Tra poco il varo della riforma, occorre una svolta con vertici di “comprovata esperienza”. Le Autority, si sa, sono centri di potere milionario appetiti dai partiti per lo stipendio (200mila euro), appalti, relazioni, clientele…
La Civetta di Minerva del 29 aprile 2016
Ormai è questione di settimane, forse un mese; dopo l’esame da parte delle commissioni della camera e senato, insieme all’intesa ottenuta da parte della conferenza stato-regioni, il Consiglio dei ministri varerà nella sua formulazione definitiva il riordino del sistema portuale e logistico del paese.
E’ sicuramente una riforma vera, almeno nelle intenzioni, che cambierà molto nella gestione dei porti, la sottrarrà alle miserie della politica locale e alle lobby di terz’ordine, nel quadro di una politica dei trasporti di respiro nazionale ed europeo, posto che le strategie europee condivise e definite sono state interamente recepite dalle decisioni connesse al decreto legislativo. Non più 24 port autority dunque ma 15 autorità di sistema in cui la parola sinergia e l’integrazione con la logistica sarà la stella polare.
Neppure i miei interlocutori più disincantati e riottosi, sospettosi e disillusi dal potere politico (di cui spesso hanno beneficiato, ma questo è ricorrente nell’ipocrisia del fare/dire italico) hanno potuto negare, nel decreto legislativo, la presenza di una visione strategica forte e discontinua con l’approccio al problema degli ultimi 100 anni. Con loro però non ho potuto nascondere una comune preoccupazione: quanto le scelte politiche, ora chiaramente assegnate al ministero delle infrastrutture, saranno influenzate dal potere spicciolo ed elettorale che è l’altra faccia della medaglia del sistema democratico basato sul consenso e sui voti? Questa è la vera incognita.
La legge richiede “comprovata esperienza” nella scelta dei presidenti delle nuove autorità di sistema e dei consigli portuali; ma la politica ha spesso messo a capo delle Autorità amici e colleghi rimasti senza poltrona o privi di competenze. Un centro di potere milionario, fra appalti, clientele e stipendi da favola. Agitato dalla imminente riforma, come mostrano le intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Potenza
Preoccupazioni comprensibili: per i porti italiani passano lavori milionari, in un crocevia di appalti, relazioni e clientele reso appetibile anche dallo stipendio da favola assicurato a chi li guida: oltre 200 mila euro. Analizzando il recente passato e la lista dei presidenti/commissari delle 24 Autorithy si vede subito come i partiti hanno, spesso e volentieri, piazzato i loro uomini (il che non sarebbe scandaloso se competenti) al vertice, grazie anche a un meccanismo capace di prestarsi al massimo della lottizzazione: nomina decisa dal ministero delle Infrastrutture d’intesa con la Regione, in base a una terna proposta da enti locali e Camere dì commercio.
Così, malgrado la “comprovata qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale” richiesta dalla legge, non di rado le Autorità hanno rappresentato il punto d’approdo per politici o, peggio, portaborse senza competenze o poltrona, gatto che ha alternato e sovrapposto incarichi nel settore pubblico e in quello privato, dalle partecipate alle associazione di categoria.
Oggi il meccanismo sarà più semplice, sarà il ministero d’intesa con le regioni che designerà i vertici anche se ancora novelli sindaci (vedi Livorno) vorrebbero avere più peso nelle scelte in nome di non meglio precisato ” interessi del territorio”. Espressione sicuramente gradevole e fantasiosa che spesso ha nascosto ben altro, anche perché nel cosiddetto “territorio” non sempre è possibile reperire esperti di provata e consolidata esperienza nel settore. Settore ben complesso e che richiede competenze manageriali/giuridiche oltre che conoscenza delle problematiche portuali, vere.
Alcune novità nell’emanando decreto legislativo vi sono: ad esempio incompatibilità assoluta con altri incarichi e/o interessi professionali, responsabilità patrimoniale delle scelte, possibilità di intervento in caso di gestioni non oculate, più semplici e dirette da parte della corte dei Conti e così via.
Norme importanti che rappresentano sicuramente una svolta col passato. Ma tra il dire e il fare… c’è di mezzo il mare (mai espressione fu più azzeccata). Il lavoro egregio finora svolto dal Ministro Del Rio, a dispetto di tutte le chiacchiere fiorite in questi giorni, sarà sottoposto ad una verifica finale e per molti versi determinante: quella di chi dovrà gestire i nuovi compiti, di chi dovrà (veramente) coniugare gli interessi del territorio con gli interessi della politica nazionale dei trasporti, di chi dovrà rendere efficienti i porti e garantire solidità di bilancio alle nuove autorità portuali. Il Ministro si dovrà confrontare con politici dello spessore del nostro Governatore Crocetta o con quelli della Liguria, della Puglia, della Campania e via dicendo, nonché con una miriade di Sindaci, come quello di Augusta e quello di Napoli, di Genova e così via…
Un lavoro improbo, non invidiabile; sarà dai risultati di questa capacità di mediazione che dovrà tener fede all’assunto di “comprovata esperienza” che segnerà il giudizio su un ottimo ministro, che da una importante città di provincia è asceso agli onori dell’attenzione nazionale. Da come riuscirà a trovare la quadra dipenderà, in gran parte, l’esito della riforma nell’economia nazionale e, chissà, il suo futuro politico (Renzi stai sereno…).
Tra poco il varo della riforma, occorre una svolta con vertici di ‟comprovata esperienzaˮ. Le Autority, si sa, sono centri di potere milionario appetiti dai partiti per lo stipendio (200mila euro), appalti, relazioni, clientele…

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