Al referendum sui petrolieri votiamo SI’ con indignazione

Se vince il No o non si raggiungerà il quorum avremo fatto un grosso regalo agli speculatori che guadagnano miliardi devastando il nostro mare. Additiamo il percorso verso energie pulite e non da melma fossile

 

La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016

Renzi l’aveva fatta grossa con il suo cosiddetto sblocca-Italia in materia di trivellazioni e di concessioni alle società petrolifere. E si era attirato le giuste ire di molte amministrazioni regionali, che avevano fatto ricorso allo strumento referendario. Quindi aveva fatto retromarcia con la legge di stabilità, nel tentativo di disinnescare i sei referendum promossi dalle Regioni. Ma, procedendo all’indietro, ha inciampato su una questioncella che è stata ritenuta (dalla Cassazione) non cancellata dalle nuove norme e, dunque, da sottoporre al giudizio referendario dei cittadini. E su tale questioncella, minima in sé, siamo chiamati a votare il 17 aprile.

Vediamo di precisarla. Essa non riguarda la possibilità di trivellare il mare vicino alle nostre coste. Secondo la norma attualmente vigente non è più possibile trivellare i fondali marini entro il limite delle dodici miglia dalla costa, ma è possibile farlo a partire da qualche metro più in là. Non è su questo che siamo chiamati ad esprimere il nostro personale orientamento. Dobbiamo pronunciarci solo sulla durata delle concessioni relative ai pozzi già trivellati entro il limite delle dodici miglia. In tali impianti non ci sono più trivelle in azione: solo impropriamente nel linguaggio comune tali piattaforme di estrazione vengono chiamati «trivelle». Si tratta invece solo di piattaforme che ospitano impianti di estrazione e di pompaggio: non di trivelle. Le concessioni relative allo sfruttamento di tali pozzi (già trivellati) dovranno durare sino alla scadenza prevista nell’atto concessorio o sino all’esaurimento del giacimento?

Questa, in sintesi, la questione a cui dovremmo rispondere con un sì o con un no. Se vincesse il no (come appare improbabile) o se il referendum dovesse decadere per mancanza di quorum (come è invece probabilissimo che accada), le concessioni risulterebbero estese (senza ulteriori oneri) sino all’esaurimento dei giacimenti. Per effetto delle recenti norme varate da Renzi, il quale avrebbe così celato nelle sue trovate legislative un grosso regalo ai petrolieri.

E questo proprio mentre si impongono ai cittadini scelte di austerità, mentre si arrecano tagli alla sanità e alle prestazioni mediche, mentre si lasciano senza presidi farmaceutici costosissimi gli ammalati di epatite, come ha recentemente rivelato l’ammirevole trasmissione televisiva di Riccardo Iacona (Presa Diretta). Se vincesse il sì, le concessioni estrattive sarebbero comunque «fatte salve», cioè – riteniamo – potrebbero essere confermate, ma solo dietro pagamento da parte delle società petrolifere. Tutto qui. Su questo dettaglio dobbiamo riflettere per decidere se andare a votare e se votare sì o no: perché Renzi vuol fare un regalo ai petrolieri, prolungando la concessione sino all’esaurimento dei giacimenti?Perché i sapientoni di “Ottimismo e razionalità” minacciano perdite economiche e licenziamenti?

La vittoria del sì non impedirebbe le trivellazioni subito oltre il limite delle dodici miglia. E non impedirebbe neanche di ottenere proroghe delle concessioni (che rimarrebbero «fatte salve») per l’estrazione di idrocarburi dai pozzi già trivellati all’interno della zona di rispetto. A prescindere dall’esito referendario, in futuro i petrolieri potranno comunque trivellare oltre le dodici miglia anziché all’interno di tale limite, stabilito precauzionalmente per evitare o ridurre le conseguenze date per certe dai geologi: abbassamento della costa di qualche decina di centimetri e possibilità di conseguenti terremoti locali.

La questione rivela la grettezza dei petrolieri e il servilismo intellettuale dei loro accoliti: non vogliono rinunciare al regalo di Renzi, cioè al prolungamento (presumibilmente senza oneri) della concessione sino ad esaurimento dei giacimenti già intercettati all’interno del limite oggi esistente.

È mai possibile che si debba tollerare un tale regalo fatto alle società petrolifere? Si tratta, ovviamente, di domande retoriche, che contengono già la risposta. Anch’essa ovvia. Ma, per condividere tale risposta o per farla nostra, non basta cliccare su un tasto “mi piace”: bisogna recarsi alle urne e votare. Bisogna evitare che il referendum sia invalidato per mancanza di quorum.

Lo scotto da far pagare a Renzi.

Da un punto di vista esclusivamente civico, appare poi intollerabile che il furbastro fiorentino eviti, attraverso l’uscita laterale per la via dell’astensione, le conseguenze del pasticcio in cui si è cacciato. Troppo comodo! Deve invece toccare con mano l’alta tensione che con le sue spregiudicate manovre ha suscitato. Nel suo partito come in tutta la società civile. Deve rimanerne scottato e biscottato. Ma affinché questo avvenga, occorre promuovere consapevolezza e suscitare la giusta indignazione di tanti cittadini. Noi della Civetta ci mettiamo il nostro modesto contributo. Ma ci rendiamo conto che il potere ha imposto la sordina al dibattito sulla questione ed ha mobilitato personaggi pronti a svendere la coscienza per meno di un piatto di lenticchie. E temiamo che il quorum non sarà raggiunto. Ma ricorderemo ai nostri lettori questo ulteriore tradimento degli interessi comuni da parte del potere politico attuale. Che ci ha profondamente deluso.

La nuova rivoluzione industriale-energetica.

Ovviamente non deve sfuggirciil posto della questioncella all’interno di un mosaico più ampio: il rispetto delle competenze regionali e, soprattutto, la strategia energetica per il futuro.E qui hanno ragione da vendere gli ambientalisti. Con maggiore decisione e celerità dobbiamo puntare su energie pulite, da fonti inesauribili o rinnovabili;la tecnologia per evitare gli effetti dell’intermittenza (della fonte solare) o la variabilità (della fonte eolica) esiste già. Occorre svilupparla, incrementarla, finanziarla…

Il passaggio alla nuova era dell’energia (non fossile) costituisce una sorta di nuova rivoluzione industriale che potrà creare straordinarie opportunità di lavoro: si pensi alla necessità di rinnovare tutta la rete elettrica per adeguarla ad una produzione diffusa su tutto il territorio, mentre oggi essa è funzionale solo ad una distribuzione “a cascata” dalle grandi centrali alle utenze. Tale nuova rivoluzione industriale probabilmente risolverebbe uno dei più grossi problemi attuali, che è quello della carenza di lavoro. Inoltre, il beneficio ecologico conseguente all’abbandono di fonti fossili (che determinano inquinamento e surriscaldamento) sarebbe incalcolabile. E molte voci autorevoli ci dicono che tale conversione a scelte ecologiche è improcrastinabile. Ed a tante voci autorevoli si è aggiunta, recentemente, anche quella, autorevolissima e super partes, del pontefice Francesco, espressa nella sua enciclica «Laudato si’».

E il PD,che ha fatto di tutto per impedire i sei referendum, che ha rifiutato l’accorpamento dell’unico sopravvissuto alle amministrative di giugno (sarebbe bastata una leggina di un solo rigo per estendere l’accorpamento, già stabilito in passato, anche alla prossima consultazione referendaria), che ha osteggiato le iniziative delle Regioni referendarie (capitanate dalla Lucania a guida PD e dalla Puglia di Emilano, anch’egli del PD), che ha profondamente deluso l’elettorato ecologista delle associazioni ambientaliste, che fa ora? Dichiara di astenersi come partito? Ma sono ammattiti Guerini e la Serracchiani? E perché il bulletto fiorentino tace? Che figuraccia!

Non è possibile che la linea del PD debba essere, in fatto di energia, quella di Renzi (che impone sacrifici a chi ha bisogno di costosi farmaci salvavita ma che fa regali ai petrolieri) o quella di sciagurati “sindacalisti industrialisti”, che non vedono un centimetro al di là del loro naso (o che forse sono… addomesticati dai potenti). E non è possibile, per chiunque abbia un po’di coscienza civica, che un partito come il PD si astenga da un referendum. Dal referendum che ha provocato con le sue sciagurate scelte legislative! Proprio perché tali scelte non sono condivise da molti governatori e militanti dello stesso partito, la direzione di esso non deve pretendere di neutralizzare il referendum predicando l’astensione dal voto. Tale scelta è possibile in linea di principio, essendo contemplata anche in Costituzione, ma si rivela come una vergognosa strumentalizzazione finalizzata a capitalizzare anche l’astensione degli indifferenti al solo fine di schiacciare l’opposizione della società civile e, nello stesso tempo, anche l’opposizione politica emergente all’interno di quel partito. Appare sempre più improcrastinabile modificare l’art. 75 della Costituzione per aggiornare le regole dello strumento referendario: elevando la soglia delle firme necessarie e abolendo il quorum. Per evitare ai furbastri di rifugiarsi all’interno di scelte che vanifichino quell’importante strumento di esercizio della democrazia diretta contro le loro leggi scellerate.

A nostro modesto avviso, sarebbe preferibile che Renzi, il traditore delle ultime speranze civiche, cadesse politicamente per una sconfitta referendaria sul tema del regalo ai petrolieri e, più ampiamente, delle scelte energetiche per il futuro. Ma temiamo che gli ambienti politici a lui più contigui vogliano rinviare lo scontro al momento del referendum confermativo sulla riforma istituzionale relativa al Senato. Purtroppo, in tale occasione gran parte del mondo politico politicante opererà «pro domo sua». E tale battaglia referendaria sarà meno avvincente per i cittadini, che non hanno a cuore le poltrone. Buona riflessione a tutti.

Ciò che rimane in vigore, ciò che sarebbe cassato

La produzione legislativa attuale è fatta di rattoppi e di leggi porta-container, dove si schiaffa dentro di tutto, affinché nessuno (anche dei parlamentari) ci capisca molto. Armati di santa pazienza, cerchiamo di dipanare, da profani, la complessa questione del referendum del 17 aprile prossimo.

Il quesito referendario è questo: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “ per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”»?

Il quesito referendario consente, dunque, la possibilità di eliminare dal nuovo testo solo ed esclusivamente le seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Conviene tenerlo in mente.

Questo è il primo periodo dell’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006, che rimane in vigore: «Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9».

Il secondo e il terzo periodo (che omettiamo per evitare complicazioni) sono stati sostituiti dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)” con la seguente dicitura: «Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale».

Come si può constatare, omettendo la parte da noi evidenziata in neretto (che verrebbe abrogata in caso di vittoria del sì), i titoli abilitativi (o concessori) già rilasciati rimarrebbero operanti. Sono fatti salvi. Il che prospetterebbe qualche contraddizione rispetto al dettato del primo periodo. Ma «sono fatti salvi» è una espressione che rimarrebbe in vigore anche in caso di vittoria del sì. Dunque l’attività estrattiva proseguirebbe, in barba al dettato del primo periodo del comma 17, in quanto i titoli abilitativi o concessori “sono fatti salvi”. Semplicemente non risulterebbe estesa ope legis (e – presumibilmente – a costo zero) la durata della concessione sino all’esaurimento del giacimento. Noi non abbiamo alcuna laurea in giurisprudenza e non ci riteniamo infallibili. E non scommetteremmo più di un caffè sull’esattezza della nostra interpretazione. Ma riteniamo di non sbagliare, parlando di regalo fatto da Renzi ai petrolieri. Scandaloso regalo. Da abrogare! Sin qui la questioncella piccola-piccola, oggetto del referendum. Ma non ci sfugge (e speriamo che non sfugga a nessuno) il significato complessivo della consultazione referendaria, che va dal rispetto doveroso delle competenze regionali all’indicazione della nuova politica energetica, alla punizione di Renzi, che, dopo aver combinato un pasticcio, ha cercato di fare retromarcia, inciampando però su una questioncella di dettaglio, e che ora vuol nascondersi dietro un dito, schierando il PD per l’astensione.

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