Trascorsi tre anni, tutto è ancora fermo. “Il pm deve ancora valutare se rinviare a giudizio o meno”. Transazione tra curatela e Comune, 180 mila euro su quattrocento.
La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016
26 novembre 2013: la Procura di Siracusa emana la sentenza dichiarativa di fallimento della Sai8 spa, società gestore del servizio idrico per la provincia di Siracusa, in realtà di solo 10 comuni su 21 – 11 quelli che non consegnano i propri impianti -, individuando gli estremi per formulare un’accusa di bancarotta (fraudolenta?) per 74 milioni di euro e di altri vari reati a carico di amministratori e sindaci della società stessa.
20 maggio 2014: la Sezione I della Corte di Appello di Catania, su parere conforme del Procuratore Generale della Repubblica, respinge la richiesta di revoca della dichiarazione di fallimento presentata dal legale rappresentante della Sai8. Privi dei necessari requisiti di certezza e liquidità i crediti che la Sai8 ha dichiarato invece essere esigibili e gravissima l’esposizione debitoria. Di 15 milioni le fatture non pagate all’Enel, di quasi un milione e 400mila il debito con lo IAS (“con ragioni di credito difficilmente contrastabili” a differenza delle pretese della società), “reiterato omesso tempestivo pagamento di imposte tasse e contributi previdenziali e assistenziali all’Inail e soprattutto all’Inps”, decreti ingiuntivi irrevocabili “in quanto non opposti né ormai opponibili” per l’importo globale di circa un milione di euro.
E da allora, cosa è accaduto? “Il pm deve ancora valutare se rinviare a giudizio o meno. Presumo si sia ancora nella fase delle indagini preliminari. Verosimilmente sarà in corso l’attività di integrazione di indagini su richiesta degli avvocati degli imputati che avranno forse chiesto di effettuare alcuni interrogatori” è la laconica dichiarazione telefonica dell’avvocato Bruno Leone che difende il Comune di Siracusa, costituitosi parte civile nel processo (ricordiamo che anche la Sogeas, presente in Sai8 e per il 60% di proprietà comunale, è fallita con modalità anch’esse meritevoli di approfondimento).
Chissà se come regalo di compleanno, a tre anni, ci sarà una svolta e la situazione diventerà più chiara, sebbene ai più, alla gente comune, già appaia chiarissima.
Continua invece nei suoi accertamenti dello stato passivo della società la curatela che ha battuto cassa anche nei confronti del Comune di Siracusa: quasi 400mila euro ancora da corrispondere per i consumi idrici dal 2013 (e un esiguo pregresso di 20mila euro del periodo 2008/2011) alla data di chiusura dell’esercizio provvisorio (il 25 aprile 2014). Un debito riconosciuto solo in parte dall’amministrazione che già aveva presentato alcune contestazioni alla Sai8 relative ai criteri di fatturazione, a consumi anomali e alla mancata manutenzione delle fontane cittadine ornamentali, impegno assunto ma non mantenuto dalla società. Da qui la decisione di transigere, fatti i conti, con una somma concordata con la curatela in 180mila euro, poi deliberata dalla Giunta il 5 aprile scorso.
E fa la sua parte anche la Guardia di Finanza. A settembre dello scorso anno la notizia che le Fiamme Gialle hanno quantificato in un milione e 423mila euro l’omesso versamento da parte della Sai8 delle ritenute operate nei confronti di lavoratori dipendenti e autonomi per il solo anno di imposta 2012. Da qui, si deve presumere, la denuncia all’autorità giudiziaria dell’amministratore pro tempore che si troverà di fronte alle modifiche che, proprio a gennaio di quest’anno, sono state apportate alla normativa relativa ai reati fiscali.
Sebbene si sia parlato di una vera e propria depenalizzazione del reato, dato l’innalzamento della soglia di rilevanza penale (per l’omissione di versamenti previdenziali di importo fino a 10.000 euro è prevista solo una sanzione pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro), se l’omissione riguarda versamenti previdenziali di importo superiore a 10.000 euro, scatta la reclusione fino a tre anni e una sanzione fino a un milione di euro da poter pretendere attraverso un decreto di sequestro preventivo, anche nella forma “per equivalente”, sui conti e sui beni del responsabile.
Un ulteriore colpo alla società che si è andato a sommare alla sconfitta sia della Sai8 che della Saceccav avanti al Tar di Catania. Non solo i giudici amministrativi non hanno riconosciuto, a titolo di risarcimento danni, né i 105 milioni che la Sai8 pretendeva dagli 11 comuni per essersi rifiutati di affidarle la gestione del servizio idrico né gli ulteriori 50 pretesi da tutti i 21 comuni dell’Ato 8 per non averle consentito di eseguire le opere infrastrutturali connesse al servizio, ma hanno anche condannato le due società alle spese del giudizio: a 174mila euro la prima e a 186mila la seconda.
Anni luce da quando l’assessore regionale all’energia Nicolò Marino, ex magistrato, denunciava nel settembre del 2013 fatti clamorosi su cui, come sempre accade, è ora caduta una coltre di silenzio. Secondo Marino, ad aiutare la Sai8 a “liberarsi” di Ferdinando Buceti, commissario dell’Ato a cui si deve proprio la risoluzione del contratto con il gestore del servizio, fu addirittura un giudice del Tar di Palermo, iscritto alla massoneria, che dettò il testo del ricorso, poi naturalmente accolto, con la conseguenza che i commissariamenti vennero bloccati e lo stesso Marino fu costretto a emanare una nuova direttiva. “Circa la condotta del magistrato – riferiva Live Sicilia riportando le parole dell’assessore – saranno effettuate le dovute segnalazioni al Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa. Il magistrato in questione risulta iscritto (almeno sino al febbraio 2013) alla massoneria; pur potendo ciascun cittadino della Repubblica autodeterminarsi liberamente, ritengo da uomo delle istituzioni che un appartenente alla magistratura non possa prestare due giuramenti, uno per la Repubblica italiana, un altro per diverse entità. Giova ricordare che le vicende della Società SAI 8 si inseriscono in un complesso contesto giudiziario e amministrativo, caratterizzato da plurime segnalazioni effettuate dal Commissario liquidatore dell’Ato idrico di Siracusa, Ferdinando Buceti, presso svariate sedi giudiziarie”.
Cosa si sia fatto di questa segnalazione rimane un mistero e non essendo riferito il nome del magistrato, è impossibile per i più sapere se sia ancora in attività e se persegua eventualmente gli stessi metodi.
La Sai8 allora, comunque, rispondeva punto per punto alle osservazioni di Marino, evidenziando la linearità e correttezza del proprio operato così come dell’iter procedimentale e comunicava di aver dato mandato ai suoi legali “al fine di tutelare nelle sedi opportune sia i propri diritti che la propria immagine”.

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