La battaglia legale, costellata da ricorsi e controricorsi, non ha ancora avuto fine. La stranezza dell’esiguo capitale sociale (64mila euro) e la promessa dell’AD di investimenti per 25 milioni
La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016
Mentre la Sicilia sprofonda nuovamente nell’emergenza rifiuti e, in vista della chiusura di alcune strategiche discariche del territorio, si affaccia l’ipotesi di trasferire all’estero i rifiuti dell’isola (Malta e altri Stati sarebbero disponibili per 160 euro a tonnellata, molto meno dei 210 chiesti dalle nostre discariche del Nord), rimane insoluta la questione Oikothen, la piattaforma polifunzionale per rifiuti speciali e pericolosi al centro di processi che hanno profondamente condizionato la vita personale di amministratori ingiustamente coinvolti (ne abbiamo parlato nel numero del 15 aprile scorso) e quella amministrativa del Comune di Augusta.
Data la situazione di sofferenza finanziaria della società, in verità, bisognerebbe credere che abbia accantonato l’intenzione di realizzare il mega impianto che prevedeva, oltre al trattamento di rifiuti solidi (53.500 ton/anno), di reflui liquidi (54.700 ton/anno) e di bonifica biologica dei suoli contaminati (20.000 ton/anno), anche un inceneritore per rifiuti pericolosi della capacità di 28.000 ton/anno, una discarica per rifiuti speciali pericolosi (200.000 m/cubi) e una discarica per rifiuti speciali non pericolosi (300.000 m/cubi). Un progetto viziato in origine in quanto totalmente diverso da quello approvato dall’accordo di programma del 2003 relativo solo a una centrale a biomasse: i dubbi e le perplessità furono allora enormi.
Così come è apparso subito come distonico il rapporto tra il capitale sociale della società, neanche 64mila euro, e la promessa, ancora nel 2008, dell’amministratore delegato Roberto Garavaglia di un investimento privato di 25 milioni di euro.
Eppure la battaglia legale, costellata da ricorsi e controricorsi, non ha ancora avuto fine, segno di una vitalità della società che potrebbe preludere all’intenzione di cedere ad altri un pacchetto, con autorizzazioni e documenti in regola, di ben altro valore rispetto a una scatola vuota.
Questo, dopo un iter amministrativo estremamente travagliato.
La piattaforma Oikothen ha infatti visto da sempre l’opposizione di tutte le giunte che si sono succedute alla guida del comune megarese, da quella di Carrubba a quella attuale della Di Pietro, così come sua storica oppositrice è, dalla prima ora, Legambiente che già nel novembre 2004 aveva presentato al Ministero 66 osservazioni contrarie al progetto, ritenuto incompatibile e insostenibile per un territorio a rischio e Sito di Interesse Nazionale ai fini delle bonifiche quale quello augustano.
Un braccio di ferro continuo tra le comunità locali e gli organismi regionali e nazionali, fatto di colpi di scena e di risvolti a volte inspiegabili.
Nel settembre 2005 l’allora Ministro Matteoli esprimeva infatti, nonostante l’opposizione degli ambientalisti e dell’amministrazione cittadina, un giudizio di compatibilità positivo alla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA).
Successivamente, ancora una volta contro i pareri negativi sia del dirigente dell’ufficio urbanistica di Augusta, l’ingegnere Mannino, e di altri tecnici della provincia, che del consulente esterno nominato dal sindaco Carrubba il professore Adolfo Parmaliana, il commissario per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, con nota del 25 maggio 2006, notificava al Comune l’ordinanza di approvazione del progetto.
Ma l’ordinanza veniva impugnata innanzi al Tar del Lazio dallo stesso sindaco Carrubba una prima volta nell’agosto 2006 e una seconda, dopo che il Tar rigettava il ricorso nel 2010, innanzi al Consiglio di Stato.
Di nuovo, il 20 giugno 2012, in sede di conferenza dei servizi decisoria, il sindaco ribadiva il proprio parere negativo e questa volta l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, il 26 giugno 2014, negava il rilascio dell’AIA.
La partita sarebbe stata chiusa se, forse approfittando del ritardo con cui la Regione formalizzava il proprio diniego, l’Oikothen non avesse reclamato ed ottenuto la nomina di un commissario, subito dopo ricorrendo al TAR contro il provvedimento negativo contestandone sia l’esito, sia il fatto che esso fosse stato rilasciato dall’amministrazione regionale e non dal commissario nel frattempo nominato.
Secondo Enzo Parisi di Legambiente Augusta, il Commissario ad Acta, insediatosi il 15 gennaio 2015, dopo la sospensiva concessa dal TAR il 19 novembre 2014, avrebbe semplicemente dovuto prendere atto della conclusione negativa della conferenza dei servizi del giugno 2012 ed emettere un nuovo provvedimento di diniego dell’AIA.
“Il parere sanitario emesso dal Sindaco a tutela della salute della popolazione che egli amministra è “insuperabileˮ – chiarisce Parisi -. Nonostante tutti i pareri positivi, con prescrizioni varie, emessi dall’ARPA, dalla Provincia, dall’ASP, dal Genio Civile, dall’ARTA e dalla Soprintendenza, non si può prescindere dalle determinazioni del Sindaco che è la massima autorità preposta alla tutela della salute e della pubblica incolumità. Altrimenti perché mai nell’ottobre 2013 l’Assessorato regionale avrebbe chiesto al Comune di Augusta di rivedere o confermare il parere negativo?”
Non solo: secondo gli ambientalisti, la Commissione Straordinaria, insediatasi il 15 marzo 2013 per la gestione del Comune di Augusta, sciolto per presunte infiltrazioni mafiose, avrebbe dovuto costituirsi al TAR contro l’impugnativa della Oikothen, sia per difendere il parere sanitario dato a suo tempo dal Sindaco, immodificato stante il perdurare delle criticità ambientali, sia per tutelare il territorio e la salute della popolazione. E lo stesso avrebbe dovuto fare nel 2014, impugnando il provvedimento di concessione dell’AIA del Commissario ad Acta per non pregiudicare l’azione della futura Amministrazione che in seguito avrebbe potuto liberamente decidere se proseguire nell’azione di contrasto o desistere.
E arriviamo così ai nostri giorni, alla giunta pentastellata dell’avvocato Maria Concetta Di Pietro. Anche in questo caso un’opposizione netta all’impianto Oikothen per i rischi collegati alla salute dei cittadini “in un’area già martoriata dall’inquinamento con aumento di patologie tumorali latenti”, come affermato dall’assessore al ramo Giuseppe Pisani, voce autorevole non solo per il ruolo ricoperto ma soprattutto perché forte della consolidata competenza professionale da medico ed ex primario del reparto di radiologia del Muscatello. Sua l’istanza all’assessore regionale all’Energia, Vania Contraffatto, di inserire “nel contesto normativo regionale la valutazione di impatto sanitario, che tenga conto delle ricadute patologiche sulla salute della popolazione”.
Ultimi atti della fine dello scorso anno sono stati il ricorso straordinario del Comune di Augusta contro il provvedimento regionale che aveva concesso l’AIA, una relazione dell’ufficio legale della presidenza della Regione Sicilia per richiedere il parere di rito al Consiglio di Giustizia Amministrativa, il trasferimento del ricorso al Tar a seguito di un nuovo atto di opposizione della Oikothen.
Un fiume di atti relazioni documenti appelli ancora pendenti presso il Consiglio di Stato per una società esanime: un vero rompicapo.
Per non parlare della faglia di origine tettonica che appare e scompare dalle mappe dell’ISPRA ma che è presente, come “incerta o presunta”, nella fonte originaria: la carta geologica del settore nord-orientale ibleo dell’Istituto di Scienze della terra dell’Università di Catania.
Ma la storia è troppo gustosa: la rimandiamo al prossimo numero.

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