Intervista al vicesindaco, con delega alle Politiche Culturali. “Sono andato a quelli in cui sono stato invitato”, “Sull’Inda opinionisti della domenica, trombati, complottisti, pseudo-intellettuali di casa nostra”
Abbiamo intervistato il vice sindaco Francesco Italia, discutendo con lui su varie tematiche di cui in questo numero pubblichiamo solo la prima parte. Il resto al prossimo numero.
Francesco Italia, di recente il Partito Democratico ha tenuto un Forum Culturale molto partecipato (di cui La Civetta ha riferito nel precedente numero) ma tu, Assessore alle Politiche Culturali nonché vicesindaco, non c’eri. Come mai?
Ho partecipato con piacere ai due forum a cui sono stato invitato. A quello sui beni culturali non avrei potuto partecipare avendone avuto notizia solo incidentalmente e a ridosso dell’evento.
La nutrita partecipazione ai forum dimostra la voglia di proposta e confronto che riscontro quotidianamente da quando sono assessore, con migliaia di cittadini incontrati. Personalmente, considero fondamentale calare ogni discussione all’interno di un piano di realtà in cui ad ogni idea e proposta seguano valutazioni di competenze giuridico amministrative, vincoli, risorse e modelli di gestione. Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare i forum, i convegni e le varie tavole rotonde in un libro dei sogni irrealizzabili.
Nel riferire di quell’incontro, La Civetta ha rimarcato come dal percorso “Capitale Europea della Cultura”, Mantova e Pistoia si sono ricollocate come capitali italiane, mentre Siracusa (il cui Progetto comunque fu valutato positivamente)… latita. Ce lo puoi spiegare?
Il progetto di Capitale della Cultura Europea non ha superato la selezione per accedere alla finale in quanto la commissione riscontrò la mancanza di una precedente pianificazione culturale pluriennale e di investimenti strategici. Ciò non toglie che il lavoro svolto, i progetti presentati e il respiro di area vasta fossero di notevole livello e per questo confluiti prima nel progetto “Cultura in Movimento” e inseriti successivamente all’interno delle proposte per la programmazione 2014/2020. Per comprendere meglio, se pur nella necessaria sintesi di un’intervista, le sole spese per eventi proposti nell’ambito di quell’ambizioso progetto, dalla realizzazione di un convegno agli interventi strutturali, richiedono l’impiego di risorse per circa undici milioni di euro.
La scelta di non candidarsi a Capitale della Cultura Italiana significa aver compreso le raccomandazioni della commissione e voler continuare in modo responsabile a costruire le condizioni per diventare competitivi.
Parcheggio Talete. È in corso una petizione che ne chiede l’abbattimento. Qual è la posizione di questa amministrazione?
Che il Talete sia uno scempio, oggi è chiaro a tutti. Non lo era, evidentemente, alla sovrintendenza e agli amministratori che a quel tempo ne hanno autorizzato la realizzazione. In realtà esiste più di un progetto di riqualificazione del “mostro” (entrambi bocciati dalla soprintendenza!), ma io considero con favore la sfida di trasformare quello scempio in un’occasione. La ristrutturazione del parcheggio, a cui è obbligata la società proprietaria dell’ex palazzo delle poste, ce ne darà, verosimilmente, la possibilità. Là dove si vede un solaio inutilizzabile io vedo un’ampia terrazza sul mare, un terminale di accesso per turisti, un luogo di sport e spettacolo. Anche il parcheggio sotterraneo, durante i mesi invernali, potrebbe diventare “altro”, uno spazio polifunzionale in posizione strategica.
L’Inda è la nostra istituzione più prestigiosa, vanto, immagine e brand nel mondo. Eppure ogni anno assistiamo a scandali, malaffare, disorganizzazione, pressappochismo e gestione da sagra paesana. Si può salvare?
Ho troppo rispetto dell’INDA per unirmi alla schiera di opinionisti della domenica, trombati, complottisti, pseudo-intellettuali di casa nostra che ne parlano, spesso a sproposito, per meschini fini politici, per accaparrarsi pochi minuti di visibilità o un trafiletto sul quotidiano. Mi chiedo dove fossero questi “padri nobili” della cultura siracusana quando l’Inda veniva depredata, umiliata, distrutta, quando la nostra più importante istituzione cittadina toccava i punti più bassi della sua storia. Basta leggere le pagine del nostro più recente passato per capire dove fossero, quali ruoli ricoprissero e gli squallidi motivi per cui a quel tempo tacessero. Spetta al commissario un compito complesso ma decisivo: segnare una distanza rispetto a tutti quei soggetti che hanno pensato di asservire l’Inda a logiche clientelari, dando finalmente priorità al teatro, alla sperimentazione e alla formazione di livello internazionale.
In questi giorni ricorre il 50° anniversario della morte di uno tra i più illustri figli di questa città: Elio Vittorini. Lo abbiamo relegato nel dimenticatoio o questa amministrazione ha pensato di celebrarlo?
Nel 2014 abbiamo ricordato Vittorini dedicandogli un bellissimo racconto di Giusy Norcia sulla terrazza del monumento ai caduti; l’anno scorso l’amministrazione ha ospitato un “Reading” al giardino dell’Artemision, e quest’anno gli dedicheremo la settimana della cultura dal 21 aprile. Lo ricorderemo insieme ai bambini e ai ragazzi delle scuole, con flash mob e mostre, in modo semplice e compatibile con le risorse a disposizione. Il famoso Premio Vittorini costava quanto tutto il budget che l’amministrazione comunale ha oggi a disposizione per un intero anno per le politiche culturali, turismo e spettacoli! Bisogna prendere atto che i tempi sono cambiati e che la voce cultura non può essere più considerata solo in termini di spesa ma di investimento.
Quali politiche culturali in programma? C’è il calendario della prossima estate?
Credo ci sia un equivoco di fondo sul concetto di politiche culturali. Questa amministrazione sposa un’idea di politiche culturali che non limita ed identifica la cultura con la programmazione di eventi e spettacoli che pure pianifichiamo con esigue risorse e largo anticipo (è già pronto il programma 2017).
Fare cultura significa, a mio giudizio, diffondere e promuovere messaggi rivolti a soggetti capaci di innovare e di aprirsi a linguaggi trasversali. Significa ampliare il pubblico degli interlocutori e promuovere i temi dell’identità, della memoria, dell’inclusione, della sostenibilità, dell’accessibilità, della partecipazione, della legalità, della fiducia, della creatività in ogni contesto e non solo nelle sedi eminentemente culturali.
Per troppo tempo questa città ha vissuto nel culto delle proprie ceneri, ripiegata su se stessa e senza alcuna proiezione verso il futuro. Veicolare un messaggio diverso significa dare spazio a nuovi soggetti e nuovi linguaggi, significa investire sul nostro vivaio di giovani scrittori, musicisti, scultori, danzatori, attori, fotografi, operatori culturali che non hanno mai trovato ascolto. Per realizzare questo obiettivo, bisogna sforzarsi di tracciare un percorso verso una città possibile, una città in grado di rischiare e investire su se stessa, che guarda al proprio futuro senza complessi d’inferiorità, riappropriandosi della capacità non solo di celebrare i fasti di uno straordinario passato ma di produrre cultura contemporanea.
Il PD di Siracusa fra lotte interne e aperture troppo “esterne”, come lo vedi tu?
Io interpreto la politica come un servizio, una vocazione. Appartenere a un partito dovrebbe significare condividere presupposti, principi e valori comuni. Molti si oppongono senza nemmeno sapere a cosa, senza mai entrare nel merito, ma solo ed esclusivamente pensando a quale posto occupare, quando e dove. Questa non è una competizione a cui sono interessato e chi lo fa dovrebbe essere emarginato. Ci si confronta sulle idee e non sul numero di tessere; vanno valutate le azioni, non le petizioni di principio; bisogna considerare le persone e non le correnti a cui appartengono.
L’unico modo di superare pregiudizi e diffidenze è, secondo me, partire dai temi. Solo attraverso un confronto vero e aperto sulle questioni concrete, sui problemi reali e contingenti, si può riuscire a stanare le vecchie logiche spartitorie, superare l’autoreferenzialità ed aprirsi a contributi nuovi. Solo confrontandosi si può davvero capire da che parte stare.
Per questo non considero oppositore qualcuno che, pur appartenendo ad un diverso schieramento politico o corrente, esprime in buona fede posizioni, valutazioni, sensibilità differenti in modo serio e aperto. Chi lavora nell’interesse del bene comune e della città sta dalla stessa mia parte, anche se la pensiamo in modo diametralmente opposto. Con questi soggetti non solo è utile confrontarsi ma anche molto interessante. Temo, invece, il pregiudizio, la superficialità, la mala fede di quei soggetti che distorcono l’informazione e ne fanno merce di scambio, le insidiose paludi dei conservatori.
Fine 1° parte

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