Mongola a Siracusa: “Arrivata qui ero raggiante, cibo alberi fiori…”

Tutrice legale dell’associazione Accoglierete onlus. “Tutto questo al mio Paese non esiste. Lì in inverno la temperatura scende a meno 30, per questo non sopporto le persone che qua sporcano la natura, in città camminano buttando carte o altro a terra“

 

‟Vuoi sapere di me? Vengo dalla Mongolia sto qua da dieci anni e ho tre figliˮ. Chi parla, in un italiano stentato, è Savi Jamsran una tutrice legale facente parte dell’associazione Accoglierete onlus, costituitasi per tutelare i minori stranieri non accompagnati. La incontriamo alla commissione governativa mentre aspetta per l’audizione al suo tutelato da cui scaturirà la decisione su un permesso di soggiorno.

Vivono con te i tuoi figli?

‟No, il primo vive lì. Ho avuto un primo matrimonio. È stata una relazione immatura fra due ragazzini viziatiˮ.

Perché svolgi il lavoro di tutrice?

‟Bisogna dare tanto aiuto agli altriˮ.

Sei religiosa?

‟Si, tanto, la mia religione si chiama Bahá’í. Il suo scopo è l’unità del genere umano e la pace universale. Noi desideriamo l’instaurazione di una comunità mondiale in cui tutte le religioni, razze, credenze e classi si uniscanoˮ.

Ma continuiamo nel tuo racconto di vita.

‟Dopo cinque anni abbiamo divorziato. Così ho fatto la ragazza madre con due figli per dodici anni, poi ho conosciuto l’attuale marito. È di lui che mi sono innamorata, questa volta da donna maturaˮ.

È speciale da com’è ne parli.

‟È una persona tanto buonaˮ.

Come vi siete conosciuti?

‟In Mongolia lavoravo come guida turistica d’estate mentre d’inverno svolgevo il lavoro di assistente maestra in una scuola internazionale. È come guida che l’ho conosciutoˮ.

Che cosa ha significato?

‟Ho visto una persona buona e calma mentre io sono il contrario, così ci bilanciamo. Solo all’aeroporto abbiamo deciso di scambiarci le mail e abbiamo messaggiato ogni giornoˮ.

Ed è stato amore?

‟Sì grande, grande. Poi quando ho deciso di venire qua ho potuto portare solo mio figlio minorenne, l’altro maggiorenne è rimasto in Mongolia. Poi ho concepito l’ultimo da mio maritoˮ.

Come ti ha accolta la famiglia di tuo marito?

‟Fin dall’inizio mi sono trovata bene, nessuno screzio con mia suocera. Abitiamo vicini e quando c’è bisogno, sono da leiˮ.

Per questo grande amore non hai mai avuto problema?

‟Io avevo fiducia in lui e non mi sono mai pentita. Poi noi mongoli siamo abituati a vivere i cambiamenti, per noi la vita è molto duraˮ.

Sei disposta ad altri cambiamenti?

‟Sì, tranne mio maritoˮ (lo afferma con una grande risata).

Cosa ne pensi delle donne siracusane?

‟Sono poco emancipate, in Mongolia la donna è quasi alla pari dell’uomo in tutti i campi e questo è da centinaia di anni. Ad esempio, il cognome con cui siamo nati ci rimane per tutta la vitaˮ.

Questo ha creato difficoltà nei vostri rapporti?

‟Noi conosciamo le nostre diversità e un grande amore le rompe. Bisogna essere liberi per amare profondamenteˮ.

Perché pensi che qui le coppie innamorate poi si lascino facilmente?

‟Non si accettano nel cuore, non c’è profondità dentro. Oggi al mio Paese è intervenuta la globalizzazione e i giovani sono simili a quelli di qua nelle scelte immature che fanno. Però rimangono differenzeˮ.

Quali?

I figli crescono più forti, ad esempio, devono farsi i compiti e andare a scuola in qualsiasi tempo, non ci sono le mamme che li accompagnano fino a scuola e li aiutano nei compiti. Qui i genitori non li preparano alla loro futura vita, vivono solo per l’oggiˮ.

Savi si ferma a riflettere, poi guarda fuori: ‟Quando sono venuta non sai la meraviglia che ho provato. C’era dappertutto cibo. In Mongolia quasi tutto è importato dalla Cina. Poi per le strade incontravi alberi, piante sui balconi delle case. Tutto questo al mio Paese non esiste. Infatti, lì in inverno la temperatura scende a meno 30°C, è per questo che non sopporto le persone che qua sporcano la natura, in città camminano buttando carte o altro a terra senza nessun rispetto per la realtà in cui vivono, non capite l’importanza di avere un ambiente così belloˮ?

Ora Savi viene chiamata, sorridendo saluta, e con il minore entra per l’audizione.

 

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