“Che senso ha, dopo tre anni, disaggregare il classico dal Corbino?”

Cancellato il “polo” che avrebbe soddisfatto l’obiettivo di distinguere la dimensione liceale e quella più aperta a competenze spendibili nel mondo del lavoro. Sospiro di sollievo per il Gagini e mal di pancia allo Juvara: “E’ l’unico Istituto ad essere stato immolato”

 

La Civetta, 5 febbraio – Les jeux sont fait. O forse no. L’ultimo giro di valzer dell’assessore alla pubblica istruzione è di due giorni fa. Non abbiamo neanche avuto il tempo di riflettere sul celebrato “Polo tecnico e professionale” che vedeva uniti lo Juvara e l’Insolera e già si è celebrato il divorzio.

La consapevolezza che la fusione dei due istituti avrebbe significato per la dirigente del secondo, Maria Ada Mangiafico, lasciare il timone alla collega Giovanna Strano sarà stato come ingoiare un rospo e chissà quali leve saranno state mosse per indurre l’assessore Marziano a cambiare idea.

Una “marziana” la dirigente dell’Istituto d’arte Gagini, Simona Arnone intervistata da Aldo Castello: “La razionalizzazione della rete scolastica dovrebbe garantire autonomia ad istituti con specificità uniche nella nostra provincia e storia significativa, ma solo se si ha la certezza che per ognuno di loro ci siano le condizioni per mantenerla e per crescere nel territorio. Spero comunque che nel futuro venga data una valenza più corretta al termine razionalizzazione, che significa tener conto dei numeri degli studenti, delle strutture che li ospitano, della tipologia e unicità dei percorsi, fuori da logiche politiche autoreferenziali e a volte poco attente alle esigenze formative degli utenti, che in definitiva sono coloro che pagano le conseguenze di scelte ad oggi rivelatesi poco lungimiranti”. Nemo propheta in patria!

Dunque viene cancellato quel “polo” che, fondendo le due diverse tipologie di studi, avrebbe in qualche modo soddisfatto l’obiettivo già auspicato nel riordino avviato dal ministero nel 2010 di distinguere, nel nostro sistema scolastico, da una parte la dimensione liceale, proiettata nella prosecuzione degli studi, e dall’altra quella più aperta all’acquisizione di competenze direttamente spendibili nel mondo del lavoro, ma a cui certo non sarebbe preclusa la possibilità di approfondimenti universitari. Tocca ora allo Juvara decomporsi nel ventre dello scientifico Einaudi, almeno fino a quando altre esigenze non dovranno essere esaudite.

“Questo dunque è l’unico Istituto ad essere immolato sull’ara sacrificale di questa tornata di dimensionamento pur avendo una popolazione scolastica superiore ad altri istituti che hanno riottenuto o mantenuto l’autonomia – lamenta un docente -. Sacrificare una scuola con 60 anni di storia che ha prodotto il fior fiore dei professionisti, con un livello tecnologico laboratoriale notevole e che si è distinto negli anni per la sua attività progettuale, non mi sembra per nulla una mossa vincente per il nostro territorio”

Tira un sospiro di sollievo per averla scampata l’istituto d’arte Gagini al quale rimane aggregato l’Ipsia (un tempo dell’istituto alberghiero, che resta comunque autonomo). Forse per dar vita a un polo d’arti e mestieri? E perché invece non pensare a un binomio Gagini-Gargallo, come un tempo si era pensato e come oggi alcuni auspicano, per il polo dei beni culturali, volano di una città dalla formazione classica che potrebbe anche, su una tale nuova proposta, scommettere il proprio futuro?

“Sì, restiamo autonomi con l’unica scelta oggi possibile, sebbene non la migliore – commenta l’Arnone -. Alcuni errori hanno origini lontane, come la mancata fusione a suo tempo del Gagini con il Gargallo, ma che senso ha oggi disaggregare il classico dal Corbino dopo neanche tre anni o smembrare lo Juvara?”

Non entra nella bufera l’Istituto Rizza (gemello dell’Insolera) già accorpato, non sappiamo quanto opportunamente, con l’Istituto nautico, risorto grazie alla dirigenza di Giambattista Totis.

Ma tra i rimpasti, che sarebbe bene lasciare alla politica senza inficiare la scuola, e la ridda delle ipotesi possibili (forse più razionali e preferibili a quelle fin qui fatte), rimane in sospeso sia quale sarà la risposta del Miur, che potrebbe accettare così come avversare l’ipotesi dell’assessore, semmai anche solo confermando il numero di dirigenti scolastici e amministrativi stabilito per la regione (problema poi dell’assessorato quello di distribuire le dirigenze o di ricorrere alle reggenze), sia la legittimità delle decisioni fin qui assunte.

Le perplessità relative al ridotto numero di studenti che opta ormai per l’indirizzo classico (attualmente al Gargallo sono solo 3 le sezioni complete di questo indirizzo, una quarta ha solo il primo, il terzo e il quinto anno), già evidenziate nell’articolo dello scorso numero, sono solo un aspetto della questione, non quello dirimente. A monte è piuttosto da valutare se siano state rispettate tutte le procedure fissate dalla norma e se non vi siano stati, appunto, atti contra legem.

Punto di partenza la legge regionale n. 6 del 2000, che ha fissato i criteri a cui devono attenersi le conferenze provinciali di organizzazione della rete scolastica nella predisposizione di ciascun piano di dimensionamento, nonché i decreti assessoriali conseguenti.

Citiamo qualche passaggio significativo che riteniamo sia sfuggito: tener conto di una stabilità tendenzialmente quinquennale; non consentire cambi di aggregazione che facciano ridurre il numero di alunni delle istituzioni scolastiche al di sotto dei parametri previsti dalla normativa vigente; evitare modifiche all’assetto istituzionale che comportino soltanto un semplice riequilibrio numerico senza necessità funzionale; evitare la riorganizzazione di istituzioni scolastiche oggetto di dimensionamento o razionalizzazione negli ultimi tre anni.

Nello stesso decreto è espressa poi la raccomandazione di rilevare, quale discriminante, il trend della popolazione nonché del numero di alunni “sulla base dei nati nel triennio precedente in termini di stabilità, incremento o decremento”. Un dato del tutto disatteso, ignorato.

Segue quindi l’elenco delle operazioni ritenute possibili: la creazione di una nuova istituzione scolastica con nuovo codice da aggregazione; la soppressione cioè la disattivazione di un’istituzione scolastica; l’aggregazione di uno o più plessi che entrino a far parte di una istituzione scolastica preesistente, individuando i plessi interessati dall’aggregazione nonché l’istituzione finale già esistente che andrà a beneficiare del passaggio (esattamente la nostra fattispecie); la fusione di una o più istituzioni scolastiche che cessano di essere autonome e danno vita a una nuova istituzione con nuovo codice meccanografico assegnato dal Miur. Come si evince facilmente, non è invece contemplato il caso, assurto nella nostra provincia a regola, di disaggregazione di istituti.

Ma anche sulle procedure, cioè sui vari passaggi prescritti, il meccanismo appare imploso. La proposta sarebbe dovuta partire dai dirigenti scolastici una volta acquisite le delibere degli organi collegiali degli istituti interessati, nel nostro caso inesistenti, da comunicare poi alla conferenza provinciale.

Quindi, in base all’ultimo decreto dell’assessore Maria Lo Bello, entro il 30 giugno 2015, avrebbero dovuto svolgersi incontri territoriali tra i soggetti interessati e le forze sociali, i sindacati, per una valutazione delle effettive possibilità o necessità, con studio dei dati utili raccolti dai dirigenti degli uffici scolastici di ambito territoriale di competenza. Solo a questo punto, ma previa l’intesa con il Miur, il piano di dimensionamento può essere approvato con decreto dall’assessore regionale.

Il detto latino “intelligenti pauca” ci sta tutto, ma è necessario ancora una riflessione sugli atti “formali” che, con le ultime decisioni, se dovessero essere definitivamente confermate, si sono fatti saltare. Già in una nota diramata dall’ufficio scolastico regionale, oltre che dal competente assessorato, del 17 maggio 2012 – “Istituzioni scolastiche autonome della Sicilia, sottodimensionate rispetto ai parametri stabiliti dalla Legge 183/2011 – a.s. 2012-2013” – si riportava che il Liceo Classico “Gargallo” contava 524 studenti. Il decreto del 5 marzo 2013, firmato dall’assessore Nella Scilabra, stabiliva quindi la soppressione del Gargallo e l’accorpamento allo scientifico Corbino “che assumerà da ora la denominazione di Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “O. M. Corbino” con sede in viale Regina Margherita, 16 – Siracusa e con codice meccanografico sris02600t”. Dunque a questa istituzione scolastica, e non certo ad un istituto soppresso, è stato assegnato, con decreto del 20 marzo 2014, a partire dall’anno scolastico 2014/15, il nuovo indirizzo musicale-coreutico. Ora è l’assessore che deve dipanare la matassa, semmai prima dell’interrogazione parlamentare che da qualcuno viene annunciata.

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