di sedersi! E’ un nostro diritto e lo rivendichiamo!”

Dal 14 al 16 luglio si terrà a Siracusa il primo Gay Pride, un evento significativo destinato a tutta la cittadinanza “perché la lotta contro l’omofobia e la rivendicazione dei diritti delle persone glbt sono una sfida trasversale che deve essere sostenuta da ogni cittadino, a prescindere dal proprio orientamento sessuale,la propria identità, il proprio credo religioso.

Speriamo quindi che chi ancora oggi non riesce a spezzare le catene che lo tengono imprigionato ad una vita inautentica, anche attraverso l’esempio di quelle persone che come noi vivono serenamente e con orgoglio la propria omosessualità, possa trovare la forza per essere semplicemente e naturalmente se stesso, magari sostenuto da associazioni come Stonewall impegnate da anni sul territorio per costruire una società davvero accogliente, inclusiva e rispettosa di ogni persona senza se e senza ma”.

Un’occasione per dimostrare che l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non va rivisitato con l’esclusione di tutti coloro che non riteniamo meritevoli di diritti e dignità. E per fare i conti con quel sentimento omofobico intimamente celato nel nostro inconscio.

Un’occasione per incontrare ancora una volta un volto smunto di un adolescente dai grandi occhi di cerbiatto e riconoscervi il riflesso di tutti gli Aleandro che non siamo stati capaci di accogliere, proteggere, amare. 

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