Tracollo delle Borse a Tokio, Honolulu, Singapore. Dal TG di Sciortino News si è appreso che emissari internazionali sono in arrivo a Siracusa per carpire il segreto di questa innovativa struttura
La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016
Finalmente! Siracusa ha finalmente un nuovissimo attracco turistico per le navi da crociera con le banchine avveniristiche alla Marina. Il tamtam mediatico ha già propalato la notizia.Nel timore (motivato) che Siracusa sia diventata una temibile concorrente, di conseguenza sono entrati in fibrillazione i porti turistici di Saint-Tropez, Gibuti, New York, Marsiglia, Hong Kong, Lanzarote e tutti gli altri che guadagnano fiumi di denaro con il flusso croceristico.
Dal TG di Sciortino News si è appreso che emissari internazionali sono in arrivo a Siracusa per carpire il segreto di questa innovativa struttura portuale. Le Borse di Honolulu, Madagascar, Tokio, Singapore, solo per citare alcune tra le più importanti, alla notizia hanno registrato una impennata da sconvolgere Wall Street.
Naturalmente ora qui non stanno mancando i criticoni che cercano il pelo della maldicenza nell’uovo della realtà: “Dovevano fare così, non dovevano fare cosà, con tutti gli anni e i soldi che ci sono voluti hanno sbagliato questo e quest’altro…”. Certo, il Comune forse doveva sentire il parere preventivo di autentici esperti di strutture portuali, invece di scaricare le responsabilità soltanto sull’Ufficio Tecnico e basta. Perché costruire un palazzo adottando i giusti criteri è una cosa, ma fare le banchine alla Marina per le navi da crociera è un’altra.
Perciò se errori sono stati commessi bisogna tenere conto di quello che sarebbe stato opportuno valutare prima. Dice: e le bitte? Quelle dove le navi di grosso tonnellaggio devono legare le gomene che sono (e debbono essere) molto grosse? Di buono c’è che i proprietari di barchette a remi trovano le mini-bitte pertinenti. Ma soltanto loro. Anche perché, e non bisogna essere del mestiere per capirlo, una grande nave non può attraccare con una sola gomena, e su quelle civettuole bitte lillipuziane più di una gomena da grosso tonnellaggio non ci può stare.
E le luci, che invece di illuminare dall’alto il bordo-mare della banchina sono piantate a pavimento per illuminare le gambe di chi ci passa sopra? Poco male, tanto l’impianto luci non funziona. E per tornare alle bitte, quelle ottime che c’erano prima, ancora intatte e funzionali in tanto onorato servizio, che fine hanno fatto? Perché non sono state rimesse, come era indispensabile, al loro posto? “Cui prodest”?
Certo: la gente si è riappropriata dell’abituale passeggio, e tante cose non è tenuta a saperle o a chiederle. E dunque tanto basta?
E infine: c’è più rimedio per correggere gli errori? E quanto ancora costerebbe porre rimedio? Il siracusano “distrurùsu” ha di che parlare. E le Agenzie marittime hanno dì che sacramentare a ragion veduta. A ragion veduta, stando le cose come stanno.Ma non manca il benpensante che commenta: “Ma tutta sta critica, chi nicchi e nacchi? Tantu, niautri a Marina ci jemu pi passiàari…”.

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