L’ing. Di Guardo: “Il Galermi è un’opera di alta ingegneria idraulica”

Costruito dai coloni greci nel V° secolo a.C., porta ancora da Sortino alla città l’acqua che scende con una pendenza naturale da un dislivello di 133 mt facendo un percorso di circa 40 km. Le interessanti proposte di valorizzazione del CdF Belvedere rimaste lettera morta

 

Riproponiamo uno stralcio di un nostro articolo del settembre 2005 con un’intervista all’ingegnere Nino Di Guardo, profondo conoscitore del sistema idrogeologico del siracusano.

“La presenza umana organizzata nel territorio siracusano risale a oltre tremila e cinquecento anni fa, proprio per l’enorme ricchezza data dalle tante sorgive naturali che hanno origine dal letto di acque latenti che si trova ad una profondità tra i 70 e i 30 metri. Il Galermi è un complesso sistema prevalentemente intagliato in trincea, nella viva roccia, con tratti in galleria e opere in muratura. Da Sortino, alle sorgive del Calcinara – Bottigliera – alla grotta del Ninfeo, scende con una pendenza naturale, un dislivello di 133 mt, e un percorso di circa 40 km, la portata d’acqua è di 700 litri al secondo. Si tratta di un’opera di alta ingegneria idraulica tale da essere studiata nell’ambito del progetto RIADE (ricerca integrata per l’applicazione di tecnologie e processi innovativi per la lotta alla desertificazione ndr) il cui obiettivo è comprendere, affrontare e risolvere i problemi di approvvigionamento idrico in particolare nel Mezzogiorno di Italia”.

Un’opera da salvaguardare in ogni modo quindi, come ha segnalato una delibera di febbraio del consiglio di circoscrizione di Belvedere presentando un progetto che prevedeva: “la ristrutturazione delle torrette, con materiali grezzi, quali massi a secco, che ne evidenzino l’antica fattura; un’illuminazione artistica delle stesse e la sostituzione della copertura in muratura con una lastra in plexiglas, onde poter osservare l’interno del pozzetto con la sottostante acqua in scorrimento; la realizzazione, nella fascia di protezione lasciata a sterrato, di aiuole fiorite, in coesistenza con un sentiero pedonale sul lato nord e una pista ciclabile sul lato sud; l’installazione, nei punti più opportuni, di cartelli turistici e di tabelle riportanti la planimetria del percorso dell’acquedotto, le foto dei punti più significativi e sintetiche note storiche; l’installazione e l’attivazione di un artistico chiosco per le informazioni turistiche e per il ristoro dei turisti, nonché di adeguate panchine, in prossimità del tratto dell’acquedotto vicino alla porta di Dionisio e alle contigue mura dionigiane, peraltro punto ideale per godere il panorama sulla città.

Si tratta di proposte operative semplici e soprattutto realizzabili con modica spesa. C’è un diritto di tutti, e non solo di un’aristocratica elite di intellettuali, alla conoscenza: conoscere anche per poter con maggior consapevolezza difendere, come ha scritto il prof. Giansiracusa al termine di una sua relazione sull’argomento, “un monumento eccezionale di una pagina di storia della classicità ancora poco esplorata e per certi versi abbandonata. Si tratta per Siracusa di riappropriarsi della propria identità di città nata per l’acqua e sviluppatasi con l’acqua delle sue fonti e del suo mare”.

 

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