Cettina Raudino: “Voglio dare un contributo al cambiamento”

Intervista al vicesindaco di Noto: “Non è mia intenzione togliere il potere a chi ha tanto lavorato. Non abbiamo un candidato per palazzo Ducezio, ci confronteremo ma il primo interlocutore sarà Bonfanti”

 

La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016

Assessore e vicesindaco di Noto, adesso ex: facciamo il bilancio della tua esperienza?

Un impegno totalizzante, faticoso ma appassionante. Ho messo a punto nei quasi tre anni di incarico un metodo partecipativo cercando di condividere le scelte più importanti con i cittadini e con i cosiddetti stakeholders, cioè le associazioni e gli operatori culturali. Sono partita da una visione della città patrimonio Unesco che ha perciò nella cultura il perno identitario e strategico per la sua economia. La visione è diventata progetto che ho tradotto in azioni. Man mano ho acquisito dimestichezza con la macchina amministrativa scoprendone le sue debolezze e le sue reali possibilità di performance. Oggi so come posso fare ancora meglio.

Perché ti sei dimessa? Avevi affermato di sostenere il sindaco Bonfanti…

Entrando in quota PD avevo chiesto agli esponenti del circolo locale di porre al sindaco Bonfanti – capace amministratore, ma caratterialmente poco incline al coinvolgimento dei suoi collaboratori e delle altre forze politiche nei processi decisionali, delle condizioni per avere il nostro sostegno nella nuova tornata elettorale. Si era fatto un patto, ma questo è stato disatteso, la mia voce inascoltata. Dichiarare, come ha fatto la segreteria, due anni prima delle elezioni un appoggio “senza se e senza ma”, è mortificante ed è un suicidio politico. L’affermazione del pensiero unico. Le alleanze di coalizione per me e per la parte di città che si sente da me rappresentata sono paletti fondamentali. All’appressarsi della campagna elettorale si sono evidenziate divergenze in merito. Se interessa davvero il cambiamento della politica e non il potere, si può decidere di rischiare sui numeri. Un sindaco che ha governato bene se lo può permettere e un Partito lo deve pretendere.

Ti avevano proposto di candidarti come sindaco, anche all’interno del Pd e fuori dal partito, la tua risposta?

Quando mi venne chiesto un anno fa da un’area del PD risposi no perché credevo che le mie aspettative rispetto al Bonfanti bis sarebbero state rispettate. Ripeto: mi interessa dare un contributo al cambiamento, non sottrarre il potere a qualcuno che ha lavorato tanto. Oggi sono delusa e mi sento tradita. In molti fuori dal PD mi chiedono di portare avanti un progetto politico alternativo, ora penso che mi devo preoccupare di proteggerlo e dargli continuità nel miglior modo possibile.

Quindi è nata “Passione Civile”

Si. Un movimento che si ispira all’indimenticato Corrado Sofia (scrittore, regista, esponente della politica netina negli anni ’90). Vi fanno parte cittadini attivi, molte donne, membri dell’associazionismo ambientalista e del volontariato, giovani recentemente usciti dalle file dei Giovani Democratici, ed esponenti della politica locale come il consigliere Aldo Tiralongo, l’ex vicesegretario del PD Mirko Toro. Coordinatore del neonato movimento è Vincenzo Spadaro, educatore e musicoterapista, impegnato nel volontariato con i disabili (istruttore di baskin) portavoce ne è Niccolò Salvia, studente universitario, ex GD, fondatore dell’associazione giovanile “Le Formiche del Fuoco”.

Non avete un vostro candidato sindaco, dunque chi appoggerete?

Attualmente non abbiamo un nostro candidato, seguiremo un percorso che metterà al centro di un tavolo di trattativa il confronto sul metodo di governo, il programma e le alleanze. Il nostro primo e naturale interlocutore sarà Bonfanti. A lui porremo direttamente quelle condizioni che il PD non ha posto. Poi si vedrà.

Uscendo dal PD, in quale area politica pensi di collocarti?

Attualmente, prima di preoccuparmi di una collocazione politica devo sentire fortemente la connessione con quella che un tempo si chiamava la base. Chi siamo, dove vogliamo andare, come pensiamo di dare risposte ai problemi della nostra comunità. C’è bisogno di dare più spazio ai valori e alla ricerca di nuovi metodi più che alle sigle. Detto questo, Sinistra Italiana mi sembra interessante, mi colpiscono le ragioni della sua formazione, cioè la denuncia di Melilla di una limitazione del potere delle Camere e condivido l’istituzione del reddito di cittadinanza. Ma sono incuriosita anche dall’esperienza dei Coraggiosi a Palermo che fa capo a Ferrandelli e Monastra, o da Possibile di Pippo Civati.

Ritieni che Passione Civile possa estendersi in altri Comuni in vista delle prossime amministrative?

Sarebbe bellissimo, so che nelle realtà vicine c’è molta attenzione sulle amministrative di Noto e dunque… perché no?

È stata una scelta difficile. Chi ti ha sostenuto e chi no?

Mi hanno sostenuta i cittadini, le donne e i giovani in particolar modo: i movimenti, le associazioni ambientaliste che da sempre a Noto sono ago della bilancia e che nell’impegno reale e non salottiero o da passeggio fanno la differenza. Non ho trovato ascolto nel circolo del PD netino, credo per miopia politica e per accordi predeterminati in altre sedi. Mi aspettavo un sostegno maggiore dagli esponenti di spicco, dai quadri dirigenti. Credo che da parte loro si sia sottovalutata la questione e si sia scelto di assegnare credibilità e spazio ad altri riferimenti netini. So che qualcuno si è speso nel perorare la mia causa, ma…

Delusa dal partito, dalla politica, quale speranza per il futuro?

Come sempre ad ogni frustrazione corrisponde una gratificazione. Mi sento delusa ma ho deciso di “fare un sol fagotto delle mie vittorie e giocarle a testa o croce”, ricomincio dalla Passione.

Riconosco a Renzi la qualità del leader che deve traghettare una nazione fuori dal disastro, ma la Politica, quella bella… è un’altra storia. Spero nella coscienza civile che in questi anni gli italiani hanno maturato e quindi credo nel futuro.

 

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