“Se ne ricaverebbe biomassa da usare come ottimo mangime per animali o fertilizzante”. “Dove si è fatta molta differenziata, le risorse che prima finivano alla criminalità sono dirottate verso la legalità
La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016
Nel corso del convegno ”Emergenza rifiuti, che fare?” organizzato dall’associazione “Verso Sinistra Italiana”, svoltosi recentemente presso il salone della Cisl a Siracusa, abbiamo avuto il modo di affrontare varie questioni correlate a tale tematica con interventi scientifici. In particolare l’ing. Vito Cutraro ha sostenuto che “l’incenerimento dei rifiuti produce scorie solide pari a circa al 10-12% in volume e 15-20% in peso dei rifiuti introdotti e in più ceneri per il 5%. Non bisogna dimenticare che un inceneritore consuma una notevole quantità di acqua (raffreddamento delle ceneri, scraiber, ecc.) e spesso il consumo arriva a un metro cubo per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti.
I principali inceneritori europei hanno difficoltà nel reperire rifiuti con alto potere calorifico, data la raccolta differenziata molto spinta (50-70%) di alcuni paesi e la tendenza è quella di abbassare la percentuale di raccolta differenziata, di alimentarsi anche a metano e molti stanno valutando la possibilità di riconversione o di smantellamento. Oggi il metodo dell’incenerimento è un sistema insostenibile sia dal punto energetico che da quello ambientale. Basti pensare che distruggere materia ed energia come quella rappresentata dalla parte organica dei rifiuti è assolutamente insostenibile, si andrebbe contro tutti i principi di sostenibilità ambientale e contro qualsiasi logica di economia circolare (come ha sostenuto anche il prof. Salvo La Delfa nel corso della sua relazione). “Il recupero dell’organico porta a porta è di circa il 40-50% della raccolta differenziata e si potrebbe recuperare il 90% di biomassa in esso contenuta e il 10% di acqua”.
L’ing. Cutraro ha aggiunto: “Basterebbe un semplice trattamento di essiccazione a 130 °C (essiccazione e non incenerimento) per ottenere una biomassa avente tutte le caratteristiche per essere un ottimo mangime per animali o concime/fertilizzante o un combustibile solido secondario (CSS) da inviare ai cementifici o centrali termoelettriche. L’acqua di essiccazione (1 metro cubo per ogni tonnellata di rifiuti organici) andrebbe utilizzata per irrigazione e/o abbeveraggio animali ”.
Una corretta metodologia – Il mio intervento ha evidenziato che è importante fare riferimento alle migliori pratiche già attuate in altre realtà, magari adattandole alle necessità locali. Il quadro generale deve essere naturalmente sostenibile dal punto di vista economico e della salubrità. Dalle esperienze concrete fatte in molti comuni italiani, dove si sono raggiunte percentuali molto alte di raccolta differenziata, si è potuto constatare che con le somme risparmiate dal minor quantitativo di rifiuti conferiti in discarica, per effetto della maggiore differenziata raccolta e riciclata, sono stati assunti molti operatori ecologici dando respiro all’occupazione e/o mantenendo il livello di occupati nel settore. Non più quindi l’ipocrita retorica della mera difesa del lavoro, ma ingenti risorse economiche, che andavano spesso verso la criminalità organizzata che gestisce le discariche, sono state indirizzate verso la legalità. Inoltre con la metodologia scientifica e veramente moderna dell’economia circolare e della sostenibilità, a parte che non si impiegherebbero ingentissime risorse economiche per la costruzione e per lo smantellamento (dopo circa 30 anni di utilizzo) degli inceneritori e a parte che per tali costruzioni vi sarebbe la necessità di tempi molto lunghi, con la metodologia del sistema integrato, così come da noi esposto (senza la “soluzione finale” dell’incenerimento), non si insegue l’ideologia dei megaprogetti industriali finalizzati al consumismo (gli inceneritori si alimentano col maggior consumo) e al fondamentalismo neoliberista delle grandi opere, funzionale solo agli interessi dei costruttori di impianti faraonici, veri e propri dinosauri, figli di una visione vetero-industriale degli anni cinquanta.
Il sistema integrale ottimale di cui siamo fautori – Il sistema di smaltimento e/o trattamento dei rifiuti deve essere imperniato sul concetto di recupero, riutilizzo e riuso di tutte quelle che bisogna considerare risorse e non rifiuti. Per tutto ciò che non può essere riciclato, vi sono metodi di trattamento a freddo, come la bioessiccazione, la biostabilizzazione e il trattamento meccanico biologico. Per evidenti motivi economici, sanitari e sociali, che abbiamo trattato in precedenti articoli, escludiamo i trattamenti tramite i termobruciatori o inceneritori che uccidono la raccolta differenziata. Quindi il sistema integrato si chiude con tali metodologie e non con quello dell’incenerimento anche perché gli inceneritori (detti anche termobruciatori o termocombustori, ma non certo termovalorizzatori, poiché non valorizzano un bel niente) producono ceneri fortemente tossiche che poi bisogna trasportare in discariche speciali; infatti, molti degli inquinanti emessi, come le diossine e i furani, sono composti cancerogeni.
Vi sono anche metalli pesanti genotossici che possono provocare patologie polmonari e/o danni al sistema nervoso centrale. Per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce: una tonnellata di fumi, 280/300 kg. di ceneri solide, 30 kg. di ceneri “volanti“, 650 kg. di acqua di scarico, 25 kg. di gesso.
Le soluzioni migliori – Esistono soluzioni razionali, economiche e di poco impatto ambientale in forte sviluppo in tutto il mondo. In particolare in Austria, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Israele vi è la soluzione della fermentazione anaerobica. Tutti gli scarti di cibo e i fanghi di depurazione, con un’opportuna aggiunta di acqua, sono inviati in cisterne a chiusura ermetica in cui, per una quarantina di giorni, i micro-organismi, in assenza di ossigeno (questo è il significato di anaerobico), trasformano gli scarti biodegradabili. Per il buon esito di questa scelta c’è tuttavia un importante presupposto: l’elevata qualità dei materiali destinati ai trattamenti biologici. Questo obiettivo è certamente raggiungibile con la riduzione a monte degli imballaggi e, siamo sempre lì, con un’elevata differenziazione (superiore al 60%) col metodo porta a porta e il riciclo, principali pilastri di un modello innovativo di gestione dei materiali post consumo.

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