“Nel canale Galermi radici cresciute ad altezza d’uomo”

L’ing. Giovanni Magro: “Ha bisogno di manutenzione costante”. Il Genio Civile: “Presenta segni di cedimento strutturale che fanno presagire un possibile crollo”

 

La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016

Si interviene sul Canale Galermi per affrontare l’ultimo più urgente problema: un crollo di modesta entità. A farlo, ancora una volta, è il Genio Civile, a supporto della Protezione Civile che finanzia l’intervento (14/15mila euro), per sgombrare i detriti che ostacolano il libero deflusso delle acque e provvedere ai lavori di ripristino. Il servizio, secondo quanto comunicato sul sito, verrà riattivato il 7 aprile.

Ma si tratta di piccola cosa rispetto alle molte necessità della più stupefacente opera di ingegneria idraulica del quinto secolo a. C., scavato in ampia parte nella bianca roccia calcarea (da qui forse il nome: gala = bianco ermia = sorgente, ma altri ritengono il termine di origine araba: buco d’acqua), ancora oggi, dopo 2.500 anni, in grado di soddisfare le esigenze di approvvigionamento idrico di tantissimi agricoltori, se solo si eseguissero con regolarità i necessari interventi di manutenzione.

L’allarme sulle criticità del Canale Galermi, gioiello ingegneristico neanche menzionato ai turisti e ignoto a molti siracusani, si è fatto insistente nel 2015. Ha preso il via dalle segnalazioni in febbraio del consigliere Cosimo Burti, preoccupato in particolare per il danno prodotto all’agricoltura locale e alle piantagioni di papiro, “uniche in Europa”, ed è continuato con le periodiche interrogazioni parlamentari (una all’anno dal 2012 e due nel febbraio 2016) del deputato Enzo Vinciullo, il politico più attivo su questo fronte.

Eppure i finanziamenti per il Galermi ci sarebbero: 380mila euro dei fondi Pac (piani d’azione e coesione) finalizzati a fronteggiare il rischio idrogeologico del territorio siciliano (sei milioni di euro complessivi stanziati con la delibera n. 203 del 10 agosto 2015, ma i finanziamenti sono precedenti con la delibera 286 dell’8 agosto 2013… ad indicare quanto si parli e poco si faccia!).

In più, con un decreto del 23 novembre 2015, ricorrendo ad altri fondi, il dirigente generale dell’assessorato all’ambiente, il dottor Maurizio Pirillo, ha assegnato 70 mila euro al Galermi ma solo “qualora si rendessero disponibili eventuali risorse finanziarie aggiuntive e/o residue” dopo aver completato altri più urgenti interventi.

Come se quelli del Galermi non lo fossero! Questa la scheda predisposta dal Genio Civile nel segnalare lo stato della struttura: “Il canale presenta segni di cedimento strutturale che fanno presagire un possibile crollo. L’evento provocherebbe nell’immediato l’allagamento delle aree circostanti con pericolo per la privata e pubblica incolumità, e successivamente l’interruzione dell’erogazione dell’acqua con danni all’attività agricola sottesa dal canale. Occorre rifare un tratto di canale con una nuova struttura in cemento armato previa rimozione del tratto ammalorato”.

Infatti, pur se parziale, il crollo c’è stato ma ad intervenire con proprie risorse è in questi giorni appunto la Protezione Civile. A bloccare i finanziamenti regionali c’è il rimpallo delle competenze e una situazione di caos amministrativo di cui chiunque può avere piena percezione soltanto scorrendo le quattro pagine fitte di “visto” e “considerato” che accompagna, per esempio, il decreto di cui si è detto.

Per venirne a capo è necessario un paio d’ore di attenta lettura con schemino a supporto. Alla fine si intuisce che dovrebbe essere l’azienda provinciale foreste e demanio (che intanto è stata inglobata nel Dipartimento sviluppo rurale e territoriale dell’Assessorato al territorio) a predisporre il progetto di utilizzo senza però dimenticare il passaggio di competenze (formale e ancora non reale) che ha interessato il Galermi. Come ci spiega l’ingegnere Giovanni Magro del Genio Civile di Siracusa: “Con la finanziaria regionale del 2013 la gestione del Galermi è stata trasferita dall’assessorato regionale delle Infrastrutture (l’aveva dal 2005) a quello al Territorio e ambiente e poi, con il decreto presidenziale del 18 gennaio 2013, al Consorzio di bonifica 10 di Siracusa. Ma in realtà noi, data la nostra esperienza sul campo e la approfondita conoscenza del canale, continuiamo ad essere una sorta di ufficio territoriale e ci muoviamo su input degli enti titolari che siano il Dipartimento Ambientale, la Protezione Civile, o il Consorzio di Bonifica“, consorzio, aggiungiamo noi, che, nel proprio piano triennale (15/17) delle opere pubbliche, non prevede nessun intervento sul Galermi. Neanche lo menziona.

Così, nonostante alcune riunioni tra i vari rappresentanti degli enti in causa, con la partecipazione anche di alcuni politici, la situazione pare non essersi per nulla chiarita e fino a quando le risorse economiche non saranno effettivamente accreditate, non si potrà allontanare il concreto rischio di danni irreparabili al Canale. “Occorre una manutenzione costante – commenta l’ingegnere Magro -. Attualmente sono due i problemi più urgenti: la pulizia alle prese sull’Anapo, che deposita tantissimi detriti con fenomeni di interramento, e sul Calcinaro, le cui acque fortemente calcaree creano ostruzioni che dovrebbero essere periodicamente rimosse, e la frana: 3m3 di detriti che rischiavano di ostruire il canale o, se fossero stati trascinati dall’acqua più a valle, di causare un danno maggiore. Questo intervento in settimana dovrebbe concludersi, mentre per il primo si prevede l’intervento della forestale. I 70mila euro per una manutenzione che dovrebbe essere costante anche per rimuovere le radici che facilmente si formano e ostruiscono il canale. Alcune, non rimosse subito, raggiungono dimensioni considerevoli, anche ad altezza d’uomo.

Il finanziamento più corposo occorrerebbe invece per la manutenzione straordinaria indispensabile per eliminare le molte perdite d’acqua presenti lungo i circa 40 km di percorso del canale. Le infiltrazioni infatti sciolgono la malta che tiene uniti i massi ciclopici e questi, scivolando sul fango, cedono portando con sé i lastroni di copertura”.

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