Lungo 280 metri per 32 è come una portaerei incagliata sul litorale; venne pensato insieme a un tunnel sottomarino, mai realizzato, e divenne un muro orrendo che impedisce un bellissimo panorama
Lo stretto rapporto fra Siracusa e il mare è storicamente stato caratterizzante della nostra comunità per millenni, ma dagli anni ’60 del secolo scorso la speculazione edilizia pubblica e privata non ha risparmiato neanche il patrimonio mondiale costituito dall’isola di Ortigia. Intorno alla metà degli anni ‘80 si inizia a discutere di progetti che possano riqualificare la zona di levante dell’isola di Ortigia. Alcuni la immaginano come zona di approdo turistico ma proprio quando si stanno per avviare, l’amministrazione del tempo decide di intraprendere un’opera faraonica per ben 20 miliardi di lire. Si tratta di due approdi di convogliamento auto e stallo, uno sull’isola e uno sulla città nuova, collegati da un tunnel sottomarino!
Dopo pochi anni i lavori vengono bloccati, ci sono risvolti giudiziari, la realizzazione del Tunnel viene abbandonata, ma non l’idea di trasformare in cemento armato una parte di quel capitolo di spesa e così si fa un bel parcheggio!
I lavori post terremoto sono finanziati in ambito di Protezione Civile e questo rende malauguratamente le procedure più snelle, meno rilevanti le osservazioni degli organi di controllo territoriali, che ad ogni modo non risultano agli atti così attivi nell’impedire un tale scempio. In questo modo, il mostro di cemento viene costruito e dopo qualche tempo collaudato. Anche in questa fase però ci sono delle sorprese. Il solaio del parcheggio non ha le caratteristiche per consentire il carico delle auto, le dimensioni e altre caratteristiche rendono la sua messa a norma complessa richiedendo consulenze e interventi, partono idee per lo sfruttamento della terrazza ma incontrano limiti economici e costruttivi.
Siracusa, un po’ addormentata come da tradizione, si sveglia e si trova davanti agli occhi un orrendo muro di cemento armato; come è potuto succedere? ci si chiede, e ora che si fa? Che si fa con la più grande struttura in cemento armato di Siracusa? Sì, la più grande, più grande del tribunale, il Talete è lungo 280 metri per 32! Come una portaerei incagliata sul suo litorale! E si trova sulla città UNESCO e isola di Ortigia!
Anno 2006. La società che rileva il palazzo delle Poste firma un accordo che viene messo in delibera dal Consiglio Comunale che fissa in 600 mila € l’ammontare dell’azione perequativa in cambio degli oneri di urbanizzazione e modifica della destinazione d’uso, da onorare in opere di riqualificazione della zona antistante al palazzo stesso.
È bene precisare che, ferma restando la somma, il Comune sceglie come e cosa riqualificare in quell’area, e il consiglio sceglie di intervenire sul Talete. Tale ammontare di “lavori” viene riconfermato nei primi mesi del 2014, così come la destinazione. Infatti, il Comune prepara un nuovo progetto di riqualificazione che prevede lavori di intonacatura interna e pavimentazione, ascensore e spazzolatura del cemento, lavori – è bene precisare – in linea con quanto previsto in passato, ma forse (come tenteremo di dimostrare) ad oggi non più opportuni rispetto ad altre possibilità. La proposta alternativa. Parte dalla considerazione che il parcheggio coperto Talete necessita per la sua fruizione di ben tre strade più due corsie interne. Un enorme spreco irrazionale di spazio, suolo tutto utilizzabile, invece, per un ampio parcheggio aperto e con altrettanto spazio per un lungomare attrezzato. La copertura ecomostro viene demolita, i posti auto vengono traslati nello spazio attualmente sprecato per le strade di servizio al Talete e al posto della struttura chiusa si realizza il lungomare fruibile per svago e balneazione
Ma la vicenda dell’ecomostro non finisce qui. A causa del perseverare delle amministrazioni degli anni ’90 nel procedere alla realizzazione delle opere malgrado lo stop nei confronti del folle tunnel sottomarino di collegamento, la Regione siciliana ha aperto un contenzioso che proprio recentemente sembrerebbe condannare il comune di Siracusa a restituire i 20 mld di lire concessi per un collegamento via di fuga ma spesi per un parcheggio! I giornali riferiscono di possibilità che si possa trovare un accordo, ad esempio assegnando la concessione del parcheggio alla Regione stessa. Ebbene, la nostra proposta di demolizione della copertura, mantenendo un elevato numero di posti auto, non intralcerebbe neanche questa ipotesi che, stando alle ultime notizie, sembra poco probabile. Le stime di massima per l’intervento proposto, ma ben rappresentative della spesa da sostenere per realizzare l’opera, sono state fatte da professionisti e ditte specializzate, perizie che con normali oscillazioni dimostrano la fattibilità dell’opera con una cifra vicina a quella a disposizione per il semplice restyling proposto dal Comune.
Firma anche tu per la petizione a favore della demolizione dell’ecomostro costituito dalla copertura del parcheggio Talete. Restituiamo un lungomare attrezzato con parcheggio aperto a Siracusa città UNESCO, non sprechiamo altre risorse, decidiamo insieme, per noi e per le generazioni che verranno.

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