Chi ideava la tolda di un veliero, chi un parco, chi esporre reperti

Negli anni sull’ecomostro sono stati presentati progetti, premiati architetti ma poi tutto è rimasto come prima. E ora si pensa di abbatterlo, è più facile e chissà che lo spazio non serva a un altro porto turistico

 

Probabilmente paga lo scotto della sua nascita: da subito un progetto rivelatosi demenziale, e truffaldino, per il quale ogni tanto, anche a distanza di vent’anni, qualcuno si alza a chieder conto, materialmente la restituzione di quanto arbitrariamente speso. Brutto anatroccolo della città, ciclicamente gli si dedica attenzione per trasformarlo in cigno o buttarlo dalla rupe Tarpea.

Ma qualcosa di intelligente si era pensato. Nel 2002, a quattro anni dal suo completamento (!), l’equipe dell’architetto Carlo Truppi, docente della facoltà di architettura di Napoli, progettò di farne la tolda di un veliero, ancorata là dove le evidenze archeologiche hanno segnalato i resti di un antico cantiere navale di epoca ellenistica. Vele realizzate con tensostrutture e oblò, creati in corrispondenza degli archi del parcheggio. Poi, sulla spianata, varie strutture per il gioco dei bambini e spazi espositivi per iniziative culturali.

L’architetto Truppi, vincitore del concorso, fiero dell’aiuto di “professionisti che si sono visti all’opera con il Bouburg di Parigi, con Renzo Piano”, negò che costasse due miliardi di lire – “l’immagine è ardita ma il materiale usato è tradizionale, locale, non ha costi proibitivi” ci disse -, garantì sulla tenuta dell’opera nel tempo, offrì il proprio supporto, e commentò: “Strano che prima, in sede di concorso e di esame delle proposte, si manifesti la volontà di arrivare a una conclusione e poi, al momento della realizzazione, senza motivi veramente ostativi, si cambi idea: come un corteggiatore che per 5 anni ti fa la corte e poi, arrivati al dunque, si tira indietro”.

Il sindaco Visentin era di altro avviso: per soli 150 milioni “un piccolo parco, 15 chioschi, una zona gioco e spettacoli, una passerella in legno che colleghi a piazza Cesare Battisti, a quello che diventerà una specie di mercato arabo, aperto anche di notte”. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: il clou, le panchine cuoci uova quando l’estate si fa rovente.

E nell’attesa di Russotti, di cui si parla da sempre, nel 2008 è la volta di diversi progetti di riqualificazione urbana per cui spendere 23 milioni di euro di cui il comune “non può disporre a causa di ritardi burocratici e del patto di stabilità” (Visentin). Tre gli architetti premiati: Jorge Garcés, per la nuova stazione marittima nel Porto grande, Francesco Taormina, per i Calafatari, e Tomaso Monestiroli, per l’area del parcheggio Talete. Come soluzione per la riqualificazione del Talete “un doppio muro che funga da nuovo grande fondale urbano, opponendosi alla grande cesura del parcheggio e riscrivendo l’intorno dalle diverse angolature. La grande parete è pensata per diminuire la separazione tra città e mare creando nuovi scorci e inquadrature. Nell’intercapedine del muro sono collocati i reperti archeologici rinvenuti nel territorio: “luogo, memoria nella memoria in un cortocircuito continuo di rimandi e visioni antiche e nuove, il muro aspira a diventare parte della città, appartenente alla comunità. Proprio dove è stato realizzato il parcheggio Talete, incurante del mare e della città, il muro riporta in primo piano i caratteri di un luogo attraverso quello che è stato ritrovato, i reperti, e la visione tra il mare e la città che dai ponti-passerelle trovano una nuova espressione”. Di 10mila € il premio assegnato.

Insomma il Talete come ispiratore di nuove sperimentazioni progettuali che noi profani possiamo solo ammirare non certo concepire, che neanche immaginiamo possibili. Certo, è più facile abbattere, cancellare, anche nascondendone le utilità. Semmai poi, domani, dov’era il Talete costruiremo un altro approdo turistico.

 

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