Dopo lo scandalo del 22 febbraio, quando in un piatto di riso e lenticchie furono viste strane presenze. Le successive minacce di denuncia per procurato allarme hanno alimentato la diffidenza e causato profondo disagio
La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016
Torniamo a parlare di refezione scolastica! Dopo l’avvio in notevole ritardo, di cui si è detto quasi un mese fa, esponendo le nostre perplessità, ecco che è di nuovo caos! Dopo quasi un mese di disservizi, ritardi e disguidi, lunedì 22 febbraio nel piatto di riso con lenticchie servito nelle mense di almeno tre degli Istituti Comprensivi di Siracusa, che si avvalgono del servizio, i docenti assistenti, i collaboratori scolastici e gli addetti al servizio mensa hanno notato delle strane e sospette presenze che li hanno spinti ad intervenire tempestivamente per impedire ai bambini di consumare il pasto che era stato appena servito.
L’amministrazione comunale, subito avvertita, ha chiesto immediatamente l’intervento del SIAN (Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione della ASP) per verificare la natura dei corpi estranei presenti nel pasto.
Dalle testimonianze raccolte abbiamo saputo che un gruppo di ispezione, formato da membri della commissione mensa e dai responsabili della ditta che fornisce il servizio, si è recato presso una delle scuole per verificare di cosa si trattasse ricevendo in consegna un piatto contenente gli strani rinvenimenti. I membri del gruppo si sono chiusi in conciliabolo in una stanza della scuola, senza consentire l’ingresso a coloro che avevano lanciato l’allarme.
Nel frattempo i genitori, avvertiti dalle maestre di quanto stava accadendo e del fatto che i bambini non avevano potuto consumare il pranzo, accorrevano nelle scuole a prelevare i propri figli e qualcuno scattava anche delle foto che inevitabilmente venivano postate sui social. Il servizio mensa è stato così sospeso per un giorno in attesa dei risultati delle analisi del SIAN e degli esiti di un’ispezione presso il centro cottura dell’impresa fornitrice dei pasti. Contemporaneamente tra i genitori si è diffuso, a torto o a ragione, il panico ed è cresciuta ulteriormente la diffidenza.
Dopo 24 ore il servizio è ripreso con le rassicurazioni dell’assessore Valeria Troia che ha affermato che “i bambini non hanno corso alcun pericolo; non ci sono rischi igienico-sanitari nell’azienda che prepara i pasti; la tracciabilità degli alimenti è certa”. Rassicurazioni che non hanno tranquillizzato i genitori che, in buona parte, nei giorni successivi non si sono avvalsi più del servizio mensa con i comprensibili disagi.
Preoccupa inoltre l’ipotesi che, se la situazione non si dovesse definitivamente chiarire, si potrebbe verificare l’interruzione del tempo pieno con la conseguenza che alcuni docenti risulterebbero perdenti posto e quindi rischierebbero di essere trasferiti.
Le proteste dei genitori sono anche state formalizzate in una lettera, indirizzata in primo luogo al sindaco Garozzo, in cui è stato ribadito il disappunto per la faccenda ed evidenziato sia che non rispondeva al vero che nessun bambino avesse consumato il pasto incriminato sia che la pubblicazione su Facebook delle relative foto non era intesa a creare allarme.
Tuttora, nonostante gli accertamenti svolti, soprattutto quelli del SIAN, e l’incontro tra i rappresentanti dell’amministrazione comunale e i genitori, non è ancora stata chiarita l’origine e la natura delle strane presenze nel piatto di riso e lenticchie e ciò ha spinto i genitori a parlare di “vero allarme sotterrato”. Intanto l’amministrazione comunale, oltre a fornire spiegazioni vaghe minimizzando sull’accaduto, ha minacciato anche di denunciare per procurato allarme coloro che hanno diffuso le foto sui socials. Così, nonostante tutto il fermento creato dalla vicenda, chi era inizialmente disposto a denunciare pubblicamente l’accaduto ha cominciato a fare marcia indietro, probabilmente temendo una qualche forma di ritorsione.
La sensazione è che si voglia mettere tutto a tacere, che si attenda che l’allarme rientri da solo e che la necessità delle famiglie, come già accade in alcune scuole, abbia la meglio sulla diffidenza.Tutto ciò contribuisce a suscitare non solo la curiosità ma anche le perplessità sia sulla qualità del servizio di refezione scolastica che sull’affidabilità della ditta appaltatrice.
Ricordiamo che dopo una lunga gara d’appalto, il servizio è stato affidato al CNS di Bologna, del cui Consiglio di sorveglianza faceva parte Salvatore Buzzi quale rappresentante della cooperativa “29 Giugno”. Il nome di Buzzi è balzato all’onore delle cronache perché coinvolto come braccio destro di Massimo Carminati, a sua volta arrestato per associazione mafiosa, nell’inchiesta “Mafia Capitale”. Tra le cooperative coinvolte nell’inchiesta e collegate al CNS si trovava anche la Legacoop di Salvatore Forlenza. È chiaro che come una rondine non fa primavera, così un consorzio di cooperative non può essere screditato per il coinvolgimento di alcune sue consociate o di alcuni suoi membri in fatti giudiziari così importanti e di così ampia portata.
Tuttavia il sospetto nasce spontaneo e l’improvvisa reticenza dei genitori nonché le minacce di denuncia per procurato allarme non fanno altro che accentuarlo e lasciare tutti con una sensazione di profondo disagio.

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